Gagarin: là dove nessuno era mai arrivato prima

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Girando attorno alla Terra, nella navicella, ho visto quanto è bello il nostro pianeta. Il mondo dovrebbe permetterci di preservare ed aumentare questa bellezza, non di distruggerla!

-Jurij Gagarin

Yuri Gagarin in 1963.jpg

Jurij Gagarin.

Oggi, 12 aprile, si festeggerà una ricorrenza relativamente giovane (è stata istituita nel 2001) ma che ormai viene celebrata in quasi tutto il mondo: la Notte di Jurij. Lo Jurij alla quale è dedicata altro non potrebbe essere che Jurij Gagarin, che, proprio il 12 aprile del 1961, a bordo della navicella Vostok 1, divenne il primo essere umano a viaggiare nello spazio. Ma da dove veniva Jurij Gagarin, chi era l’uomo dietro al mito, e come arrivò a diventare il protagonista di questa pietra miliare nella storia dell’esplorazione spaziale?

Gli inizi e l’entrata nell’aeronautica
Jurij Gagarin nacque il 9 marzo 1934 nel villaggio di Klushino, vicino a Gzhatsk (che fu ribattezzata Gagarin nel 1968, dopo la sua morte). I suoi genitori lavoravano in una fattoria collettiva: suo padre Aleksej Ivanovich Gagarin era un falegname e muratore, e sua madre Anna Timofeevna Gagarina si occupava della mungitura delle mucche. Jurij era il terzo di quattro figli.

Il giovane Gagarin dimostrò fin da subito una spiccata preferenza per le materie scientifiche, ma venne presto costretto ad interrompere gli studi: come milioni di persone in Unione Sovietica, la famiglia Gagarin subì i patimenti dell’occupazione nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. Klushino fu occupata nel novembre 1941, durante l’avanzata tedesca verso Mosca, e un ufficiale prese possesso della residenza dei Gagarin. Alla famiglia fu permesso di costruire una capanna di fango, grande circa 3 metri per 3, sul terreno dietro la loro casa, dove trascorsero un anno e nove mesi, fino alla fine dell’occupazione. I due fratelli maggiori di Jurij, Valentin e Zoja, furono deportati dai tedeschi in Polonia nel 1943 e non tornarono prima della fine della guerra, nel 1945. Nel 1946, la famiglia si trasferì a Gzhatsk, dove Jurij continuò la sua istruzione secondaria.

Nel 1950, a 16 anni, Gagarin iniziò l’apprendistato da fonditore presso l’acciaieria di Ljubercy, vicino Mosca, e si iscrisse anche a una scuola locale di “giovani lavoratori” per le classi serali dell’ultimo anno delle superiori (una specie di alternanza scuola-lavoro ante litteram, insomma). Nel 1951 si diplomò sia alle superiori sia alla scuola professionale, distinguendosi nei lavori di stampaggio e di fonderia, e dopo ciò venne selezionato per un ulteriore addestramento presso l’Istituto Tecnico Industriale di Saratov, dove si impegnò nello studio dei trattori. A Saratov nacque in Gagarin la passione per lo sport in generale, e l’hockey e la pallacanestro in particolare, arrivando ad allenare la squadra dell’istituto e a prestare servizio come arbitro; ma nacque in lui anche un’altra passione, quella che avrebbe segnato la sua futura esistenza: il volo. Mentre studiava a Saratov si offrì volontario per l’addestramento nel fine settimana come cadetto in un club di volo locale, dove imparò a volare – prima su un biplano e poi in un addestratore Yak-18. Per sbarcare il lunario cercava anche di guadagnare un po’ di denaro supplementare come manovale part-time nel porto sul Volga.

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Dopo essersi diplomato nel 1955, per Gagarin venne il momento del servizio di leva. Su raccomandazione, fu inviato alla Prima Scuola per Piloti dell’Aeronautica Chkalov ad Orenburg, e compì il suo primo volo in solitario su un MiG-15 nel 1957. Dopo la laurea, venne assegnato alla base aerea di Luostari, nell’Oblast di Murmansk, vicino al confine norvegese. Le condizioni meteo della zona erano quasi sempre pessime, e rendevano ogni volo un’impresa, ma le varie avversità non fecero altro che affinare le abilità di Gagarin come pilota. Divenne tenente delle forze aeree sovietiche il 5 novembre 1957; il 6 novembre 1959 ricevette il grado di primo tenente.

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L’autore di questo ritratto si è preso molte licenze artistiche nel rappresentare la permanenza di Gagarin nello spazio.

La strada verso le stelle
Nel 1960, dopo un lungo e rigido processo di ricerca e selezione iniziato l’anno prima ad opera di Sergej Korolev, Gagarin venne scelto con altri 19 piloti per partecipare al programma spaziale sovietico. Gagarin superò ulteriori selezioni ed entrò in un gruppo di addestramento d’élite noto come i Sei di Soci, da cui sarebbero stati scelti i primi cosmonauti del programma Vostok. Gagarin e altri potenziali candidati furono sottoposti ad esperimenti per testare la resistenza fisica e psicologica, oltre che all’addestramento per il futuro volo. Gagarin sperimentò la microgravità con l’uso di una torre a caduta, una rudimentale installazione simile alle odierne attrazioni dei parchi di divertimento più in vista, che permetteva 2-3 secondi di assenza di peso. Le possibili scelte per il primo volo nello spazio alla fine si ridussero a Gagarin e German Titov, a causa delle loro prestazioni durante le sessioni di allenamento e delle loro caratteristiche fisiche: nella piccola cabina di guida della Vostok c’era pochissimo spazio, ed entrambi erano bassi di statura. Gagarin era alto 1,57 metri.

Gagarin, grazie alle sue qualità come persona, alla sua semplicità e al suo perenne sorriso, era anche diventato il candidato favorito dai suoi compagni d’avventura. Quando i 20 candidati vennero invitati a votare in modo anonimo quale altro candidato avrebbero voluto fosse come il primo a volare, tutti tranne tre scelsero Gagarin.

Primo cosmonauta
Il 12 aprile 1961, alle 6:07 UTC, il veicolo spaziale Vostok 3KA-3 (Vostok 1) con Gagarin a bordo, al quale era stato assegnato il segnale di chiamata Kedr (Pino Siberiano), fu lanciato dal cosmodromo di Bajkonur.

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La missione ebbe inizio con questo dialogo:

Korolev: “Fase preliminare… Intermedia… Principale… Decollo! Ti auguriamo un buon volo, va tutto bene”.
Gagarin: “Поехали!” (Poechali! – Si va!).

I cinque motori della prima fase funzionarono fino al primo evento di separazione, quando i quattro booster laterali si staccarono lasciando in funzione il motore centrale. Il nucleo centrale si separò mentre il razzo si trovava in una traiettoria suborbitale, e lo stadio superiore lo portò in orbita. Una volta che lo stadio superiore esaurì il carburante, si separò dalla navicella spaziale. La sonda spaziale orbitò per 1 ora e 48, durante i quali Gagarin vide per la prima volta quello che mei nessuno aveva visto prima, l’aspetto della Terra dallo spazio:

“La Terra è blu […] Che meraviglia. È incredibile”.

Qualcuno afferma che durante il volo Gagarin constatò l’assenza di Dio, ma non c’è traccia di frasi simili nelle registrazioni della missione. Fu German Titov, il secondo uomo nello spazio, a fare quest’affermazione durante unintervista, mentre il nome di Gagarin accostato alla frase “Qui non vedo nessun Dio” venne fatto sia da Nikita Khrushchev che da Leonid Breznev. Anche la frase “Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini” non venne mai pronunciata da Gagarin.

Comunque sia, Jurij Gagarin era diventato il primo uomo non solo a viaggiare nello spazio, ma anche il primo ad orbitare intorno alla Terra. Era ormai il momento di iniziare il rientro sulla Terra, cosa che Gagarin fece fischiettando la canzone patriottica “La Madrepatria Ascolta, la Madrepatria Sa”. Non ci furono problemi nemmeno al rientro: durante la discesa della navicella Gagarin si eiettò e si paracadutò, atterrando in un campo di Ėngels, nell’Oblast di Saratov, più ad ovest rispetto al punto d’atterraggio stabilito. Le prime persone che incontrò furono un contadino e sua figlia, che, spaventati dalla strana vista di quell’uomo in tuta spaziale paracadutatosi davanti a loro, iniziarono ad indietreggiare. Gagarin però li tranquillizzò subito:

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Non abbiate paura, sono un Sovietico come voi, che è disceso dallo spazio, e ora devo trovare un telefono per chiamare Mosca!

Gagarin a Varsavia.

La vita dopo lo spazio e la tragica e misteriosa morte
Il volo di Gagarin fu un trionfo per il programma spaziale sovietico. L’annuncio sulla radio sovietica venne fatto da Jurij Levitan, lo stesso speaker radiofonico che aveva annunciato tutti i principali eventi della Grande Guerra Patriottica e la morte di Stalin. Gagarin divenne un eroe nazionale dell’Unione Sovietica e del blocco orientale, e una celebrità mondiale. I giornali di tutto il mondo pubblicarono la sua biografia e i dettagli del suo volo. Mosca e altre città dell’Unione Sovietica tennero manifestazioni di massa la cui scala fu seconda solo alle parate per la vittoria della Seconda Guerra Mondiale. Gagarin fu scortato da un lungo corteo di personalità di alto rango per le strade di Mosca fino al Cremlino, dove, in una cerimonia sontuosa, gli fu conferito il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica da Nikita Khrushchev.

Più tardi, Gagarin viaggiò molto all’estero. Visitò l’Italia, la Germania, il Canada, il Brasile, il Giappone, l’Egitto e la Finlandia per promuovere l’impresa dell’Unione Sovietica.

Tre mesi dopo la missione Vostok 1, visitò il Regno Unito, più nello specifico Londra e Manchester, dove dimostrò ancora una volta la sua modestia. La sua visita in quella città inglese prevedeva una parata per le vie della città su una Bentley decappottabile, ma durante l’evento si scatenò un diluvio. Gagarin insistette sul fatto che la capote rimanesse abbassata, in modo che le persone accorse potessero vederlo, arrivando addirittura a rifiutare un ombrello. Gagarin dichiarò:

Se tutte queste persone venute ad accogliermi possono stare sotto la pioggia, posso farlo anch’io”.

Nel 1962 Gagarin iniziò a prestare servizio come Deputato del Soviet dell’Unione, e venne eletto nel Comitato Centrale della Lega dei Giovani Comunisti. In seguito tornò alla Città delle Stelle, la struttura vicino Mosca dove vivevano e si addestravano i cosmonauti che partecipavano al programma spaziale sovietico. Lì trascorse diversi anni lavorando a dei progetti per un veicolo spaziale riutilizzabile. Divenne tenente colonnello delle forze aeree sovietiche il 12 giugno 1962 e ricevette il grado di colonnello il 6 novembre 1963. I funzionari sovietici cercarono di tenerlo lontano da qualsiasi volo, preoccupati di perdere il loro eroe in un incidente. Gagarin però collaborò a varia altre missioni spaziali, come quella che nel 1963 rese Valentina Tereshkova la prima donna nello spazio. Riuscì anche a farsi nominare pilota di riserva per il suo amico Vladimir Komarov nel volo della Sojuz 1, lanciata nonostante le proteste di Gagarin, secondo il quale era necessario installare ulteriori misure di sicurezza sulla navetta. Quando il volo di Komarov terminò in un incidente fatale, Gagarin fu permanentemente escluso dall’addestramento e dalla partecipazione a ulteriori voli spaziali.

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Il 20 dicembre 1963, Gagarin divenne Vicedirettore dell’Addestramento della Città delle Stelle. Due anni dopo fu rieletto deputato al Soviet Supremo, ma questa volta al Soviet delle Nazionalità. L’anno seguente iniziò a riqualificarsi come pilota di caccia. Il 17 febbraio 1968 difese con successo la sua tesi di ingegneria aerospaziale sul tema della configurazione aerodinamica degli spazioplani, passando a pieni voti.

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Busto di Gagarin a Rostov, una delle tante sculture dedicate al cosmonauta sparse in tutto il mondo.

Il 27 marzo 1968, però, avvenne la tragedia. Durante un volo di addestramento di routine dalla base aerea di Chkalovskij, lui e il suo istruttore di volo Vladimir Serjogin morirono nello schianto del MiG-15UTI che stavano pilotando vicino alla città di Kirzach.

Un incidente dai contorni misteriosi, completamente inatteso, viste le capacità di Gagarin, e che ancora oggi non è stato del tutto chiarito, tanto da aver fatto nascere varie teorie della cospirazione. Alcuni danno la colpa alle informazioni errate fornite a Gagarin dal personale della base, che lo avrebbero fatto imbattere in condizioni meteo molto peggiori di quelle che si aspettava; altri affermano che l’incidente fu causato dall’impatto con un uccello; altri ancora danno la colpa ad una presa d’aria lasciata aperta, che avrebbe causato una perdita d’ossigeno in cabina alla quale Gagarin e il suo istruttore avrebbero cercato di porre rimedio con una rapida picchiata che però gli avrebbe fatto perdere conoscenza; secondo altri la colpa sarebbe di una formazione di Sukhoi Su-15 che volava sotto la quota loro consentita per evitare il maltempo, dei mastodonti rispetto all’addestratore di Gagarin, che sarebbe finito nella loro scia facendone perdere il controllo al suo pilota; infine c’è chi dice che la perdita di controllo sia stata causata da una brusca manovra per evitare una mongolfiera o il limite superiore del primo strato di copertura nuvolosa.

Quale che sia stata la causa di questa tragica fatalità, così finì l’esistenza del primo pioniere dello spazio, un mito dell’astronautica del quale anche l’Occidente deve riconoscerne i successi e le qualità. Dopo l’incidente i corpi di Gagarin e Serjogin vennero cremati e le ceneri furono sepolte nelle mura del Cremlino sulla Piazza Rossa, ma i memoriali e le statue del primo cosmonauta si contano numerosi, perfino nel vecchio quartier generale della NASA a Houston.

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Articolo di Raffaele Ucci per Saker Italia.

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