Che sfacciataggine! il Consiglio d’Europa contro Di Maio: “minerebbe la libertà di informazione”

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Il Consiglio d’Europa è un organismo nato  in seno all’Unione Europea nel 1949 che deve promuovere e difendere la democrazia,  i diritti umani e lo stato di diritto ed ha un budget di 190 milioni di euro e 1800 dipendenti .

Secondo il Consiglio d’Europa  il governo del cambiamento minerebbe la libertà di espressione.  Mai prima d’ora venivano mossi verso i massimi vertici dello stato simili accuse. Non era successo neanche durante gli anni di piombo ovvero gli anni 70′ e 80′ in cui vigeva la strategia della tensione.

Il rapporto annuale – dove vengono fatti gli appunti contro il vice-premier Di Maio- si riferisce all’anno 2018 ed è stato appena reso pubblico. La maggior parte delle osservazioni sono di ordine politico, ovvero costituiscono una indebita ingerenza nelle decisioni politiche per cui gli italiani hanno votato ed espresso la loro preferenza.

L’episodio – al di là del fatto specifico – è utile a capire che i governi nazionali sono sempre  meno autonomi . Raramente infatti ci si accorge che gli stati sovrani anche nell’ambito delle proprie prerogative costituzionali sono obbligati a seguire le linee guida e le direttive di innumerevoli organi sorti all’interno della Unione Europea, molti dei quali non eletti da nessuno.

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Nella fattispecie DI MAIO sarebbe accusato di pressioni finanziarie,di favoritismi e altre forme di manipolazione indiretta del media possono costituire museruole insidiose . Ovviamente si sta parlando del tentativo del governo attuale di limitare e di intervenire sull’informazione italiana ancora attualmente del tutto polarizzata a favore delle agende delle sinistre e delle agende europee.

DI MAIO nell’ambito di scelte decise nell’ambito del suo dicastero orientate al risparmio di risorse pubbliche viene così accusato nel rapporto:

“In Italia, il vice primo ministro e leader del Movimento 5 Stelle ha chiesto alle imprese detenute dallo Stato di smettere di fare pubblicità sui giornali e ha annunciato piani per una ‘riduzione dei contributi pubblici indiretti ai media nella legge di bilancio 2019”.

I burocrati del Consiglio d’Europa, si spingono addirittura a monitorare i post di DI MAIO , nonché i video del suo profilo social personale ove notoriamente  esprime a ruota libera le sue impressioni agli italiani. Sulle opinioni di DI MAIO diffuse con questo mezzo, il Consiglio d’Europa rileva che un  post pubblicato da Di Maio nel novembre 2018  

“conteneva linguaggio insultante contro giornalisti italiani e chiedeva nuove restrizioni legali sugli editori”.

Naturalmente il Report omette a quale episodio e circostanza specifica DI MAIO si riferisse. Ed allo stesso modo soprassiede su tutta l’immondizia giornalistica che i media hanno riversato sull’esecutivo dal momento dell’insediamento dell’attuale governo italiano.

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Secondo il Consiglio d’Europa insomma i media devono continuare ad agire come ‘quinto potere’ contro l’attuale governo  e questo compito viene assimilato dal Consiglio d’Europa viene giustificato con lo scopo  di “garantire un ambiente favorevole per i media indipendenti è una sfida maggiore per tutte le democrazie. L’influenza dei governi e gli interessi economici potenti devono essere limitati per permettere ai media di proteggersi dai tentativi di controllarli”.

Se non fosse abbastanza chiaro, – secondo il Consiglio d’Europa -i media audio visivi  “continuano a essere fonti di informazioni maggiori che il pubblico generale usa per formare la propria opinione” e per questo “devono essere efficacemente isolati da abusi da parte dei poteri regolatori”.

In una parola i media – secondo il consiglio d’Europa – non hanno il compito di ‘informare’ ma di ‘formare’ le opinioni dei cittadini. In altre parole sono una risorsa:  se il Consiglio d’Europa potesse, si metterebbe a capo di questi mezzi con i vari Fazio, Litizzetto etc a garantire l’imparzialità dell’informazione e per aiutarci a formare l’opinione dettata dalle istituzioni europee.

In altri termini, per il Consiglio d’Europa,   “i media di servizio pubblico hanno un ruolo particolarmente importante da giocare nelle nostre democrazie”. Ovviamente Nulla quaestio sull’ importante ruolo della democrazia, solo che in questo caso il Consiglio d’Europa avoca a se stesso ed a poteri che sono al di fuori della democrazia il libero utilizzo dei media di informazione e questo non mi pare di secondaria importanza.

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E’ chiaro che questa istituzione pretende di continuare a favorire che i media continuino nel modo corrente ad adempiere ad una ‘funzione formativa’ delle opinioni dei cittadini. E queste opinioni devono essere in linea con gli orientamenti decisi dalle istituzioni europee all’uopo preposte.

Se non fosse abbastanza chiaro circa la palese ingerenza del Consiglio d’Europa sulle scelte democratiche degli italiani , è utile ricordare che a gennaio il Consiglio d’Europa aveva criticato duramente il governo in carica per atteggiamenti razzisti e xenofobi “in particolare sui media e su Internet”.

In quell’occasione il Consiglio d’Europa si disse “preoccupato per l’aumento degli atteggiamenti razzisti, della xenofobia e delle posizioni anti Rom nel discorso pubblico” e segnalò anche un “aumento dei discorsi d’odio da parte dei politici”.

Nella relazione odierna il Consiglio d’Europa esprime ancora la preoccupazione per la politica di chiusura dei porti ai migranti in merito “alle recenti iniziative per impedire alle navi di soccorso di attraccare nei porti italiani”.

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Ormai lo sappiamo solo grazie agli alt-Media: tutte quelle istituzioni che si arrogano il diritto – gestendo fondi – di stabilire le linee guida da promuovere in tutta europa sono nient’altro che Think Thank che da organizzazioni private passano con un cavallo di Troia a legiferare sugli ordinamenti degli Stati Nazionali. La loro funzione è di fatto superiore al Parlamento Europeo democraticamente eletto.

L’Unione Europea nel suo complesso agisce con questo tipo di meccanismo al di fuori dei mandati democratici di cui rimane solo l’involucro formale. E’ per questo che è pericolosa. Organismi come il Consiglio d’Europa proliferano ed agiscono nel nascondimento anche al di fuori dei compiti attribuiti dal Trattato di Lisbona.

Il pericolo è subdolo: negli organi dove la democrazia viene esercitata direttamente come il Parlamento Europeo vengono decise proposte ed approvate le leggi ma poi in altri organi – come il Consiglio d’Europa – viene stabilito cosa promuovere, e in linea quali siano limiti da imporre ai vari paesi, quali siano o meno i diritti da salvaguardare. Ci sono molte prove di questo indirizzo, come i fondi economici messi a disposizione alle pratiche abortive nel mondo o quelli per ‘portare democrazia’ nell’Europa orientale che si rivela nient’altro che la volontà di espandere la propria influenza economica e politica in totale spregio dell’autodeterminazione dei popoli, delle culture, delle tradizioni.

Ciò che sta crescendo in seno all’Unione Europea è un potere al di fuori delle Istituzioni principali, quali le conosciamo. Su tutte è utile citare la Nato che agisce con le risorse e gli asset della difesa dell’Europa ma che non è più un organismo di Difesa europea ma che attua una propria politica autonoma conforme con gli interessi degli Stati Uniti.

E’ veramente sconcertante che l’Unione Europa si presenti con questi ‘volti amici’,  organismi che dicono di salvaguardarci e che invece diffondono proprie scelte opinabili in cui spesso non ci riconosciamo; però spacciandole per ineluttabili, qualificandole come migliori espressioni della democrazia. Mentre fanno questo, per essere più efficaci nelle loro azioni attuano normative che restringono non la libertà di informazione ma la libertà di deciderne i contenuti.

Naturalmente la parola ‘censura’ è accuratamente bandita dal proprio linguaggio ma in ogni modo in questo ambito di ipocrisia, ugualmente ogni opinione contraria viene  stigmatizzata come fake-news. Ebbene tutto questo, non è esattamente  tutto ciò che da sempre le dittature dicono e fanno?

Concludo facendo un esempio. Una delle tante attività del Consiglio d’Europa è quello di individuare una azienda capace di  sviluppare un programma informatico per l’Ucraina per  identificare i casi di “propaganda delle istituzioni dello stato aggressore”, nonché le informazioni volte a “giustificare la natura lecita dell’occupazione del territorio dell’Ucraina “. Ciò vuol dire che semmai questo progetto sarà tecnicamente realizzato,  nessun  media riuscirà a pubblicare in Ucraina alcunché per avvalorare che l’elezione e il distacco della Crimea sia stato legittimo.

E’ solo un esempio. Ma dimostra che il giudizio ‘obiettivo’ espresso dal Consiglio d’Europa non ammette critiche ed è inappellabile. Nel caso ucraino si considererà “obiettivamente” la situazione in Ucraina e si deciderà che una parte dei media ucraini sostiene effettivamente la Russia e crea così un “pericolo” per l’Ucraina “. Proiettata questa logica sul caso – DI MAIO , sulle politiche immigratorie (che sono scelte politiche) il Consiglio d’Europa ha stabilito che ogni violazione alle sue linee guida azioni brutali è antidemocratica e contro i diritti umani.

A questo punto la domanda cruciale è la seguente: a quando l’istituzione di un organismo che monitori e controlli il Consiglio d’Europa!? O forse sarebbe meglio scioglierlo e risparmiare 180 milioni di euro da devolvere a quei popoli  a cui correntemente noi stessi infliggiamo sanzioni e guerre?

patrizio ricci by @vietatoparlare