Un interessante spin-off dall’ESA

Pensare alle missioni spaziali del futuro comporta anche dover pensare a dei sistemi di riciclo dei rifiuti il più possibile a ciclo chiuso, in modo tale da ottenere degli ecosistemi autosufficienti per gli equipaggi impegnati in missioni spaziali esplorative a lunga durata, sia nello spazio profondo che sulle superfici di altri pianeti.

Il progetto MELiSSA (Micro-Ecological Life Support System Alternative) dell’agenzia spaziale europea, dal 1989 mira a sviluppare la tecnologia da impiegare in un sistema di supporto vitale rigenerativo da sfruttare in missioni spaziali abitate a lunga durata; ad oggi, MELiSSA è un consorzio composto da una trentina di organizzazioni di tutta Europa.

Una delle più diffuse e fondamentalmente errate critiche che vengono rivolte agli investimenti che governi ed istituzioni oramai da decenni fanno nelle tecnologie e nelle scienze spaziali, riguarda le ricadute tangibili effettive per la vita di tutti i giorni.
Come sappiamo, le scienze spaziali oltre a dare frutti negli specifici campi di ricerca ed in quelli affini, offrono anche degli spin off che, quasi per definizione, molto spesso trovano applicazioni anche nei più disparati ambiti applicativi.

E’ proprio il caso delle tecnologie legate al progetto MELiSSA, che già ora sono mature per offrire immediati benefici alla sostenibilità ambientale del Pianeta.

L’impianto pilota a circuito chiuso di MELiSSA in funzione presso l’Autonomous University of Barcelona (C) ESA

I monaci della birrificio trappista La Trappe Abbey, con l’intento di rendere il loro processo brassicolo più sostenibile, hanno scelto proprio la suite di tecniche sviluppate per il volo spaziale, per rinnovare i propri impianti produttivi al fine di riciclare più acqua possibile. Infatti, quando verrà terminato, il sistema dovrebbe essere in grado di ridurre l’impiego di acqua utilizzata per produrre birra del 80%.

Il birrificio olandese produce quasi un milione di metri cubi di acque di scarto all’anno, e grazie alle tecnologie legate a MELiSSA, questa quantità di acqua non verrà più inviata al depuratore municipale ma verrà utilizzata per irrigare i terreni coltivati dai monaci e per la pulizie delle bottiglie di birra prima dell’imbottigliamento.

Il nuovo sistema recupererà e purificherà l’acqua utilizzando delle membrane prima di impiegare dei fotobioreattori per azotarla. Circa 3000 specie di batteri e di altri organismi, incluse delle piante, entreranno poi in gioco per dare avvio al processo di purificazione. Il sistema aiuterà inoltre il birrificio a ridurre il consumo di elettricità.

“Abbiamo applicato in questo caso la nostra esperienza e gli sviluppi tecnologici in una fabbrica, ma essi potrebbero essere facilmente incorporati in un hotel o in altre strutture,” ha spiegato Christophe Lasseur, della Life Support and Physical Sciences Instrumentation Section dell’ESA.

Il programma di ricerca MELiSSA, tramite la chimica, la biologia e le innovazioni meccaniche , ha già fatto progressi nella purificazione dell’acqua in Marocco ed ha sviluppato dei bioreattori per la crescita di nuovi farmaci. Da cinque anni è attivo un impianto per il riciclo dell’acqua in Antartide, ed in Spagna, a Barcellona, un progetto pilota sta testando il sistema al massimo delle capacità con un sistema completamente chiuso e sostenibile per dei topi.

Il progetto attuato presso il birrificio La Trappe è stato finanziato dal programma di ricerca ed innovazione Horizon 2020 dell’Unione Europea, ed è stato premiato per il 2018 dal Ducth Councils of Municipal Water.

Fonti: ESA; AstronautiNEWS; Cronache di Birra    





Source link