Global Voices: “Il movimento della gilet gialli in Francia: due punti di vista diversi ma complementari per capire”

Il movimento dei gilet gialli [it] ha avuto inizio a ottobre 2018, molto prima dell’appello alla mobilitazione del 17 novembre. Quella che molti pensavano essere solo una protesta passeggera, va avanti da più di due mesi. Ciò che molti pensavano essere semplicemente l’espressione della frustrazione causata dal prezzo del carburante si è evoluta in una protesta contro le diseguaglianze della società. Quello che molti pensavano essere un movimento non strutturato potrebbe essere pilotato, attraverso i social network, da alcuni gruppi politici russi  interessati a indebolire l’Europa.

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Per comprendere meglio questo movimento, abbiamo chiesto a Yannick S e Carolina R di rispondere alle domande di Global Voices. Yannick fa l’ingegnere di laboratorio a Parigi, e partecipa attivamente al movimento dei gilet gialli da ottobre. Carolina  fa la consulente nelle Ardenne ed è una collaboratrice  di Global Voices. Anche lei segue da vicino l’evoluzione del movimento fin dai suoi inizi.

Global Voices (GV): Il movimento dei gilet gialli vuole essere apolitico: qual è stato l’obiettivo di partenza e quali sono gli obiettivi, a questo stadio del negoziato?

Carolina (CR): Fin dall’inizio, malgrado le loro rivendicazioni, ho avuto la sensazione che il movimento dei gilet gialli fosse soggetto ad una certa tendenza politica. Un’inclinazione inevitabile per un movimento che si definisce “popolare” o “del popolo”. Dovendo vivere in una cittadina francese ubicata in una regione spesso definita “zona disastrata”, ho potuto realmente percepire la sincera disperazione della popolazione.

Ad esempio, la comunità agricola e gli operai lavorano duramente, ma sono sempre stati sotto rappresentati e mal rappresentati. Le famiglie delle comunità rurali se la sono cavata senza l’intervento del potere centrale, del governo, e hanno provveduto da sole al loro benessere fino al massimo delle loro possibilità. La mancanza di opportunità e di un’attenzione appropriata le hanno spinte verso fallimenti, disoccupazione e suicidi.

Yannick S (YS): Il movimento è iniziato in seguito ai continui aumenti di prezzo del carburante. Alcuni cittadini (Priscillia Ludosky, Eric Drouet, Jacline Mouraud…) hanno lanciato l’invito a manifestare e a firmare delle petizioni in rete, e oggi i gilet gialli (GG) sono in strada dal 17 novembre.
Ma le rivendicazioni di molti vanno ben al di là del semplice problema del potere d’acquisto. Il movimento è molto più profondo di così. I GG vogliono che le diseguaglianze sociali che durano da decenni (e anche di più) cessino, e vogliono avere più controllo sulla propria vita, per questo hanno organizzato, tra le altre cose, un referendum di iniziativa popolare.

GV: Secondo voi, qual è la ragione principale della frustrazione dei manifestanti? Pensi che la posizione del governo sia giustificata?

CR: Sento spesso dire che il movimento è nato dall’esasperazione generale, che le persone della classe medio bassa sono stufe di essere considerate dal governo alla stregua di mucche da cui mungere soldi, mentre il governo favorisce i ricchi in ogni modo. A mio avviso la ragione è molto vaga, ma penso che, in generale, il governo attuale non abbia tenuto fede alle promesse fatte in campagna elettorale.

Sull’ambiente, ad esempio. Poter contare su un idealista come Nicolas Hulot [it], che in passato aveva rifiutato offerte di incarichi ministeriali, era un fiore all’occhiello per l’amministrazione ma, per qualche ragione, Hulot e alcuni altri hanno dato le dimissioni [en] dall’incarico, cosa che spinge ad interrogarsi sulle dinamiche in atto all’Eliseo. Sono certa che le promesse elettorali non mantenute non siano una novità in Francia, le abbiamo già viste nelle amministrazioni precedenti, ma il populismo odierno, indipendentemente dalla sua inclinazione a sinistra o a destra, ha fatto esplodere la bomba sociale che stava già ticchettando.

Quando il presidente ha parlato alla nazione, dopo le ondate di protesta, la situazione era già diventata troppo complicata. Mi è sembrato che il suo discorso sia riuscito a calmare un po’ il movimento, che aveva bisogno di essere riconosciuto dal capo dello stato, ma non credo che lo fermerà.

YS: In effetti, la gente non ne può più di lavorare tutta la vita per una miseria, mentre vede una ristretta élite guadagnare facilmente milioni o miliardi, per di più esentata dal pagare le tasse grazie al governo. I francesi, per la maggior parte, non sono fannulloni, non sono affatto invidiosi, né vogliono essere miliardari. Vogliono semplicemente vivere, e non sopravvivere. Purtroppo viviamo in un mondo folle governato dal denaro, in cui ci hanno sempre insegnato che per vivere bisogna lavorare, anche quando questo implica commettere azioni spregevoli.

La posizione del governo non è assolutamente giustificabile, per me. Un presidente sprezzante, che si rifiuta di parlare al suo popolo, che propone alle forze dell’ordine un bonus di fine anno per controllare i suoi cittadini, che osa contrapporre GG ed ecologia (mentre il suo attuale bilancio sull’ambiente è lontano dall’essere favorevole), è chiaramente del tutto disconnesso dal suo popolo. Anche durante il suo discorso dell’11 dicembre, sembrava che il presidente fosse una macchina priva di emozioni. Come molti altri GG, penso sia indispensabile cambiare l’attuale sistema, che ci ha portati a distruggere la Natura, e quindi a smarrire noi stessi.

GV: Il movimento è in corso da diverse settimane; a questo punto, quale potrebbe essere un risultato accettabile per i gilet gialli e per il governo?

CR: Attualmente è la quinta settimana di manifestazioni e proteste di piazza (anche se la campagna ha preso il via molto prima) e il governo sta tenendo un incontro con i rappresentanti del movimento. È un buon inizio. Lunedì scorso, il presidente ha parlato di come il governo intende rimediare “all’emergenza economica e sociale”. La questione ora riguarda i risultati e le tempistiche. Solo il tempo ce lo dirà, per il momento.

YS: Onestamente, non lo so. Un significativo aumento del potere d’acquisto potrà forse essere sufficiente per alcuni, ma altri, compreso me, vogliono soprattutto che il popolo riprenda in mano il suo destino. Un cambiamento radicale del sistema è necessario. A marzo del 2017 ho partecipato alla marcia per la VI Repubblica, ed eravamo in molti a volere, per esempio, il rovesciamento della V Repubblica [it], come chiede una parte dei GG.

GV: Ci sono stati atti di violenza e feriti da entrambe le parti. Quale lettura date di questi avvenimenti?

CR: Se il governo è giustificato a contenere le proteste in assetto da guerriglia urbana? No. I gas lacrimogeni sono disumani e violenti. Personalmente, sono contraria all’uso di gas lacrimogeni, a maggior ragione in una protesta pacifica. I lacrimogeni vengono utilizzati troppo, e troppo spesso. In una cittadina come Charleville-Mézières, sono stati lanciati gas lacrimogeni contro dei teppisti intenti a devastare deliberatamente dei beni pubblici, nonostante fossero presenti alcune persone capitate lì senza alcuna intenzione distruttiva. Ho notato che a Parigi le autorità applicano il metodo del “fermo e perquisizione”, a mio avviso migliore come mezzo per arginare una situazione che potrebbe diventare violenta.

YS: Ci sono stati centinaia di feriti e otto morti dal 17 novembre, e questo è molto triste. I mezzi messi in atto dalle forze dell’ordine sono stati esageratie, su numerosi video ripresi dai manifestanti, si può vedere che sono le forze dell’ordine ad aver cominciato le aggressioni. Si dice anche che alcuni agenti si siano infiltrati tra i GG. Vediamo. Io non sono un violento, ma capisco perfettamente come mai alcuni se la siano presa con i simboli dell’oligarchia finanziaria, come Starbucks o le banche.

GV: Cosa ne pensate del fatto che personaggi come Philippot, Bruner e perfino Donald Trump si siano pronunciati in favore del movimento? Cosa vorreste dire a queste persone?

CR: Questo è il problema del movimento dei gilet gialli. Dato che poggia su questioni sociali ed economiche, non può essere apolitico e ha attratto i politici populisti come api al miele. Il movimento per loro rappresenta una pubblicità gratuita, un’occasione perfetta per restare in auge fino alle prossime elezioni.
Ho visto fino a che punto l’estrema e ultra sinistra, così come la destra, volevano travisare a loro vantaggio il movimento e la sua narrazione, diffondendo false informazioni sui gruppi Facebook locali dei gilet gialli. E quando la gente è arrabbiata, nessuno si preoccupa di verificare e demistificare i fatti. Trovo che sia piuttosto triste. Un movimento che avrebbe potuto essere un vero richiamo all’unione tra le persone, si è trasformato in qualcosa di così divisivo.

YS: Queste persone non mi interessano affatto. Il movimento dei GG non desidera essere associato ad alcun partito politico.

GV: Circolano molte notizie inventate e malevole su entrambi i fronti, come fate a distinguere il vero dal falso?

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CR: In generale, non partecipo ai forum, credo che discutere con persone in collera sia una perdita di tempo. Ma ho l’abitudine di condividere i link alle notizie verificate, per demistificare le notizie false (fake news).

YS: In effetti è molto difficile vagliare le informazioni, soprattutto su internet. Ho evitato di condividere diverse notizie postate da amici su Facebook, per esempio, rivelatesi false dopo una verifica. Per avvicinarsi alla verità, bisogna confrontare diverse fonti: i media ufficiali (che, ricordo, non vanno creduti sulla parola), i media alternativi, i siti ufficiali dei governi, delle istituzioni europee o mondiali… A seconda dell’argomento trattato (scientifico, storico…), mi capita di rivolgermi a siti universitari, MOOC, canali Youtube… Anche leggere i commenti di alcune persone può rivelarsi molto utile. In breve, a volte richiede un’infinità di tempo, ma è il prezzo da pagare.

GV: Cosa prevedete per le settimane a venire e per la risoluzione di questo conflitto nel lungo periodo?

CR: Penso che la situazione andrà calmandosi, in particolare con le feste di Natale e la sparatoria terrorista del mercato natalizio di Strasburgo. Ma il movimento, anche se non si vedrà più per le strade, non sparirà. Si manifesterà sotto altre forme tramite altre proteste. Il gilet giallo ora è un emblema che unisce chi protesta.

YS: Francamente, nessuno può davvero prevedere cosa succederà. C’è la possibilità che il movimento si calmi durante le vacanze di Natale, ma questo non cambierà nulla nella motivazione dei Gilet Gialli . La gente tornerà [in piazza] l’anno prossimo, se necessario. Personalmente, mi auguro il risveglio dei cittadini di tutto il mondo.

GV: Un messaggio che vorreste far passare ai lettori di Global Voices:

CR: Ogni volta che leggo sui media non francesi una notizia sui gilet gialli, ho l’impressione che manchino i dettagli, le sfumature. Ho letto un articolo che lo dipingeva come parte del movimento contro la ‘tassa verde’. Un altro, come una protesta anti Macron. In realtà, non è così semplice come lo si vorrebbe credere. Ha molte più sfumature di quanto descritto dai media. Si tratta dei francesi, dei loro problemi quotidiani e del loro avvenire. Esistono manifestazioni più pacifiche di quelle violente riportate dalla TV e riprese dalle videocamere.

YS: Non abbiate paura di questo movimento, che prima di tutto è pacifista. I GG sono semplici esseri umani come voi, che vogliono che tutti noi possiamo vivere finalmente in serenità. Il cammino è ancora lungo, ma siamo sempre di più a volere un mondo migliore, che sia grazie ai GG18 o a qualche altro movimento come quello degli Indignati. Il movimento dei GG (o qualunque sia il suo nome) dovrebbe essere mondiale. Prendetevi il tempo di farvi la vostra opinione personale.

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