Dati ISTAT: nessun aumento di mortalità tra gli anni 2018-2019 e 2020

Secondo i dati ISTAT nel I bimestre 2021 con Covid la mortalità degli ultraottantenni è inferiore a quella degli anni senza “pandemie” (2018 e 2019).

A quando la fine di questa emergenza permanente?
Di Gianmaria Leotta Da Libero (Pag. 2), 5 maggio 2021.

L’Istat ha pubblicato il 29 aprile 2021 l’aggiornamento dei decessi di gennaio 2021 e i dati dei decessi di febbraio 2021 distribuiti per classi di età scrive Libero.

Che precisa: “Sommati tra loro ammontano a 126.735 decessi: 70.745 per gennaio e 55.990 per febbraio (il dato di febbraio rappresenta, tra l’altro, un valore inferiore rispetto alla stima che l’Istat stesso aveva rilasciato il 30 marzo 2021, che era di 57.082 decessi). il 3 maggio scorso, inoltre, è stata rilasciata la stima della popolazione residente in Italia al 1° gennaio 2021.

Alla luce dei dati ufficiali disponibili è possibile affermare che all’interno delle singole classi di età (dagli 0 ai 100+ anni) la mortalità tra gli anziani che si è presentata nei primi due mesi del 2021 è sovrapponibile e, anzi, per diverse fasce di età più anziane, è meno grave di quella che si è verificata nei primi due mesi degli anni 2018 e 2019 che, come noto, furono anni senza pandemie”.

L’articolo di Gianmaria Leotta rileva che “Questi due anni, in compenso, furono caratterizzati dai fisiologici picchi di mortalità stagionale che si presentano nel periodo invernale: il 2018 ebbe a gennaio 68.350 decessi, cioè un +6% rispetto al valore medio di gennaio degli anni 2013-2017 (64.458), mentre febbraio 2019 presentò 60.199 decessi, cioè un +8,1% rispetto al valore medio dei decessi di febbraio degli anni 2014-2018 (55.695). invece, il confronto tra il I bimestre 2021 e quello dell’anno 2020 non avrebbe fondamento poiché, come già reso noto, il 2020 presentò inaspettatamente un inedito deficit di mortalità del -6,1% rispetto al valore medio dei cinque anni precedenti, talmente ingente e talmente raro che per rinvenirne uno simile occorre ritornare indietro di oltre quindici anni, al I bimestre 2004 (-5%) e, ancora prima, al I bimestre 2001 (-11,1%)”.

Secondo Gianmaria Leotta Uno degli aspetti più interessanti, nell’analisi dei dati relativi ai decessi, è osservare la mortalità specifica per età – che è più significativa rispetto alla mortalità generale perché va a studiare il numero dei decessi che si verificano all’interno delle singole fasce di età rispetto alla popolazione effettivamente presente nelle stesse fasce di età – cioè il numero dei deceduti di una certa età rispetto ai soggetti vivi, ad esempio, a inizio anno, della stessa età, al fine di calcolare il rapporto tra i decessi e la popolazione residente”.

Proseguendo l’articolo dice: “In tal modo si ottiene una indicazione sulla reale portata “dell’intensità della mortalità” che si sta osservando, indipendentemente dall’invecchiamento della popolazione (cioè, il fatto che le fasce più anziane della popolazione diventano sempre più numerose) o dalla costante contrazione di numerosità delle fasce di età più giovani. È, infatti, evidente che trovare lo stesso preciso numero di decessi all’interno di due porzioni di popolazione che hanno una diversa numerosità è indice di una diversa mortalità specifica all’interno delle due diverse fasce di età”.

Dall’analisi dei decessi avvenuti nelle singole classi di età nel I bimestre degli anni 2018, 2019 e 2021 si può riscontrare che l’anno 2021 (pur avendo, a livello complessivo, oltre 2.000 decessi in più) presenta, rispetto al 2018, una mortalità specifica inferiore, cioè un minor numero di decessi rispetto alla popolazione della stessa età residente a inizio anno, per tutte le classi di età dagli 0 ai 64 anni e anche, ed è questo l’aspetto rilevante, per quelle dagli 80 ai 100+ anni. In sostanza, tra tutte e 22 le classi di età, solo per le tre fasce 65-69, 70-74 e 75-79 anni c’è stato, nel 2021, un numero di decessi rispetto alla popolazione residente a inizio anno lievemente superiore a quello di tre anni prima”, rileva Libero.

Che precisa: Nello specifico, il I bimestre dell’anno 2021 (con Covid) ha presentato, all’interno delle singole fasce di età e rispetto alla popolazione della stessa età residente a inizio anno, più decessi del 2018 (senza Covid) e del 2019 (senza Covid) per coloro che avevano: 65-69 anni (1,87 decessi ogni 1.000 persone residenti al 1° gennaio, mentre il 2018 e il 2019 ne avevano avuti 1,82); 70-74 anni (3,12 decessi ogni 1.000 persone, mentre il 2018 ne ebbe 3,08 e il 2019 ne presentò 3,05); 75-79 anni (5,47 decessi ogni 1.000 persone, mentre il 2018 ne aveva avuti 5,34 e il 2019 ne segnò 5,37)”.

In compenso, per le altre classi di età – che sono proprio quelle più anziane, cioè precisamente quelle per le quali il Coronavirus è più letale – il numero di decessi del I bimestre dell’anno 2021, rapportato alla popolazione residente a inizio anno, è stato inferiore rispetto agli anni senza pandemia: cioè, nel 2021 la mortalità specifica per le età più anziane (almeno 80 anni) è stata inferiore a quella del 2018 e del 2019. Infatti, il 2021 ha presentato: 9,96 decessi ogni 1.000 persone residenti a inizio anno per la fascia 80-84 anni (erano stati 10,14 nel 2018 e 10,22 nel 2019); 19,68 decessi ogni 1.000 persone per la fascia 85-89 anni (erano stati 20,19 nel 2018 e 20,22 nel 2019); 35,3 decessi ogni 1.000 persone per la fascia 90-94 anni (erano stati 38,32 nel 2018 e 38,21 del 2019); 57,19 decessi ogni 1.000 persone per la fascia 95-99 anni (erano stati 63,38 nel 2018 e 62,8 nel 2019). Infine, anche per coloro che hanno 100+ anni il 2021 è stato più “clemente”: 82,41 decessi ogni mille persone anziché i 97,9 del 2018 e i 90,86 del 2019.

Gianmaria Leotta così conclude: Difficile attribuire il merito di questi minori decessi alla vaccinazione dal momento che al 28 febbraio 2021 le persone di 80+ anni che avevano ricevuto almeno la prima inoculazione erano appena 821.461 su 4.480.426 (18,33%). Quello su cui occorre riflettere è il dato oggettivo: nel I bimestre 2021, anno II dell’era Coronavirus, la mortalità degli ultraottantenni è stata inferiore a quella del 2018 e del 2019, anni senza pandemie e solo per tre fasce di età la mortalità è stata lievemente superiore a quella dei due anni che precedono l’inizio della pandemia. Di fronte a questi dati viene da chiedersi che senso abbiano ancora le chiusure”.

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