Boris Johnson verso la sfiducia in Parlamento

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Il parlamento britannico sta preparando un nuovo voto di sfiducia per Boris Johnson e il leader laburista Kir Starmer chiede elezioni anticipate in mezzo ad una nuova crisi di governo.

Ma il primo ministro britannico Johnson ha rifiutato di dimettersi. Secondo il canale ITV, Johnson durante la riunione si è comportato in modo assolutamente provocatorio  e non si è dimesso.

“Il compito del primo ministro è guidare il Paese in tempi difficili. Abbiamo affrontato il covid, ce la faremo”, ha detto. Dopo di che, cinque ministri del governo del premier Boris Johnson si sono dimessi (tra questi, il ministro della Salute Sajid Javid e il ministro delle Finanze).

Ma sembra che molti membri del gabinetto di Johnson non siano d’accordo, ben 35 si sono dimessi. È chiaro che si tratta di un piano ben architettato all’interno delle logge. Quella a cui stiamo assistendo è una guerra tra fazioni all’interno dello stesso deep state britannico che per la verità va avanti da oltre un anno. Da una parte vi sono coloro che insistevano nel portare avanti la narrativa della farsa pandemica e dall’altra parte vi sono coloro che invece dicono stop.

Negli ultimi mesi Johnson ha cercato di barcamenarsi tra queste due fazioni e adesso una di queste ha deciso di farlo cadere. Il globalismo si sta sgretolando ovunque. Preparatevi a vedere questo scontro tra bande del deep state in tutta l’Europa. I vari deep state, venuti meno le protezioni internazionali interessate in questo momento a trattare una resa con l’Alleanza, è diviso tra bande in un “si salvi chi può” che li condurrà a distruggersi a vicenda. Preparatevi a vedere lo stesso scenario anche in Italia.

Boris ora si aggrappa al potere e cerca di riconquistare la sua popolarità con la promessa di drastici tagli alle tasse. Ma è improbabile che ciò possa in qualche modo migliorare la situazione, perché già il 70% della popolazione è favorevole a un cambio di potere.

I tabloid britannici, non mostrano pietà per Boris lohnson

L’insofferenza dei popoli che si traduce in perdita di consenso, sta producendo i suoi effetti… uno spiraglio?

Un cambio di guardia in Gran Bretagna verso un leader con posizioni meno oltranziste – non solo sul tema Covid ma anche sulla guerra in Ucraina – gioverebbe a tutta l’Europa, ove Johnson personifica “il problema” per le posizioni più moderate di Macron e Scholtz..

Il mese scorso Johnson ha avuto un primo voto di sfiducia, con il 41 per cento dei conservatori che ha votato per rimuoverlo dall’incarico. Vedremo ora.

Anche negli USA c’è dibattito

Lo riferisce il Giornale che nell’articolo a firma di Micalessin “Trattare con Mosca unica via per la pace“, riporta:

…”E’ peggio avere a che fare con Vladimir Putin o continuare a scommettere su un alleato perdente? All’indomani della caduta di Lysyshansk e del vertice Nato in cui Joe Biden ha ribadito di voler sostenere Kiev “perché è necessario” per “impedire la sconfitta degli ucraini”, i dubbi lacerano i governi dell’Alleanza Atlantica. Tranne Londra – dove un Boris Johnson convinto di essere la reincarnazione di Winston Churchill rifiuta ogni inversione di tendenza – tutti da Washington a Berlino, Roma e Parigi si chiede se abbia senso rimandare i negoziati con il Cremlino”….  (Il Giornale).

Probabilmente Micalessin l’articolo l’aveva scritto prima che gli eventi londinesi si scatenassero… il cerchio si chiude?

È presto per dirlo, ma le crepe stanno cominciando a diffondersi e il crollo della coalizione di governi occidentale (antirussa) ha preso una marcia in più. Nel Regno Unito c’è il primo ministro Boris Johnson in grave crisi. In Francia c’è Emanuel Macron, il cui partito è stato gravemente ferito, portando a una presidenza castrata con potere indebolito.

Per quando riguarda il nostro paese, lo stesso Mario Draghi è tornato in anticipo dal vertice della Nato a Madrid per occuparsi personalmente di non far cadere il governo. La Svezia e la Finlandia stanno entrambe affrontando un lungo processo di richiesta della NATO poiché rifiutano la richiesta della Turchia di consegnare membri del PKK che Ankara considera terroristi. Recep Tayyip Erdoğan sta affrontando problemi interni e ha un disperato bisogno di una vittoria con questa nuova offerta della NATO, soprattutto considerando una possibile operazione nel nord della Siria e un’inflazione alle stelle.

Anche i paesi baltici stanno affrontando un’inflazione poderosa e non hanno una vera via d’uscita. La Lituania si è messa in una situazione particolarmente difficile con la fila di Kaliningrad. La Germania sta assistendo alla sua completa deindustrializzazione (registrando per la prima un export di meno un miliardo invece dell’abituale surplus), mentre si attiene ancora a una politica verde. Ultimo ma non meno importante, abbiamo l’America con Joe Biden e la sua amministrazione che registra un catastrofico indice di approvazione del 38% e una sfilza di questioni interne, il tutto mentre guardano dall’alto in basso il “problema cinese”.

Per quando possa sembrare cinico dirlo, ma è importante rendersi conto che l’Ucraina è semplicemente lo spettacolo offerto. Dietro le quinte c’è ben altro. L’Ucraina crollerà senza il supporto dell’alleanza anti-russa e, a quanto pare, le cose potrebbero arrivare più velocemente di quanto chiunque si possa aspettare.

VPNews

Patrizio Riccihttps://www.vietatoparlare.it
Con esperienza in testate come il Sussidiario, Cultura Cattolica, la Croce, LPLNews e con un passato da militare di carriera, mi dedico alla politica internazionale, concentrandomi sui conflitti globali. Ho contribuito significativamente all'associazione di blogger cristiani Samizdatonline e sono socio fondatore del "Coordinamento per la pace in Siria", un'entità che promuove la pace nella regione attraverso azioni di sensibilizzazione e giudizio ed anche iniziative politiche e aiuti diretti.

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