Il governo Conte anti UE perché segue la logica dei migliori economisti?

Chiamano il governo Conte ‘anti UE’ perché chiede alla Germania di rivedere la propria politica monetaria. Ma è la ricetta dei migliori economisti…

di Patrizio Ricci – pubblicato su The Debater

Già nel 2012  il premio Nobel per l’economia  Krugman, diceva riferendosi alla crisi finanziaria in Europa “…  nulla è stato fatto per rimuovere le vere radici del problema, anzi si è aggravata la situazione elevando la fiscalità e aumentando così la crisi di liquidità”.
L’alternativa Krugman al suicidio economico – proseguiva Krugman – “sarebbe l’uscita dall’euro, e il ritorno alle valute nazionali”, e se questo per molti è inconcepibile, “proseguire sulla strada attuale, imponendo sempre più severe austerità a paesi che stanno già soffrendo una disoccupazione da grande depressione, è veramente inconcepibile”. Consigliava in alternativa, “politiche monetarie più espansive, accettare un’inflazione leggermente più elevata e mettere in atto aiuti da parte della Germania verso i paesi più deboli”. Solo così – egli aggiungeva – ci sarebbe stata  qualche speranza di ripresa”.

Sono passati 6 anni da allora. È sotto gli occhi di tutti che l’Unione Europea non ha altra ricetta per uscire dalla crisi, se non imporre come unica misura, l’equivalente economico di quella “pace cartaginese” che la Francia cercò d’imporre alla Germania, dopo la Prima Guerra Mondiale.
Ma allora perché ci si ostina a perseguire la stessa politica draconiana? Risponde l’economista Bagus spiega nel suo libro ‘The Tragedy of the euro’: l’euro è stato creato per salvare le élite politiche e finanziarie che di fatto sono già al potere e certe politiche danneggerebbero Francia e Germania.

Vediamo di fare chiarezza: la centralizzazione europea è stata fortemente voluta dal governo francese per diminuire lo strapotere del marco tedesco e come strumento per imbrigliare l’unificazione europea, rimanendo centrale. La moneta doveva anche servire per abolire gli stati nazionali e far perdere autonomia ai vari paesi enfatizzando la posizione francese. In sostanza, l’attuale fisionomia europea è stata fortemente voluta dalla Francia per controllare la potenza tedesca. La Germania, da parte sua, ha ritenuto utile l’avvento dell’euro perché necessario per la riunificazione, giacché le imprese esportatrici tedesche avrebbero beneficiato di una valuta più debole rispetto al marco.
Naturalmente, la strategia adottata è del tipo ‘win-win’: la Germania ha accettato il progetto ma a patto di far eseguire all’euro le regole tedesche. La svalutazione del marco è stata remunerativa per la Germania (mentre per noi è accaduto l’inverso).

È noto che il nostro paese si è trovato improvvisamente di fronte a rigide regole di bilancio con un debito del 132% rispetto al PIL e ci è stato chiesto di rientrare dentro il 60%. Va da sé la privazione dell’autonomia sulla politica monetaria, insieme alle regole di austerity e di privatizzazione, ci ha progressivamente impoveriti.
Nello stesso tempo, la Germania ha lucrato su un surplus delle esportazioni ed ha moltiplicato la propria economia del 400%. Pur essendo privilegiata, Berlino non ha rispettato i suoi obblighi ma ha usato gli stati europei del sud dell’Europa per far pagare i propri debiti, reinvestendo invece il proprio surplus commerciale al proprio interno o al di fuori dell’Europa.

Quindi le invettive politiche che l’opposizione va lanciando continuamente ogni giorno sull’attuale governo, appaiono veramente surreali. La critica si svolge ad un livello innaturale mentre viene evitato l’argomento sostanziale: il progetto europeo è diventato un altro, rispetto a quanto pensato dai padri fondatori. Inoltre, l’opposizione centrista ha per anni  perso tempo prezioso pensato di far ripartire l’Italia dentro gli stessi schemi e con la stessa mentalità di chi i problemi li ha creati. Perciò per anni per non confliggere con i paradigmi imposti dall’Unione Europea, hanno tentato di colpevolizzarci, negando che l’industria italiana ha perso il proprio vantaggio competitivo a causa dell’euro e delle politiche europee di austerity. Si è anche negato che dall’entrata dell’Euro, l’Italia ha affrontato la più lunga crisi recessiva della sua storia.

Ora se per proporsi e spiegare la propria politica, si ha bisogno di mentire, come si può credere che il centro realmente abbia difeso la democrazia nel nostro paese, quando la verità ne è il primo presupposto? Numerosi economisti di fama mondiale come il premio Nobel per l’economia Krugman, Stiglitz ed altri sono concordi su un fatto: la moneta unica attuata prima di pensare una unione politica condivisa è stata un disastro economico e ha bisogno di essere riformata. È nient’altro ciò che da anni sta ripetendo il nostro Paolo Savona, che è stato brutalmente scartato come ministro dell’economia, dal presidente della Repubblica Mattarella.

La domanda è semplice: come si può immaginare di rialzare la testa senza accettare di porsi in una prospettiva più ampia che accetti di criticare, riformare e guidare le forze devastanti che sono in opera nel contesto globale in cui viviamo, a cui l’insipienza dell’eurogruppo ha dato campo libero? Ebbene, questo problema nelle critiche dell’opposizione non viene neanche sfiorato. I governi centristi ‘europeisti’ vedono come con scandalo ogni altra entità politica che si frappone al proprio progetto utilitaristico ed ideologico di Europa. Eppure, anche se in questo quadro fosco l’europeismo non c’entra, le opposizioni sono chiamate in modo denigratorio ‘populiste’ e vengono persino stanziati milioni euro dei fondi comunitari per combatterle (perdonatemi un insight: non è novità, i fondi comunitari sono spesi correntemente – tra l’altro – anche per far progredire nelle nostre società concezioni che non attengono alla ‘civiltà europea, come i ‘ nuovi diritti delle persone’).

C’è anche un altro aspetto che non emerge nei dibattiti politici a cui comunemente assistiamo: l’Unione Europea è stata fortemente voluta dagli Stati Uniti in funzione antirussa: è più facile influenzare un singolo governo centrale che stati autonomi che di volta in volta prendono autonomamente le proprie decisioni. Da qui ne discendono le sanzioni adottate acriticamente e giustificate dal mantra dell’invasione della Crimea avvenuta dopo il colpo di stato in Ucraina della Nuland, effettuato ‘manu militari’.

È chiaro che l’occupazione della Crimea non è il problema ma la conseguenza di altre azioni aggressive.  Allo stesso modo, i media asserviti non dicono mai e poi mai che le élite europee hanno creato un sistema antidemocratico, dove vige una Commissione Europea non eletta da nessuno ed un presidente della Commissione che necessariamente deve essere gradito alle multinazionali, alle banche ed ai vari ‘think thank’ prevalenti. Lo stesso Papa Benedetto XVI nel libro “Senza radici. Europa, relativismo, cristianesimo, Islam” scritto con il senatore Pera ne ricordava le ragioni spirituali e politiche. Segno che un problema c’è ed ha bisogno di essere corretto. Ed allora perché l’Unione Europea sarebbe non riformabile!?

La coalizione della Lega e del M5S  sta cercando semplicemente di provare qualcosa di diverso alla luce di un problema di fondo riconosciuto e prospetta una soluzione. Questa soluzione semplicemente può essere riassunta nella strategia di investire piuttosto che abbandonare l’economia ai suoi creditori. Il contratto di governo prevede nient’altro che tasse più basse adottando la stimolazione  keynesiana degli investimenti. In tutto questo non c’è nulla di eretico: è la stessa ricetta adottata anche in Ungheria  che ha abbassato le tasse (flat tax) al 16% (oggi al 15%) dal 44% che erano, con ciò spingendo i consumi. Ed ha alzato l’IVA al 27%, aumentando così le tasse indirette. Insieme ad altre misure, il premier Orban ha risollevato l’Ungheria che era in fallimento, con la spirale austerity-debito/PIL solita. Oggi viaggia al 4,3% di PIL, con un deficit/PIL sotto il 3% e inoltre ha ridotto il debito dall’80,9% al 77% dove ovunque in Europa invece è aumentato. Ha ridotto il debito estero, ha aumentato le riserve valutarie. Tutto questo in un’Europa dove la crescita è asfittica e cresce solo il debito. L’Europa nel 2015 ha detto con forza non avrebbe funzionato ed ha minacciato.

Lì ha funzionato, … perché qui non dovrebbe!?

Print Friendly, PDF & Email