Stratolaunch: l’aereo più grande del mondo solca i cieli della California

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Stratolaunch, l’azienda aerospaziale creata dal co-fondatore di Microsoft Paul Allen, scomparso il 15 ottobre scorso, è riuscita ieri a far alzare in volo l’aereo più grande del mondo nel suo primo test.

L’aereo a doppia carlinga che incorpora parti di due jumbo Boeing 747 e ha un’apertura alare di 117 metri, più ampia di qualsiasi altro aereo al mondo, è decollato ieri dal Mojave Air and Space Port in California verso le 16.00 ora italiana, per un volo di prova che si prevedeva essere ed è di fatto stato di circa due ore e mezza. Stratolaunch non ha rilasciato immediatamente alcuna dichiarazione sul volo, che era in programma da mesi, ma è poi uscito un tweet ufficiale in serata. Durante il test, l’aereo ha raggiunto la quota massima di 5.200 metri e una velocità massima di 304 chilometri all’ora. I piloti hanno eseguito una serie di manovre, tra cui imbardate, pushover e pull-up per calibrare la velocità e testare i sistemi.

La Stratolaunch Systems ha da tempo realizzato il velivolo, sviluppato da Scaled Composite, azienda di Burt Rutan, che risulta essere l’aeroplano più grande mai costruito ed è stato provato nel dicembre del 2017 nel primo taxi test sulla pista del Mojave Air and Space Port. Dopo la morte di Allen, avvenuta ad ottobre all’età di 65 anni, l’impresa ha attraversato un ciclo di ristrutturazione. A gennaio, Stratolaunch ha drasticamente ridotto il personale e messo da parte i piani di sviluppo del proprio motore a razzo, affermando che si sarebbe concentrata sui test di volo del suo aereo. Il piano stilato prevede ulteriori voli nei prossimi 12-18 mesi, con l’obiettivo di avere un aereo completamente certificato dalla Federal Aviation Administration. Stratolaunch ha siglato un accordo per utilizzare il razzo Pegasus XL, di fatto l’unico lanciatore che potrà utilizzare, dopo aver scelto di rinunciare ad una più ampia gamma di altri vettori. Pegasus XL può inviare payload che pesano fino 370 chilogrammi nell’orbita bassa terrestre. I lanci dovrebbero cominciare una volta che l’aereo, battezzato come Roc, dovesse passare la certificazione operativa. Il razzo Pegasus XL a combustibile solido ha lanciato 43 missioni dal 1990. Il programma Pegasus è ora di proprietà di Northrop Grumman, che ha acquisito Orbital ATK lo scorso anno, in seguito alla fusione di Orbital Sciences con la divisione spaziale di Alliant Techsystems avvenuta nel 2015.

Confronto tra l’apertura alare dell’aereo di Stratolaunch e quella di altri grandi aerei [fonte: Wikipedia]

L’aereo di Stratolaunch è alimentato da sei motori di Boeing 747, è lungo 73 metri e ha un peso massimo al decollo di 590 tonnellate. E’ progettato per trasportare più lanciatori fino a un’altitudine di circa 12.000 metri e per rilasciarli avviando i propulsori dei singoli razzi vettori. Il vantaggio di un tale sistema è che può decollare da qualsiasi pista che sia abbastanza lunga da consentire all’aereo di rullare e prendere quota e non necessita di rampe di lancio. E’ indipendente dalle condizioni meteo, perché se necessario può volare in caso di maltempo, ed è in grado di lanciare un satellite in orbita secondo qualsiasi inclinazione orbitale.

Al momento c’è una sola missione confermata a contratto con l’uso di un Pegasus XL. Si tratta del lancio dello Ionospheric Connection Explorer della NASA, noto anche come ICON, che avverrà entro la fine dell’anno, a seguito di oltre un anno di ritardi causati da problemi tecnici sul razzo Pegasus. I potenziali clienti di Stratolaunch si situano tra gli operatori satellitari commerciali ma anche nelle commesse militari. Non è ancora chiaro, tuttavia, quale ampiezza possa avere la fetta di mercato di Stratolaunch, dal momento che i satelliti stanno diventando sempre più piccoli e con un numero sempre maggiore di funzioni. Se si aggiungono i costi di lancio in calo anche a seguito di iniziative come quella di SpaceX, sono pertanto in molti a sostenere che il futuro di Stratolaunch non sia affatto cristallino e che l’aereo più grande del mondo possa essere appunto troppo grande per avere un business concreto. In questo contesto di dubbi e incertezze per l’azienda, però, diverse sono state le voci influenti (tra cui quella del direttore scientifico della NASA Thomas Zurbuchen) che si sono unite ieri nel salutare l’impresa nel ricordo dello scomparso Paul Allen.


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