SIRIA – Attacco missilistico israeliano nell’area di Homs, la Russia porta gli S400 a Qamishli

Foto: Global Look Press / Keystone Press Agency / Bashar Taleb

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SIRIA – Attacco missilistico israeliano nell’area di Homs, la Russia porta gli S400 a Qamishli

I media siriani hanno segnalato un ennesimo attacco missilistico israeliano la sera di oggi 8 novembre, questa volta nella regione centrale della Siria.

Una violenta serie di esplosioni è stata sentita nell’area della città di Homs, nell’ovest del Paese. La difesa antimissilistica siriana è stata prontamente attivata nell’area di Tartous e dovrebbe aver abbattuto la maggior parte dei missili provenienti dal Libano.

L’agenzia statale siriana SANA ha comunicato che “oggi alle 19:16 Israele ha lanciato attacchi dallo spazio aereo a nord di Beirut. Sono state colpite alcune aree della parte centrale e costiera. Le nostre difese aeree hanno respinto gli attacchi, abbattendo la maggior parte dei missili nemici. A seguito dell’aggressione, due militari sono rimasti feriti e sono stati inflitti danni materiali”, si legge nel messaggio.

SANA dice che la maggior parte di missili sono stati neutralizzati. Al momento non si conoscono gli obiettivi colpiti.

La Russia sta rafforzando la base area di Qamishli, nel nord-est della Siria

Secondo fonti militari siriane, la Russia sta posizionando aeromobili S35 nella base e ivi sarà posizionata una divisione separata del sistema missilistico di difesa aerea S-400 “Triumph”

Il motivo del rafforzamento della base è ovviamente la minaccia turca di espandersi ulteriormente a nord ed occupare nuove terre, con il pretesto della minaccia curda

Naturalmente il posizionamento degli S400 consentirà di mantenere sotto controllo i cieli della parte orientale, settentrionale e meridionale della Siria.

aeroporto di Qamyshly

Secondo le stesse fonti militari il dispiegamento nella base degli aerei dovrebbe raggiungere le 20 unità. Il nuovo asset consentirà operazioni aeree più agevoli anche funzionale al contenimento dell’ISIS nel deserto Badia.

Gli osservatori ritengono che il rafforzamento della presenza militare russa nella regione, può essere letto in prospettiva di un maggiore coordinamento con le forze siriene nell’area ed una maggiore collaborazione con le forze curde.

Intanto, le relazioni tra Mosca ed Ankara stanno diventando tese. Un funzionario turco, il prof Salih Yilmaz, docente all’Università Yildirim Beyazit di Ankara – considerato in vista nella cerchia di Erdogan – ha dichiarato attraverso i media turchi:

“Sappiamo che la Russia ha basi proprio al confine siriano con la Turchia. Ma la Turchia non dice alla Russia: “Perché crei una base vicino al mio confine?” La stessa Russia dovrebbe pensarci”, ha detto Yilmaz, aggiungendo: “La Russia accetterà il dispiegamento di basi militari turche al confine con il Donbass?”.

Ovviamente il professore è un ‘messaggero’, in linea con l’ambiguità di Ankara che non parla direttamente, volendo tenere i piedi in due staffe.

Secondo il libro “I prossimi 100 anni” scritto da George Friedman , capo della società di intelligence e analisi Stratford, la politica di Ankara nel prossimo e medio termine prevede l’espansione nel Caucaso, nella Russia meridionale, in Crimea e nell’Asia centrale. Indipendentemente se tutti questi obiettivi saranno realizzati o meno, sono tutti obiettivi in aperto contrasto con Mosca.

Quindi è assai plausibile che la relativa quiete tra i due paesi non durerà ancora per molto e, naturalmente, per questo gli USA non rinnegano definitivamente lo scomodo alleato.

patrizioricci – by @VpNews

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