Fine vita e le chiavi del mistero

[ad_1]di Costanza Miriano

Non sono abbastanza competente per entrare nel merito della legge sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento. E’ un tema anche molto tecnico, del quale pochissimi di noi secondo me hanno titolo a parlare. Non doveva proprio diventare tema di una legge, non è qualcosa su cui si può legiferare: stiamo parlando di una materia viva e complessa come il corpo, singolo, individuale, particolarissimo, qualcosa su cui anche il nostro personale giudizio può cambiare profondissimamente anche a distanza di poco tempo, talmente tante sono le variabili in gioco, non ultima la malattia che non è un protocollo fisso a tappe programmate, ma un processo anche quello pieno di possibili varianti.

Comunque, come dicevo, io non sono competente, ma neppure riconosco allo Stato l’autorità di permettere un giudizio sulla vita di nessuno. Riconosco invece benissimo come il governo metta le priorità per obbedire alle agende dettate da qualcun altro (esiste qualcuno, a parte quei due o tre casi su milioni di malati, su cui i Radicali si sono buttati come falchi, per cui questa sia una priorità veramente, ideologia a parte?), sia per pagare, chissà, delle cambiali contratte non so dove, sia per fingere di fare delle riforme, ma a costo zero, anzi per risparmiare sulla sanità incoraggiando la morte: ovviamente costa molto di più curare fino alla fine che fare secco qualcuno con un’iniezione da pochi euro, per non parlare di riparare le strade, ricostruire le case, pagare assistenza ai disabili (d’altra parte lo Stato è coerente, ce l’aveva detto che bisognava ammazzarli, magari anche prima che nascessero, e se una famiglia ostinata vuole tenersi un figlio disabile e non ucciderlo nonostante le diagnosi prenatali, bene, se la veda da sola).

Ma che il Governo voglia risparmiare riesco persino a capirlo, seppure non a scusarlo. Che voglia chiamare questi tagli sulla vita delle persone “riforme” lo tollero di meno. Ma non mi scandalizza. Quello che invece desidero da mia madre, la Chiesa, maestra di umanità, è che non scenda a parlare di queste cose al livello di simili interlocutori. Non si metta a discettare di terapie o accanimento, o almeno non solo. Che la Chiesa continui ad annunciare, prima di tutto, con forza, fino a sgolarsi, che il mistero di ogni vita sofferente è una grazia, un aiuto per continuare a tenere gli occhi fissi sul Mistero. Perché il dolore esiste, la morte ci aspetta tutti, ed è il vero nemico di tutti (non credo a chi dice di non temerla: semplicemente la sta rimuovendo), ma è un nemico che Cristo ha sconfitto. E chi vive con questa speranza sa che la sconfitta è avvenuta proprio grazie alla croce: da allora ogni sofferenza, se accolta, può unirsi a quella sofferenza che, misteriosamente, continua a salvare il mondo. E’ vero, il dolore è un mistero, soprattutto quello innocente. Ma appunto ci permette di guardare il Mistero. E’ lì che si incontra, è nel deserto, è nella ferita, è nella sconfitta. E’ lì che Dio viene e ti fa entrare nella risurrezione già da adesso, da questa vita, se uno prende il giogo soave con lui. Perché esistano la croce, il dolore, la malattia, e poi la morte questo è un mistero. Ma sappiamo che la sofferenza accolta e non maledetta, la sofferenza offerta, salva. Non capiamo perché ma ci fidiamo, è un mistero di bene. Certo, non si pretende che lo capisca Marco Cappato, questo no, ma si pretende che la Chiesa lo annunci, e continui a farlo senza paura.

E se vogliamo dialogare con il mondo che non vuol sentire parlare di paradiso e inferno, di croce e redenzione, continuiamo ad annunciare almeno quello che ogni essere umano veramente umano può capire, cioè che il bene di ogni vita è dato dalla relazione con l’altro (è per questo che non c’è bisogno di essere cattolici per capire che l’aborto è terribile, e un inganno in cui troppe donne inconsapevoli sono cadute). Nessuno – come sta facendo l’ospedale inglese con Alfie – può permettersi di dire che c’è una vita che non abbia senso. Anche per chi non crede, c’è un valore di ogni vita dato dalla relazione. Mi domando: le persone che chiedono di morire, sono state circondate di persone vitali e gioiose, di persone amanti e ben certe del senso di ogni respiro? So di persone intubate e apparentemente incoscienti a cui, quando nella loro stanza entra qualcuno che amano, spuntano delle lacrime dall’angolo dell’occhio, persone il cui battito del cuore accelera quando sentono discorsi che stanno loro a cuore, anche se magari non parlano più da molto tempo… Per non parlare dei disabili, anche di quei cerebrolesi gravissimi la cui vita agli occhi del mondo è una sfortuna, che invece ridono al solo sentire le voci dei familiari, e che sono certamente molto più felici della maggior parte della gente che crede di essere normodotata e ha sempre il muso stampato in faccia, la fronte aggrottata e la testa incapace di vedere l’essenziale, invisibile agli occhi, chiarissimo a loro. Benedetti segnaposto dell’Altro, preziose chiavi del Mistero.

 

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