Sea Watch: il re è nudo ma solo l’informazione – vero quinto potere contro il popolo italiano – finge di non accorgersene

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Tutti i media hanno descritto come una eroina la fuorilegge capitana della Sea Watch 3 Carole Rackete , mentre hanno costruito su Salvini l’immagine del despota senza cuore: il ministro degli interni – secondo i veri libertari verso i migranti (ma non verso gli italiani) – vuole castigare poveri migranti negando loro un porto sicuro, ovvero Lampedusa.

Naturalmente non si possono definire naufraghi ospiti paganti di gommoni che hanno carburante solo per raggiungere poche miglia marittime dalla costa libica. Ed allo stesso modo , non si può accogliere o discriminare un salvataggio secondo la meta finale più o meno gradita. La verità ovviamente è semplice: i migranti partono da paesi lontani contando sulle Ong , ovvero contano che dopo poche miglia vengano aiutati nel trasbordo in Italia.

Potremmo dire che le Ong del tipo di Sea Watch fungono da Freccia rossa o da Freccia banca con biglietto del tutto gratuito di sola andata.

E’ evidente che la realtà è un’altra, non quella che quotidianamente ci viene propinata ossessivamente dai media: le Ong non operano secondo il diritto del mare tanto invocato, ma bensì operano come taxi di clandestini. Il loro scopo è utilizzare subdolamente le disfunzioni delle leggi e la buona fede di molti italiani, per promuovere l’immigrazione clandestina senza controllo.
Poco importa se il risultato è devastante sul piano sociale e della sicurezza e comporta l’arricchimento di terroristi e dei trafficanti di uomini. Poco importa se con ciò si soddisfa chi fa dell’immissione di extracomunitari in Europa un preciso progetto politico globale di sostituzione dei popoli e della cultura europea.

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I media depistano perché sono parte del gioco.

Tutti vediamo che siamo sottoposti ad un bombardamento continuo di notizie già confezionate, inappellabili, in cui vengono descritte solo ragioni di una parte, peraltro non vere e romanzate. Potremmo dire che I MEDIA MAINSTREAM ricoprono una posizione di primo piano nella diffusione di una mentalità che legittima tali cambiamenti frutto di precise strategie politiche. Per far questo si deve far ricorso alla menzogna, il che di per sè dovrebbe inquietarci.

In una parola: manca letteralmente – tra i grandi media – chi racconta i fatti per quello che sono. Il messaggio preferito è del tipo “i migranti a bordo della SEA Watch” stanno soffrendo’ , si descrive il disagio , si riduce il tutto ad una partita giocata tra Salvini e i poveri migranti e non tra una istituzione dello stato che tutela un interesse pubblico ed un soggetto qualsiasi che persegue fini propri. Per fare così si omettono di descrivere le circostanze, le connessioni e le verità scomode che caratterizzano questa vicenda.
Risultato: eccetto il quotidiano Libero e pochi altri, la TV e la radio e la televisione di stato non solo hanno abbracciato in totus le tesi di Sea Watch, ma propongono le notizie che la riguardano con sapiente esercizio psicologico teso a propagandare una verità di parte, non vera.

I media quindi, educatori e manipolatori, non professionisti che riportano le notizie per quelle che sono. È evidente che se una notizia comincia così “drammatica vicenda della Sea Watch , migranti ormai allo stremo, braccio ferro tra il capitano della Sea Watch e Salvini” (notiziario RADIO 2 di ieri pomeriggio), evidentemente ci troviamo davanti ad una informazione del tutto polarizzata e politicizzata.

I giornalisti anziché ottemperare all antica regola giornalistica delle “5 W”, si chiedono sul senso umanità, se stanno male i migranti, e quanto stanno male: questi patetici professionisti dell’istruzione ( e non dell’informazione) sono gli stessi che invece mostrano assoluto menefreghismo per il popolo siriano sottoposto ogni giorno ad una guerra per procura ed a sanzioni scientemente comminate da quegli stessi poteri che loro appoggiano con tanta diligenza e solerzia.

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patrizio ricci @vietatoparlare