San Charbel: altre meraviglie del grande santo eremita del Libano

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mar+Charbel+ingresso
“Il Signore non gli rifiuta niente,
perché San Charbel
non gli ha rifiutato nente”.

 

Il Calendario liturgico pone la memoria di San Charbel il 24 luglio; molte comunità nel mondo la celebrano nella terza domenica di luglio con grande devozione per suo potere di intercessione presso Dio. La lista dei miracoli e delle grazie ottenuti da fedeli di tutte le confessioni implorando San Charbel è impressionante. San Charbel ha passato gran parte della sua vita nella preghiera, umiltà, ascesi e obbedienza in un povero eremo a Annaya, un piccolo villaggio situato sopra la città di Jbeil-Byblos in Libano. Più volte, nelle sue apparizioni, il santo dice: “Colui che mi vuole trovare, venga a incontrarmi in questo posto con fede, fiducia e soprattutto senza il minimo dubbio.”
 
di Jean Claude e Geneviève Antakli, scrittori-biologi
Siamo poca cosa sulla scala del tempo! A Byblos (Libano), più che altrove, quando ci si siede all’alba sulla cresta di un muro divisorio che separa due mondi, di fronte al Mediterraneo… Da un lato, rovine del diciannovesimo secolo “prima di Gesù Cristo” … in compagnia di Abramo! Re Ibb Schmon Abi regnò quindi su Gebel Al Arak, cioè il Medio Egitto in Mesopotamia, e fu proprio a Byblos che fu trovata la sua tomba intatta che conteneva il suo scettro, la sua ascia , il suo pettorale … Dall’altro, 2000 anni dopo, Gesù: “E quando venne la pienezza dei tempi, Dio mandò il suo Figlio, nato da una donna, nato soggetto alla legge, per riscattare coloro che erano soggetti alla legge”, secondo San Paolo nell’Epistola ai Galati. Assalti di tutte le civiltà in questa Terra Promessa da cui si erge e di cui non si potrà mai dire abbastanza, che i Cristiani erano lì, molto prima dell’arrivo dell’Islam, in città radiose come Damasco, Antiochia, Alessandria e tutto questo sullo sfondo del bacino del Mediterraneo.
Che cosa dunque è successo, in modo che l’Islam trionfante venuto dall’Arabia abbia fatto uno sfondamento spettacolare in 3 continenti, fermando i suoi eserciti solo a nord a Poitiers, dove Carlo Martello si è distinto nel 732?  Come furono i primi sette secoli di cristianesimo? Possiamo ammettere oggi che le nuove cristianità, oppresse dalla Chiesa di Bisanzio, schiacciate dalle tasse e perseguitate per oscure dispute teologiche, abbiano accolto come fratelli questi nuovi convertiti alla dottrina di Maometto dal 636? Forse anche loro soffrirono nel IX secolo la separazione tra la Chiesa d’Oriente e quella d’Occidente a Roma che portò alla conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi nel 1453, che isolò la Chiesa d’Oriente e la costrinse a un cauto ritiro su se stessa.  Forse, infine, nel sedicesimo secolo, l’arrivo dei missionari latini, determinato, nonostante la dominazione ottomana a stabilire un ponte tra Roma e l’ortodossia, portò alla creazione delle Chiese Uniate; frammentando, dividendo la Chiesa orientale in frazioni, alcune delle quali ripristinarono la comunione con la Chiesa cattolica, pur mantenendo il loro rito originario. Al posto dell’unità, questi latini hanno scavato e allargato i fossati involontariamente.
Mentre prendevamo la strada di Annaya, in una mattina del novembre 2018, abbiamo ricordato tutte le discussioni con i nostri amici di diversi riti che ci siamo scambiati spesso. I cristiani orientali oggi si sentono indeboliti, ridotti nelle proprie risorse, specialmente da quando l’Occidente che li proteggeva, e in particolare la Francia, si è scristianizzato e scristianizza il mondo con una civiltà contraria ai loro valori. Dobbiamo ricordare loro che la loro unica forza viene da Dio? Che con la ricchezza teologica, cristologica dei loro grandi santi, dei loro grandi pensatori e filosofi, essi sono questo lievito, questo tesoro in vasi d’argilla! “Ho visto,” dice San Paolo, “ed è per questo che ho parlato.”
È perché crediamo che parliamo ancora e ancora, con milioni di pellegrini che ogni anno vengono dai quattro angoli del pianeta per radunarsi sulla tomba di questo grandissimo santo libanese, san Charbel Makhlouf, per ottenere attraverso la sua intercessione le grazie che il Signore gli accorda in abbondanza. In questa vita di mortificazione e fedeltà, egli si è offerto per la redenzione di un mondo, per ottenere le grazie che ha richiesto e che chiede ancora oggi, per tutti quelli che lo implorano. San Charbel continua ad intercedere per noi, in Libano, in Medio Oriente e ovunque lo preghiamo.
Questi ultimi miracoli ai quattro angoli del globo ce lo ricordano.
mar+Charbel+ermitage
Miracolo No. 31: Signora Maya Sami Francis
(Registrato come tale negli archivi del Monastero di Annaya da Padre Luis Matar nel 2018)
La signora Maya è nata nel 1981 ed è madre di tre figli. Emigrata in Pennsylvania (USA) racconta le circostanze della sua malattia in questi termini: “Due anni fa mi è stato diagnosticato un cancro al seno, sono stata operata e durante la mia convalescenza ho pregato ardentemente san Charbel, affinché potesse guarirmi. Nella notte mi appare in un sogno, mi dà dell’incenso e mi assicura che mi ha guarito. In precedenza, non avevo tenuto nessuno informato, né della mia malattia né di questa apparizione, perché stavo aspettando il mio ritorno in Libano, per annunciare a tutti i miei parenti la guarigione predetta dal venerabile santo.
Ma poche settimane dopo il mio intervento, insorgono dolori lombari insopportabili che mi spingono a tornare dal mio medico di famiglia. Mi prescrive nuovi esami e mi propone un trattamento fisioterapico che si rivela inutile e inefficace. La mia salute si deteriora bruscamente e sono portata d’urgenza all’ospedale della Pennsylvania. Il dottore mi dice che i miei esami sono allarmanti, che preludono l’inizio della paralisi totale, la mia colonna vertebrale è profondamente colpita da un cancro che si sta diffondendo. Più seriamente, due vertebre sono completamente danneggiate a tal punto che la radiografia mostra solo dei buchi bianchi. È necessario sostituirle con 2 protesi metalliche, il che implica un nuovo intervento chirurgico.
Dopo aver ascoltato la cattiva notizia, mio ​​nipote Charbel Francis mi chiama dal Libano e mi propone di pregare insieme per telefono nello stesso tempo. L’appuntamento è fissato ed eccoci separati migliaia di chilometri, uniti nella preghiera, quando improvvisamente San Charbel mi appare di nuovo, ma questa volta di persona: “Io sono con te, non farti operare!” Mi ha detto!
Nonostante la disapprovazione di tutto il personale medico dell’Ospedale della Pennsylvania, Maya Sami Francis lascia l’America, accompagnata da suo marito, per il Libano il 9 ottobre 2018 (anniversario della proclamazione del santità di San Charbel). Il suo chirurgo è convinto che non arriverà mai in Libano, tanto è compromessa la sua prognosi vitale. Una volta sull’asfalto dell’aeroporto Rafic Hariri di Beirut, Maya viene spinta su una sedia a rotelle. Cinquanta pellegrini libanesi sono tutti d’accordo per andare direttamente al monastero di Annaya per pregare con lei per la sua guarigione. Quando arrivano verso mezzanotte sul piazzale del monastero tutte le porte sono chiuse.
Maya, esausta, chiama i suoi cugini del Libano e suo nipote per ottenere le coordinate di padre Luis Matar. Egli stesso contatta padre Luis per spiegare l’urgenza della situazione: sua zia è ai piedi della statua di San Charbel, sul piazzale del monastero di Annaya con 50 pellegrini in preghiera. Padre Luis Matar, che dormiva, non esita un secondo e il tempo di indossare la sua tonaca ed è al capezzale di Maya con incenso e olio santo che unge sulla fronte della malata.
Proprio mentre padre Luis Matar sta per benedire la donna che non conosce su una sedia a rotelle, Saint Charbel fa nuovamente la terza apparizione. Maya sa in questo momento che è guarita. Si alza, articola le braccia e le gambe, muove il suo collo paralizzato fino ad allora, ritrova la sua voce, inizia a cantare e danzare sotto lo sguardo sbalordito dei suoi amici pellegrini e dei suoi cugini che sono accorsi!
Il giorno seguente, dopo una notte insonne, piena di gioia e felicità, Maya Sami Francis torna sul luogo della sua miracolosa guarigione per ringraziare Padre Luis Matar e chiedergli di registrare la sua guarigione. Padre Luis non dubita della sincerità di Maya, ma le consiglia di andare all’ospedale più vicino per sottoporsi a esami medici per autenticare scientificamente la causa miracolosa della guarigione. Può scegliere tra il prestigioso American Hospital di Beirut o l’ospedale più vicino, il North Hospital di Tripoli. Il dottor David Wahbé, che avrebbe dovuto seguirla durante questo periodo transitorio in Libano, la indirizza all’Ospedale universitario di Tripoli. Tutti gli esami radiologici e le indagini confermano una guarigione totale con una prova sbalorditiva: le 2 vertebre cervicali, che erano praticamente disintegrate, sono state rigenerate in modo scientificamente inspiegabile!
Il 19 ottobre, ossia dieci giorni dopo il suo arrivo in Libano, Maya, accompagnata da suo marito, dal fratello e dal nipote, torna ad Annaya nel monastero di San Charbel per registrare la sua guarigione miracolosa con padre Luis Matar, archivista di tutti i miracoli di Saint Charbel nel mondo, con tutti i suoi rapporti medici in mano.
san+Charbel+tomba
Miracolo No. 32: Signora Micheline Chahine Hindi
Micheline è nata a Zahle (Libano) nel 1970, moglie di Nabil Wadih Khater, madre di due figli, vive a Jdita. Soffre di molti disturbi gastrici senza conoscere l’origine della sua malattia e si affida al Signore chiedendogli di aiutarla a sopportare le sue sofferenze e se possibile di guarirla. La notte nella quale si affida al Signore, San Charbel in compagnia di Santa Rafka le appare in sogno, e le dice: “Non aver paura!”
In questo momento è totalmente inconsapevole di avere un cancro. Pochi giorni dopo, Micheline sperimenta dolori gastrici insopportabili. E’ trasportata all’ospedale di Zahle, dove viene operata urgentemente per un’appendicite acuta. Contemporaneamente viene scoperto un grosso tumore lungo 12 cm. e 7 cm. di spessore. Questo sembra strano al chirurgo, che è sorpreso perché né lo scanner né la risonanza magnetica avevano rilevato una tale massa! Di fronte a questo enigma, chiede quindi una biopsia del tumore e consulta un altro collega oncologo. La diagnosi è senza appello. Solo alla famiglia di Micheline viene raccontata la serietà dei risultati. La sua famiglia è contraria alla chemioterapia.
Una catena di preghiere viene organizzata e Micheline nella prospettiva di una prossima chemioterapia è sottoposta subito a digiuno e a una dieta speciale, la sua famiglia implora san Charbel di guarirla prima di qualsiasi trattamento.
Il sesto giorno, il radiologo entra nella stanza di Micheline Chahine: “Non ringraziarmi, è piuttosto Dio che dobbiamo ringraziare, la tua fede ti ha salvato! Inaspettatamente, la nuova biopsia tumorale è risultata benigna. Penso che tu possa andare a casa, che la chemioterapia non sia più utile e che non ci saranno altri trattamenti farmacologici.”. Da allora, i controlli biologici che si sono succeduti hanno confermato una guarigione inspiegabile. Durante le due apparizioni di Saint Charbel sia prima del suo ricovero che dopo, egli la aveva rassicurata in questi termini: “Non aver paura e tieni questa raccomandazione vicino al tuo cuore”. Micheline Chahine aggiunge: La mia guarigione la devo anche alla mia famiglia che non ha mai smesso giorno e notte di raccogliersi per pregare sulla tomba del venerato San Charbel ad Annaya. Sono venuta con tutti i miei certificati medici il 20 ottobre 2018 per registrarmi presso padre Luis Matar, con le prove della mia guarigione spettacolare e ringraziare il Signore e Nostra Signora del Libano.

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