Un Papa che non teme lo scisma potrebbe causarne uno

Ritorniamo sulla conferenza stampa del papa fatta sul volo di ritorno dall’Africa. In particolare, sulla questione della sua mancanza di timore per uno scisma. Riprendo come spunto di riflessione per tutti il punto di vista del giornalista e scrittore americano Phil Lawler pubblicato su Catholic Culture

Eccolo nella  traduzione di Sabino Paciolla.

“Non ho paura degli scismi”, ha detto Papa Francesco ai giornalisti durante la sua ultima conferenza stampa sull’aereo.

Beh, io ce l’ho. E ho paura di OGNI Romano Pontefice che non ha paura di dividere la Chiesa universale. (Stampatello mio, ndr)

Il che significa che, sì, ho paura di papa Francesco.

Mentre ci dirigiamo verso il Sinodo amazzonico, ci sono numerose indicazioni che il Papa e i suoi alleati utilizzeranno l’incontro per spingere verso un’altra serie di cambiamenti drammatici nell’insegnamento e nella disciplina della Chiesa. È disposto a rompere con i nostri padri nella fede; è disposto a rompere con i suoi fratelli. Temo che il Papa sia determinato ad andare per la sua strada, indipendentemente dal costo per l’unità della Chiesa.

Come ho notato di recente, nelle ultime settimane abbiamo visto segni inquietanti di un nuovo atteggiamento ai vertici del Vaticano: la volontà di sopprimere e licenziare i critici del Papa senza nemmeno la pretesa di gentilezza. Questo approccio aggressivo – forse un tentativo di assicurare un cambiamento irreversibile nel poco tempo a disposizione – è stato esposto quando il Papa ha risposto a una domanda di Jason Horowitz del New York Times, sulle critiche che il Papa ha incontrato da parte dei cattolici americani.

Horowitz ha introdotto la questione dello scisma, chiedendo se questo preoccupasse il Pontefice. Ma non ha suggerito che si trattasse di una minaccia imminente. Ha riconosciuto che alcuni cattolici americani sono “molto critici”, ma ha fatto notare al Papa che sono stati “alcuni dei suoi alleati più stretti che hanno parlato di un complotto contro di lei”. Così il giornalista del [New York] Times ha fatto risalire l’attuale discussione sullo scisma alla sua giusta fonte. Non sono i critici del Papa a suggerire una rottura; sono i suoi alleati che sostengono che ogni critica, per quanto mite, per quanto rispettosa, per quanto logica, è una minaccia all’autorità del Papa e un attacco all’unità della Chiesa.

Nella sua risposta a Horowitz, Papa Francesco ha detto chiaramente che accetta l’analisi dei suoi alleati della scena americana. Accetta l’assurda lettura dell’attualità americana fatta dal suo amico padre Antonio Spadaro, che considera il conservatorismo americano come la più grande minaccia all’agenda papale, e insiste sul fatto che “c’è una campagna di disinformazione contro Papa Francesco che collega gli interessi americani e russi”. Accoglie con favore l’opera dello scrittore francese Nicolas Seneze, che vede un complotto conservatore americano contro il Papa. Crede ai suoi consiglieri quando spiegano che ogni critica alle sue affermazioni e alle sue politiche sulle questioni dottrinali – l’Eucaristia, il ruolo indispensabile di Gesù Cristo nella salvezza, l’indissolubilità del matrimonio, il sacerdozio maschile – sia davvero una cortina fumogena, un pretesto, perché i critici sono davvero interessati solo a portare avanti un’agenda politica conservatrice.

Nella sua lunga e digressiva dichiarazione, il Papa non ha risposto alle domande di Horowitz se avesse imparato qualcosa dai suoi critici, o se avesse in programma di dialogare ulteriormente con loro. Invece ha offerto una riflessione disarticolata sulla critica, sostenendo di accogliere sempre critiche oneste e accennando al fatto che i suoi critici americani sono ipocriti, che portano avanti la loro agenda nascosta. L’affermazione del Papa era così lontana dalla realtà della situazione che è difficile dire se sia stata segnata dalla slealtà o dall’illusione – o forse da entrambe le cose.

“Prima di tutto, la critica aiuta sempre, sempre”, ha detto il Papa. All’inizio del suo viaggio in Africa, un portavoce del Papa aveva detto che Francesco è “onorato” dalle critiche. Ora lo stesso Papa ha detto a Horowitz: “Io traggo sempre beneficio dalle critiche” e “una critica giusta è sempre ben accolta, almeno da me”. Davvero? Avendo trattato le questioni vaticane durante tutto il pontificato, non ricordo un solo caso in cui papa Francesco abbia risposto pubblicamente e gentilmente a qualsiasi critica, su qualsiasi argomento. Ma posso facilmente ricordare dozzine di occasioni in cui si è scagliato contro i suoi critici, rappresentandoli come farisei e ipocriti, “dottori della legge”, rigidi e senza carità.

“Fare una critica senza voler sentire la risposta e senza entrare in dialogo è non voler bene alla Chiesa”, ha continuato il Papa. Ma è lui che ha rifiutato di rispondere ai suoi critici più famosi, i quattro cardinali che hanno presentato i dubia. Quattro principi della Chiesa hanno sollevato interrogativi su questioni dottrinali vitali, e lui ha rifiutato di rispondere. Quando l’arcivescovo Viganò ha lanciato la sua aspra denuncia del Pontefice, Francesco ha promesso che non avrebbe detto “una sola parola” in risposta, pur contestando il carattere dell’arcivescovo. Quando i vescovi americani hanno chiesto una spiegazione del coinvolgimento del Vaticano nello scandalo McCarrick, il Papa aveva promesso un’indagine completa – ma un anno dopo, tale relazione non è emersa. Quando il cardinale Müller ha espresso preoccupazione per le dichiarazioni papali, il Papa lo ha bruscamente licenziato dal suo ruolo di miglior guardiano vaticano della dottrina; più recentemente ha licenziato il cardinale tedesco definendolo comecome un bambino.

Queste non sono le parole né le azioni di un leader che accoglie critiche oneste. Sono segni rivelatori di una volontà di calpestare la critica. E poiché provengono da un Pontefice che ha contemporaneamente mostrato la volontà di credere che potenti forze americane stanno complottando contro di lui, possiamo probabilmente aspettarci di vedere ulteriori segni di ostilità papale nel corso di quest’anno, quando i vescovi degli Stati Uniti faranno le loro visite ad limina a Roma.

Mentre concludeva la sua sorprendente dichiarazione, papa Francesco ha finalmente espresso un po’ di simpatia per i suoi critici, perché stanno attraversando un periodo difficile, e ha concluso dicendo: dobbiamo accompagnarli con mitezza. Un momento difficile, sì; questo è un eufemismo. Ma come possiamo davvero credere che il Papa abbia intenzione di accompagnarci gentilmente – [cioè] che in realtà non ha intenzione di continuare a ignorare le nostre preoccupazioni, a mettere in discussione le nostre motivazioni, a denunciare le nostre convinzioni?

Papa Francesco non ha paura di una divisione nella Chiesa. Io sì. Ecco perché ho timore di questo Papa.L’articolo Un Papa che non teme lo scisma potrebbe causarne uno proviene da Il blog di Sabino Paciolla.

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