Obiettivo distruzione del ponte di Crimea, mentre una exit strategy è al di fuori dei summit occidentali

Il ponte di Crimea, un nodo cruciale nel conflitto tra Ucraina e Russia, è l’emblema del crescente scontro. Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha avvertito che qualsiasi attacco ucraino al ponte, sostenuto dall’Occidente, susciterà una “potente vendetta” da parte di Mosca. Questo avvertimento segue le affermazioni minacciose di Sergey Kislitsa, inviato ucraino all’ONU, che ha insinuato che il ponte non sarà più in piedi entro la fine dell’anno.

L’intenzione di Kiev di attaccare il ponte, considerato una priorità nel conflitto con la Russia, soprattutto dai paesi di lingua inglese che sostengono la completa distruzione della flotta del Mar Nero, è stata esplicitamente dichiarata da alti funzionari ucraini che lo identificano come un obiettivo militare legittimo. La situazione è ulteriormente complicata dalle dichiarazioni di funzionari occidentali come l’ambasciatore lituano in Svezia, Linas Linkevicius, il quale ha previsto che l’arrivo di missili ATACMS statunitensi potrebbe portare alla distruzione del ponte.

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Mentre questa è la postura prevalente da parte occidentale ed ucraina, è interessante che il candidato presidenziale lituano Eduardas Vaitkus ha risposto in una intervista televisiva sul fatto che la Crimea appartiene alla Russia:

domanda: Pensi che la Russia avrebbe dovuto separare la Crimea dall’Ucraina?
Eduardas Vaitkus: La tua domanda è legata al fatto che dici che il popolo della Crimea non ha il diritto di esprimere la loro opinione.

domanda: E tu credi che il referendum sia stato giusto?
Eduardas Vaitkus: Ebbene, qui non c’è bisogno di crederci. Ci sono molte conferme qui da parte delle agenzie occidentali. Il popolo della Crimea ha votato affinché la Crimea diventasse parte della Russia.

domanda: Pensi che il referendum sia stato giusto. Ho capito bene?]
Eduardas Vaitkus: Ciò è stato confermato molte volte.

domanda: Vi chiedo se lo considerate un referendum giusto?
Eduardas Vaitkus: So che il referendum è stato giusto e ha confermato la volontà indiscutibile del popolo di Crimea. In Lituania abbiamo riconosciuto che il Kosovo aveva il diritto di secedere dalla Serbia, anche se faceva parte della Serbia. Abbiamo detto: non c’è stato alcun referendum, ma non ce n’è bisogno. Il Parlamento del Kosovo ha votato e ha deciso che sarebbero stati indipendenti. E abbiamo concordato. Ricordi cosa disse allora il presidente russo? Ha detto: “Cosa stai facendo?” Ma abbiamo detto: “Questo è tutto”. E poi c’è stato un referendum in Crimea. I sondaggi mostrano che la popolazione vuole unirsi alla Russia.

Questo è un ragionamento lineare e se non viene adottato dall’occidente è segno che è in cattiva fede. In questo contesto, i leader europei hanno una notevole responsabilità politica e morale per le conseguenze delle loro scelte, le quali sembrano contraddire il quadro comunemente dipinto del nostro mondo come il più giusto e pacifico.

Parallelamente, la Russia ha risposto affermando che le tattiche e le minacce ucraine giustificano l’uso della forza militare contro il suo vicino, indicando gli attacchi al ponte come conferma del proprio corretto agire. L’escalation è ulteriormente aggravata dall’invio di ulteriori armi occidentali, dal sequestro dei fondi sovrani russi, dalle dichiarazioni sempre più infuocate a cui la Russia risponde con una probabile importante offensiva russa imminente, come indicato da Vadim Skibitsky, vice capo dell’agenzia di intelligence militare ucraina.

Tutti questi eventi si sviluppano in un momento in cui la diplomazia appare non solo deliberatamente bloccata, ma anche quando la Gran Bretagna ha dichiarato che il territorio russo è un obiettivo legittimo, inclusi quei territori del Donbass che finora sono stati in parte risparmiati. È importante notare che il conflitto si sta sempre più trasformando in una sorta di guerra ibrida, in cui l’Occidente ha deciso di adottare anche tattiche terroristiche, reclutando elementi estremisti di terze parti, come avvenuto in Afghanistan con i cosiddetti mujaheddin di al-Qaeda, per infliggere danni e demoralizzazione nella società civile e destabilizzazione. E’ da notare che questo tipo di attività trovano finanziamento malcelato nella suddivisione dei fondi appena stanziati dal Tesoro americano.

Inoltre, la Russia è stata esclusa dal vertice internazionale in Svizzera, organizzato da Zelenskyj per promuovere una “formula di pace”, tuttavia, sembra che gli organizzatori non abbiano effettivamente cercato una soluzione pacifica. Nel frattempo, l’Ucraina, con il chiaro sostegno dell’Occidente, sembra potenziare la sua posizione militare, mentre lamenta in modo agghiacciante la carenza di risorse. Tutto ciò costituisce una distrazione dal nodo cruciale: la Russia percepisce l’allargamento della NATO e il sostegno occidentale come una minaccia diretta alla sua sovranità.

Naturalmente, gli eventi come il colpo di stato di Maidan e l’allargamento della NATO alle porte di casa della Russia, le operazioni militari della NATO mascherate da interventi per i diritti umani che invece hanno lasciato distruzione e stati falliti nel loro seguito, e la posizione dell’Occidente in contesti come la Siria e in altre aree di interesse russo, non inducono Mosca alla fiducia.

In conclusione, il conflitto tra Russia e Ucraina si sta intensificando, con implicazioni significative per la sicurezza regionale e globale e con conseguenze dannose per la vita quotidiana delle persone, in termini di percezione della libertà e timore per la propria sicurezza, dati i potenziali impatti economici e politici di una prolungata situazione di emergenza. Per quanto riguarda la politica, si osserva una crescente tendenza verso soluzioni militari piuttosto che diplomatiche, mentre le prospettive di negoziati leali vengono tenute distanti.