Sovvenzioni europee per il diesel manipolato

VW nel corso degli anni ha ricevuto 400 milioni di euro di sovvenzioni dalla BEI con la promessa di sviluppare un motore pulito e amico dell’ambiente, peccato pero’ che il risultato finale sia stato un motore inquinante e manipolat che per anni ha avvelenato l’aria delle città di tutto il mondo. La procura di Braunschweig, competente sul tema, ha archiviato il caso. Ne parla la Süddeutsche Zeitung
E’ una storia piena di ironia involontaria: c’è un gruppo industriale che riceve centinaia di milioni di euro di sussidi per sviluppare un motore ecologico e invece ne viene fuori uno scandalo.
Naturalmente si tratta di VW. Qualche anno fa il gruppo aveva ricevuto dalla Banca europea per gli investimenti (BEI) dei prestiti, per un valore di 400 milioni di euro, allo scopo di sviluppare un nuovo motore ecologico. Alla fine di tutto il processo invece è uscito proprio il motore diesel dal codice EA 189, divenuto tristemente noto a causa dello scandalo sulle emissioni diesel. 400 milioni di euro – per cosa esattamente?
E ‘stato lo staff dell’Ufficio europeo antifrode OLAF ad entrare in scena e a voler guardare piu’ da vicino nei prestiti erogati dalla BEI a partire dal 2009. Hanno tenuto duro: il denaro non è finito in una tecnologia orientata al futuro e rispettosa dell’ambiente, ma in un motore manipolato. Il caso è stato trasmesso alla procura di Braunschweig, che indaga anche sulla scandalo emissioni, e che martedì scorso ha comunicato che l’inchiesta per sospetta frode nei confronti dei dipendenti del gruppo VW è stata archiviata.
Si ritiene infatti “che i fatti comunicati dall’autorità europea OLAF nel luglio 2017, ai sensi del diritto penale tedesco non siano punibili e non siano più perseguibili”, ha affermato il procuratore di Braunschweig.
Con gli inquirenti tedeschi, il gruppo Volkswagen non ha più problemi 
Alla BEI all’epoca c’era molta euforia in merito al progetto. “Siamo lieti non solo di sostenere con questo prestito delle tecnologie piu’ ecocompatibili in Europa, ma anche di dare manforte all’industria automobilistica per affrontare i tempi difficili che abbiamo davanti”, cosi’ all’epoca veniva lodato il prestito e il suo nobile obiettivo. Una frase che oggi – nonostante la chiusura del procedimento giudiziario – suona come una presa in giro. Dopo che l’Ufficio europeo antifrode nell’estate del 2017 aveva informato la BEI delle sue conclusioni, il Presidente della BEI Werner Hoyer aveva dichiarato: “siamo molto delusi di quello che l’indagine OLAF ha rivelato. Anche la BEI è stata truffata da VW sull’uso dei dispositivi di controllo delle emissioni”
Il procedimento nei confronti dei dipendenti VW per eventuali frodi sulle sovvenzioni europee tuttavia si è chiuso con un verdetto decisamente clemente nei confronti di Volkswagen. E come gruppo VW al momento non ha grandi problemi con le autorità inquirenti tedesche. La procura di Braunschweig ha già comminato una multa da un miliardo di euro, mentre la procura di Monaco II ha già incassato 800 milioni di euro da parte della controllata di VW, Audi. Proseguono invece i procedimenti penali contro l’ex CEO Martin Winterkorn, l’attuale presidente Herbert Diess e il capo del consiglio di sorveglianza Hans Dieter Pötsch. Tutti e tre continuano a negare le accuse.
Se si dovesse arrivare ai processi e quindi sul tavolo dei giudici arrivassero degli elementi concreti, la situazione potrebbe farsi nuovamente difficile per il gruppo VW – soprattutto per quanto riguarda le richieste di risarcimento danni da parte dei clienti e degli azionisti. Questi sperano infatti che in caso di eventuali procedimenti penali, possano emergere elementi in grado di dare nuovo slancio alle  loro richieste di risarcimento.

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