La Nuland spaventa il Niger con la Wagner

Victoria Nuland, consigliere del Segretario di Stato americano per gli affari mediorientali, è giunta il 7 agosto a Niamey, capitale del Niger, per colloqui con i rappresentanti del Consiglio Militare. Le è stato negato un incontro con l’ex presidente Bazum detenuto, così come con il generale Abdurahman Tchiani, ex capo del Consiglio nazionale per la salvezza della patria. Il suo principale interlocutore è stato il capo di stato maggiore delle forze armate del Niger, nominato dalla giunta, Moussa Salau Barmu, e tre colonnelli che lo sostengono.

Durante le trattative durate due ore, è stato chiesto il rilascio immediato del presidente Mohamed Bazum, della sua famiglia e di tutti coloro che sono detenuti in relazione al tentativo di presa del potere incostituzionale. Secondo la Nuland, Washington ha offerto modi per ripristinare l’ordine democratico nel Paese, ma i ribelli “hanno mostrato scarso interesse”.

Nonostante l’appello degli Stati Uniti a “ripristinare l’ordine democratico”, i ribelli hanno rifiutato la richiesta. Nuland ha sottolineato il rischio che le relazioni con il Niger siano in pericolo e ha menzionato la minaccia rappresentata dal gruppo Wagner.

Durante le riunioni, ha avvertito i vertici militari dei pericoli di un’alleanza con la Russia e tutti l’hanno derisa, chiedendole chi si crede di essere per decidere per loro gli amici e i nemici”.
https://www.barrons.com/news/top-us-official-says-held-difficult-talks-with-niger-coup-leaders-3826f36c

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Matthew Miller, capo del servizio stampa del ministero degli Esteri americano, ha riferito che Nuland, durante l’incontro con i militari del Niger, ha evidenziato il possibile rischio di perdita di assistenza militare ed economica per il Paese, che potrebbe arrivare a centinaia di milioni di dollari.

Ciononostante, i ribelli hanno respinto l’appello degli Stati Uniti a ripristinare l’ordine democratico, nonostante Nuland abbia chiarito che le relazioni con il Niger sono in gioco. Ha anche sollevato “la minaccia rappresentata dal gruppo Wagner”. Ma la stessa giunta ha richiesto aiuto alla Wagner, già presente in Niger (finora solo con poche unità nella capitale).

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dipendenza commerciale di paesi terzi dall’Africa

La possibilità di un intervento militare di ECOWAS si fa più difficile

L’ostinazione delle nuove autorità del Niger sembra aver portato l’ECOWAS a riconsiderare la decisione sull’intervento militare. Inoltre, Mali e Burkina Faso hanno annunciato il loro sostegno al Niger in uno scontro armato contro la Comunità economica dell’Africa occidentale, su spinta della Francia. Questo ha portato l’ECOWAS a discutere con urgenza la necessità di ottenere un mandato appropriato dalle Nazioni Unite per un’operazione militare, sollevando la questione se António Guterres autorizzerà l’uso della forza militare in Africa, potenzialmente innescando un conflitto panafricano.

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paragonare i fatti, i fatti parlano: due pesi e due misure

Il futuro rimane incerto. Un incontro tra i leader dei paesi dell’ECOWAS è in programma nei prossimi giorni per prendere una decisione finale. Si dovrà decidere se impegnarsi in una coalizione militare contro il Niger, il Mali e il Burkina Faso, con conseguenti gravi perdite umane, o optare per sanzioni senza ricorrere alle forze militari.

La seconda opzione sembra essere preferita, specialmente dalla Russia, che vede opportunità per stabilire collaborazioni politiche ed economiche con la troika africana.

Maria Zakharova

Reazione della diplomazia russa

La portavoce del ministero degli esteri russo Maria Zakharova: “Nuland pensava che con il Niger si potesse fare lo stesso che con l’Ucraina, comprarlo con panini in un sacchetto di plastica è sciocco” [l’allusione alla Nuland che nel 2014 distribuiva panini ai ribelli di piazza Maidan è chiara NdR]”.

Considerazioni

Naturalmente, ritengo che i colpi di stato non rappresentino una situazione auspicabile né di successo per nessuna nazione. Tuttavia, è essenziale affrontare le questioni di sovranità e ripristino dell’ordine costituzionale con un’analisi approfondita, specialmente in contesti di paesi che sono stati storicamente “aggrediti”, colonizzati e sfruttati, come spesso accaduto nei paesi africani.

In molti di questi paesi i colpi di stato sono purtroppo un fenomeno frequente, che crea un paradosso intriso di contraddizioni evidenti.  La necessità di stabilire e preservare un governo legittimo e democratico deve considerare le complesse sfumature storiche, sociali ed economiche di queste nazioni, poiché la lotta per la sovranità autentica è profondamente connessa alla loro storia di oppressione e alle sfide attuali.

Ciò che risulta altamente contrastante è il fatto che un funzionario di stato come Victoria Nuland, la quale si presenta come “mediatore” in Africa, in uno dei paesi più impoveriti e sfruttati (ad esempio, l’uranio è estratto senza compensazioni dalla Francia, che detiene la proprietà delle miniere), sia la stessa persona che ha giocato un ruolo significativo nel regime change in Ucraina (quello che è successo in Ucraina nel 2014 è il rovesciamento di un governo eletto democraticamente ed il sovvertimento della democrazia parlamentare con un’insurrezione).  Non ci possono essere argomenti seri su questo. Secondo gli standard esistenti della democrazia ucraina, Viktor Yanukovich è stato eletto liberamente ed equamente. Su questo non c’era e non c’è discussione. Il suo partito, il Partito delle Regioni, è stato eletto come il più numeroso della Verkhovna Rada (il parlamento ucraino). Fu cacciato dall’incarico e dal paese, e il suo partito fu effettivamente rovesciato in parlamento da un’insurrezione armata.).

Per un’analisi più approfondita del mio punto di vista e dei miei sentimenti, vi incoraggio a guardare il video successivo. Questo filmato si svolge in un altro paese africano, l’Uganda. Tuttavia, emergono le stesse contraddizioni e la situazione si ripresenta, delineando chiaramente un approccio che si ripete.

Quello che risulta inequivocabilmente evidente è come le nazioni democratiche e progredite traggano vantaggio dal continente africano. Questa prospettiva va al di là delle azioni eroiche compiute da singoli o piccoli gruppi di individui, come ad esempio la coppia di italiani autori di questo video:

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