Sharmine Narwani: la Siria lotta contro i terroristi ma i governi occidentali fingono di ignorarlo

Sanzioni su sanzioni alla nazione siriana. Sanzioni contro la Siria dopo 8 anni di guerra contro l’ISIS e contro le bande jihadiste, le stesse che hanno ucciso i cristiani in Sri Lanka, che uccidono altri musulmani perché ‘non abbastanza musulmani’. Eppure l’occidente è tutto contro Assad.

Le motivazioni che l’Europa adduce per conservare le sanzioni – che ultimamente sono state rese più feroci e toccano tutta la popolazione – sono farneticanti. Si accusa il governo siriano di massacrare il proprio popolo. E’ stata questa la motivazione mai mutata , anche quando gli eventi dicono palesemente altro.

E’ ciò che si deduce dall’intervista alla giornalista Sharmine Narwani  sul Newsmagazine Salon. Il titolo dell’intervista è eloquente, si intitola  ”Reporter Sharmine Narwani sulla storia segreta della sconfitta americana in Siria – Dopo anni che coprono il principale campo di battaglia della terza guerra mondiale ,  Narwani  dice che tutto ciò che pensi di sapere è sbagliato.

Ecco alcuni punti essenziali su cui la Narwani  ha indagato:

La guerra siriana non è mai stata né ‘rivolta di popolo’, né ‘pacifica’

Sin nel primo mese di rivolta ovvero nel marzo 2011 “sono stati  88 i soldati siriani vittime di un’imboscata e uccisi in tutta la Siria. Ho i loro nomi, età, ranghi, luoghi di nascita – tutto”, dice nell’intervista.

Ed aggiunge: “Poi, nel giugno 2011, più di 100 soldati siriani sono stati assassinati a Jisr Shughour, nella provincia di Idlib, molti con le  teste tagliate, e nessuno oggi potrebbe contestarlo più. Eppure abbiamo continuato a sentire “l’opposizione è disarmata e pacifica” dai media per un bel po ‘di tempo.

Non è mai avvenuta nessuna crudele repressione contro pacifici manifestanti

Narwani : “I miei viaggi dell’anno scorso si sono svolti a maggio e giugno, nelle settimane precedenti l’inizio della battaglia per il sud della Siria. Ho visitato Daraa, Suweida e Quneitra, i tre governatorati del sud più importanti per la prossima battaglia.

E ‘stato affascinante Ha dissipato un certo numero di miti sul conflitto per me. Una di queste è stata  la scoperta che al-Qaida era nel bel mezzo della battaglia di Daraa, indistinguibile dai gruppi militanti sostenuti dall’Occidente in tutti i principali teatri.

Un altro shock è stato quando ho intervistato ex combattenti al-Nusra e FSA [Free Syrian Army] vicino al confine libanese: mi hanno detto che i loro stipendi erano stati pagati dagli israeliani per tutto l’anno prima di arrendersi, ed erano di circa $ 200.000 al mese devoluti da Israele ai militanti nella città di Beit Jinn .”

Riguardo alla attesa liberazione di Idlib, Sharmine Narwani  non nasconde le difficoltà

Narwani : La battaglia meridionale è stata molto rapida, e da allora tutti i focus si sono spostati a nord – a Idlib, dove i militanti più estremi si sono accumulati nella loro roccaforte finale, e nel nord-est, dove le truppe Usa hanno iniziato un lento ritiro, senza aver ancora ceduto quei territori allo stato siriano …

La settimana scorsa, ho visitato Idlib per vedere cosa avrei potuto capire sui tempi della prossima battaglia, ma non è cambiato molto.

Prima deve esserci una decisione politica; alcuni sperano che ciò accadrà dopo che Russia, Iran e Turchia si incontreranno a fine aprile. Idlib è diverso da Daraa perché la militanza è probabilmente intorno all’80% di al-Qaida, e il resto, i suoi alleati. Ma la Turchia e le potenze occidentali – compresi gli Stati Uniti – continuano a proteggerlo per il momento.

Un altro punto toccato nell’intervista è che nel 2011, proprio nel primo anno di guerra, Assad ha fatto quello che nessun capo di stato avrebbe fatto in situazione di rivolta:  ha approvato riforme senza precedenti che la comunità internazionale ha deciso di ignorare.

Narwani : Quando il governo siriano ha introdotto le riforme nel 2011 e nel 2012, l’unica cosa che abbiamo mai sentito su di loro è “è troppo tardi” e “si tratta di una vetrina”. Ma queste riforme erano di vasta portata e significative. Si sarebbe potuto evitare così tanto massacro se avessero avuto il tempo e lo spazio per prendere il sopravvento.

A partire dal 2011, Assad ha emanato decreti che sospendevano quasi cinquant’anni di legge di emergenza che vietavano le assemblee pubbliche. Questo era un grosso problema, poiché altri leader arabi stavano facendo il contrario in risposta alle loro “rivolte”.

Altri decreti includevano l’istituzione di un sistema politico multipartitico, i limiti di scadenza per la presidenza, la sospensione dei tribunali per la sicurezza dello stato, le liberazioni di prigionieri , accordi di amnistia, decentramento verso le autorità locali, licenziamento di figure politiche controverse, introduzione di nuove leggi sui media che vietavano l’arresto di giornalisti e prevedevano maggiore libertà di espressione, investimenti in infrastrutture, alloggi, fondi pensione, instaurazione di un dialogo diretto tra popolazioni e autorità governative , ha istituito anche una commissione per dialogare con l’opposizione, ma molti dei loro rappresentanti rifiutarono l’offerta.

Puoi sentire queste riforme che si stanno sviluppando a Damasco all’inizio del 2012. Puoi arrivare alla città guidando da Beirut, puoi chiamare le personalità dell’opposizione sui loro telefoni cellulari, andare a casa loro, parlare con gente normale di politica. Puoi persino accedere a Twitter e Facebook in Siria, piattaforme che erano state vietate per anni.

Alla domanda sulle reazioni dell’opposizione alle riforme Sharmine Narwani risponde che alcuni dissidenti siriani erano critici nei confronti di queste riforme ma con alcuni distinguo…

Sharmine Narwani : Molte persone erano inizialmente scettiche riguardo alle riforme. Le narrazioni contro lo stato siriano erano molto pervasive e la gente era confusa con tutte le informazioni in competizione. La maggior parte delle figure interne dell’opposizione erano certe che Assad sarebbe scomparso nel giro di poche settimane, il che ha influito sulla loro disponibilità a dialogare con il suo governo o a sostenere le riforme pubblicamente.

Allo stesso tempo, questi dissidenti – molti dei quali avevano languito per anni nelle prigioni siriane – hanno respinto l’intervento straniero, l’imposizione di sanzioni e la militarizzazione del conflitto. All’inizio del 2012, i dissidenti che ho incontrato per la maggior parte si sono beffati delle riforme, ma quando le enormi bombe hanno demolito Damasco quell’estate, ho visto un netto cambiamento nelle loro posizioni.

In termini di popolazione generale, penso che i sentimenti siano stati divisi, non tanto sulle riforme stesse, quanto sul fatto che sarebbero state effettivamente attuate. Un modo per valutare il sostegno pubblico sarebbe quello di vedere quanti siriani si sono resi disponibili per il referendum costituzionale. Molti lo hanno boicottato, ma il tasso di partecipazione era appena inferiore al 60 percento, quindi direi che una modesta maggioranza di siriani era disposta a riporre la propria fiducia nelle riforme.

Non riporto qui tutta l’intervista,  nella versione integrale la potrete leggere [in inglese] sul Newsmagazine Salon. Questa ennesima testimonianza  spero aiuti a capire come le sanzioni  che si prolungano ancora oggi contro la Siria non hanno alcun senso. Sono però la prova della arroganza e della brutalità che l’Europa – che spende milioni di euro per promuovere ‘i diritti umani’ –   attua contro il popolo siriano.

patrizio ricci by vietatoparlare

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