Guerra in Ucraina: la pace si costruisce continuamente, nel vuoto di significato l’inimicizia prevale ed il potere domina

Ho proposto il reportage di Rangeloni a Mariupol (Mariupol, all’interno della città tra i profughi e coloro che scelgono di rimanere), su un gruppo di amici su WhatsApp. Un’amica ha reagito con queste parole: “Terribile. Per 3 uomini stolti che credono di avere il potere di tenere in scacco il mondo”.

Purtroppo, non si tratta di solo 3 uomini stolti ma di avvenimenti che ci toccano più personalmente e profondamente. La pace non c’è quando non si compie il suo Regno, la gloria di Dio.

Ad esempio, la maggior parte degli italiani hanno, in fondo, la stessa mentalità che produce guerre e tensioni. Altrimenti gran parte di miei connazionali non approverebbero l’invio di armi in Ucraina e capirebbero che Putin ha portato in tutto il paese una guerra apparentemente locale, ma la strada per la guerra, le condizioni, gliele abbiamo preparate tutti noi.

Quindi, quello che vediamo, è l’ultimo atto di una tragedia più grande. E con l’invio di armi abbiamo dimostrato di non conoscere le ragioni e che eravamo zitti perché eravamo schierati, in fondo. Così ora siamo cobelligeranti ed esautorati da qualsiasi iniziativa di pace.

Abbiamo iniziato una guerra ed ora non sappiamo finirla

Altro punto è che i politici rispondono ad una opinione pubblica inebetita. Il potere, in senso escatologico, è nelle nostre ossa, fino al midollo.

Quando sostituiremo la morale con Cristo, tutto in tutto, ci sarà la pace. Questi avvenimenti accadono nella storia e continueranno ad accadere. Solo la nostra conversione. può fare la differenza Di peggio della guerra c’è l’inutilità della guerra, ovvero la non conversione dell’uomo davanti al nulla ed al non senso palpabile.

In definitiva, la pace per mantenerla si costruisce continuamente. Si realizza quando l’uomo si può realizzare liberamente, quando la sua natura è riconosciuta, in armonia. E quando lo stato è consapevole che il suo compito è solo agevolare questo.

Credo che tutto questo sia chiaro, guardando ad esempio l’ultimo video di Giorgio Bianchi, reporter e documentarista, ora in Donbass: Tra le macerie di Volnovakha.

Comunità Internazionale

Qualcosa sta accadendo ora nella politica internazionale, o meglio, nel pasticcio che fino a poco tempo si chiamava politica internazionale. Ora non c’è nulla che possa diventare politica internazionale – perché il vecchio ordine mondiale, che si è incrinato all’inizio del 2019, nell’undicesimo anno della Grande Recessione, è diventato solo un ammasso di inutile sostanza sciolta che non ha le proprietà di un materiale strutturale.
In altre parole: il sistema dei trattati di sicurezza internazionale non è solo rotto, ma rotto in modo tale da essere ovviamente irreparabile.

Nelle condizioni attuali, i piccoli paesi hanno un unico modo per garantire la propria sicurezza dalle rapine militari da parte dei loro vicini più grandi del pianeta. Questo metodo non è politico, ma tecnologico: armi di distruzione di massa in costante prontezza all’azione. Questo è quello che faranno.

Non c’è dubbio che le società ombra e semi-ombra che servono il mercato grigio delle nuove armi si sono già occupate dei prodotti per questo mercato super promettente in rapida crescita.

‘Zar’ e palazzi illuminati? È fuorviante insistere scaricando all’esterno le responsabilità…

Si capisce bene allora che la soluzione non è bollare Putin dell’epiteto di Zar o colorare le mura di una sola parte della verità. Il problema è molto più complesso. E come sempre è personale. È un problema di coscienza. Si può ricominciare solo dal basso. Altrimenti, come vediamo, vale la scelta di cui sopra. Ma l’adulare il potere non è un passo, e chi auspicava due Draghi ( invece di uno) per ‘risolvere le situazioni’, non è proprio sulla buona strada.

Probabilmente per superare tutto questo scoordinamento non basta neanche la religione, perché se la si lascia in un angolino, essa si immedesima con il potere per essere più accattivante.

Invece, si deve ricominciare a fare educazione, educazione che parli di Destino, che faccia memoria dei grandi passi ed intuizioni del passato, che mostri una realtà rivelata e lasci ad ogni uomo il rischio della vita e non la rassicurazione falsa del consumo. Naturalmente il globalismo, non è fraternità universale e fare un’unica umanità non è la ricetta di un minestrone. Chi ha pensato di smacchiare ogni cosa per fare un nuovo mondo, ha fatto un disastro.

Ricominciare dalle esigenze vere

La buona notizia è che l’uomo ha in sé un seme. Perciò la lotta in corso probabilmente, produrrà maggiori divisioni e confronto. Oppure sarà utilizzata utilmente per ricominciare su basi più realistiche ed umane. Per il momento non ci sono segni che pochi lo abbiano capito.

VP News

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