Perché il ricatto BCE è già iniziato: o fate come diciamo noi o “…lasceremo che i rendimenti sui titoli di stato italiani aumentino”.

Dal blog ‘voci della Germania’ che segue la stampa tedesca traducendo articoli di politica economica, segnalo questo interessante articolo circa la volontà della BCE di fare terrorismo finanziario nei confronti dell’Italia. Questo avviene mentre nel nostro ancora qualcuno dice che Mattarella ha difeso la Costituzione dal ‘populismo’: ma è davvero così!? E tanta fiducia incondizionata verso l’Unione Europea , è veramente ben riposta? Dai ripetuti segnali e dalle esternazioni di questi giorni sembra che no. la fiducia non è ben riposta ed il pericolo non è ora al nostro interno.
Comunque non è detto lo scenario  paventato, si avveri. Esso sarà frutto di precise volontà politiche. Dato che l’articolo è del 26 maggio , probabilmente chi lo ha scritto non poteva immaginare che con la nascita del nuovo governo, lo spread è sceso. Vedremo in seguito come leggere questo dato. Rimangono comunque le minacce dai vertici della BCE. Come ne potrà uscire l’Italia? La risposta è una sola: cominciare ad avere una politica italiana dignitosa, votata all’interesse degli italiani e smetterla di fare il ‘passacarte’.

Vietato Parlare

I cosiddetti “media di qualità” tedeschi nei giorni scorsi hanno parlato del presunto atteggiamento ricattatorio italiano, ma il vero ricatto probabilmente è già in corso ed è quello della BCE. Le parole, nemmeno troppo velate, di Vítor Constancio lo confermano e il copione sembra essere lo stesso della crisi greca del 2015. Ne parla Paul Steinhardt su Makroskop 
Nel mio ultimo contributo ho espresso la speranza che la BCE non si lasci piu’ strumentalizzare politicamente “dalla Germania e dagli altri falchi del deficit”. Le dichiarazioni in arrivo dagli ambienti della BCE e la crescita dei rendimenti sui titoli di stato italiani a 10 anni fanno tuttavia temere che la BCE, come è già accaduto in Grecia, intenda dettare la politica di bilancio ad un governo eletto democraticamente.
Proprio nell’ultima „Financial Stabilty Review” (FSR) di ieri è contenuta la dichiarazione secondo la quale la “condotta di bilancio” di alcuni paesi con un elevato rapporto debito/pil potrebbe avere degli effetti sui rendimenti dei titoli di stato dell’area dell’euro. E’ noto che il rapporto debito/PIL italiano, pari al 132% del PIL, nell’eurozona è superato solo dalla Grecia. Si tratta di una minaccia per niente velata da parte della BCE nei confronti del nuovo governo italiano: se non proseguite con l’austerità, allora lasceremo che i rendimenti sui titoli di stato italiani aumentino.
Il vicepresidente uscente della BCE Vítor Constancio conferma, in maniera non proprio diplomatica, la mia interpretazione in questo passaggio della FSR:
“Italy should keep within EU rules on its fiscal policy. That’s the message.”
Che questa affermazione non sia una vuota minaccia lo dimostra il confronto fra Germania e Italia sull’andamento negli ultimi 6 mesi del differenziale di rendimento dei titoli a 10 anni.

Naturalmente i media mainstream e la casta politica neoliberale dell’eurozona preferiscono interpretare la divergenza dei rendimenti come una preoccupazione e un avvertimento del “mercato dei capitali”. Poiché BCE e Banca d’Italia tramite l’acquisto dei titoli di stato italiani possono influenzare i rendimenti a piacere, l’attuale differenziale di rendimento del 2% è chiaramente identificabile come un attacco politicamente motivato da parte di una BCE non legittimata democraticamente nei confronti di un governo eletto dalla maggioranza degli italiani.
La BCE in questo modo cerca di affondare i tagli fiscali e tutti i provvedimenti di politica sociale annunciati, che fra le altre cose comprendono un reddito di base per tutti i disoccupati, con l’argomento che i piani sarebbero in contrasto con gli obiettivi di bilancio dell’UEM. Non sorprende in questo contesto che ad esempio la Spagna tra il 2009 e il 2016 abbia registrato un deficit di bilancio compreso fra l’11% e il 5%. Ancora una volta viene dimostrato che non sono solo gli obiettivi di deficit ad essere arbitrari per i paesi dell’UEM, ma che è il sistema nel suo complesso ad essere arbitrario.
La caratterizzazione dell’euro come di una “prigione”, fatta da Paolo Savona, attualmente in discussione come nuovo Ministro dell’Economia e delle Finanze, viene ancora una volta confermata da questo modo di operare. Resta solo da sperare che la democrazia italiana possa uscire da questa prigione alla svelta.

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