Ecco perchè in Siria la pace è così difficile.

Il mondo che immaginano i ‘negoziatori di pace occidentali’ , è un mondo che si immagina immobile, in cui si muovono i capitali (e chi li muove è ‘fortunato’ ed è un buon candidato per fare convenienti alleanze) ma in cui, mai immaginano che gli uomini si possano commuovere e approfondire la propria natura, la propria coscienza profonda.

Se questo accade o non accade, è irrilevante nelle proprie decisioni: è per questo che per questi uomini la pace in Medioriente è così difficile da ottenere, per questi uomini così sempre in equilibro tra il fare la cosa giusta e non dispiacere al potente (nella foto di apertura De Mistura che fino all’anno scorso accusava unilateralmente il governo siriano di tutte le colpe e un frate francescano che è stato sempre con i bambini nella guerra di Aleppo, da cui si spera, possa trovare ispirazione)…

Patrizio Ricci

La società siriana era più libera prima della guerra o adesso? E se vincesse l’attuale ‘opposizione armata’ , sarebbe più libera? Chi ha perso le persone care, un figlio , la moglie, il marito, un famigliare o un amico, adesso è più libero?

[su_panel]Quello che mi ha colpito in questi anni che ho seguito costantemente il devastamento di questa nazione, è l’esperienza raccontata dalle persone.

Mi chiedo ancora, come sia possibile che nonostante la desolazione e la paura, ed il senso di precarietà e di inutilità che la guerra porta con sé, ci possa essere ancora qualcuno capace di amore, di solidarietà, di fare gesti nobili , di sacrificarsi, di avere uno sguardo positivo di fronte alla pioggia di abbandono e di imponderabilità che cade continuamente su tutto. Penso a chi vive ad Aleppo, ai racconti di padre Ibraim (parroco cattolico di Aleppo), alle tante esperienze ascoltate, alle stesse drammatiche esperienze che accadono altrove: cosa spinge quella gente a continuare a ricostruire la propria casa più volte demolita dalle bombe?

Onestamente la risposta a questa domanda è più interessante della vittoria che l’opposizione sta cercando.

Come mai allora i leader europei, cioè quelli che ci servono, coloro che sono lì per risolvere i problemi e per migliorare le cose, a cui abbiamo demandato la facoltà di risolvere alcuni nostri bisogni direttamente, non capiscono il senso profondo che comunica un’esperienza così semplice?[/su_panel]

Come mai i nostri politici (che hanno la facoltà di prendere decisioni importanti, che noi poi dovremo rispettare, quelle che cambiano la vita concreta delle persone), non capiscono che c’è un momento nella vita di un uomo dove è necessario rischiare una decisione di verità anche se questo comporta una perdita di ‘profitto’?

Sento le notizie di distruzione che giungono dalla Siria e dall’Iraq, guardo le immagini provenienti da quelle martoriate terre, la gente che fugge affrontando un viaggio incerto e mi domando da cosa partano i nostri politici per prendere le loro decisioni… Si può essere così tanto presuntuosi da non notare l’evidenza e cioè che tutto questo è iniziato ed è conseguenza diretta dalla illogicità di certe loro scelte?

Come può essere accaduto che l’Europa si sia scaraventata contro la Libia e poi senza aver tratto alcun insegnamento da quell’esperienza l’abbia replicata con le stesse motivazioni e modalità anche in Siria?

La forma del nostro stato è imperfetta, il trattato europeo e quello della Nato è imperfetto ma benché imperfetti mai si dovrebbero concepire simili azioni brutali ed illegittime.
La grossolanità di queste aberrazioni più semplicemente ci fanno comprendere che non si tratta di errori ma i nostri sistemi stanno cambiando, si stanno trasformando in qualche altra cosa, al di fuori di quello che dicono di essere.

[su_panel]Le istituzioni europee sono sempre più nemiche della tradizione e della eredità culturale del nostro paese e delle radici giudaico cristiane dell’Europa. L’ostentata laicità delle istituzioni nazionali e transnazionali occidentali si sta sempre più trasformando in una presuntuosa pretesa di emancipare l’uomo dalla sua stessa natura: gli esiti disastrosi che tutto questo sta generando lo stiamo vedendo in tutti i campi, dentro i confini nazionali e fuori.

I nostri leader politici nel solco di questa laicità, hanno perso totalmente il nesso con la realtà. Lo abbiamo visto negli anni della guerra in Siria: essi non vedono alcuna opportunità nuova da cui ricostruire che continuamente la realtà presente provoca e sfida. Perciò i loro slogan sono stati sempre gli stessi, nonostante la realtà varia continuamente, e le persone cambiano rispetto al proprio  passato.[/su_panel]

Per esempio padre Daniel del monastero Mar Yakub in una sua lettera diceva:

[su_quote]Prima i servizi addetti alla sicurezza volevano controllare tutto ma neanche sapevano che già da tanto tempo tunnel erano stati scavati e armi erano già contrabbandate nel paese e che la guerra era stata preparata da anni.

Oggi i servizi segreti sono purificati e si occupano del loro incarico reale: la difesa del loro paese. Le famiglie in cui dei soldati sono caduti come martiri, sono onorate e aiutate dappertutto. Ad ogni attacco dei ribelli cresce la volontà del popolo di continuar a vivere in concordia con tutti i diversi gruppi religiosi, come in una grande famiglia. La guerra sta liberando le migliori forze di libertà, unità, fraternità ed uguaglianza nel popolo Siriano.[/su_quote]

Lo stesso Assad , anche se con errori, si è rivelato uno strenuo difensore del proprio paese, altrimenti il popolo (ed anche chi lo detesta perché condizionato da odi atavici delle divisioni etniche), non lo seguirebbe.

Ma i preparatori dei negoziati di pace non hanno hanno creduto a questa possibilità pur avendola vista. Sono rimasti legati ad una inesorabilità della storia sugli uomini. Se uno nasce dittatore, deve morire dittatore, nessuno può cambiare (e così via…).
L’esperienza ci insegna che non è così. Ci insegna che i cambiamenti avvengono quando ci sono grandi lacerazioni ed uno può ricominciare. Purtroppo i nostri ‘capi’ partono da quello che già hanno in testa segnati nel profondo da un indefinibile senso di inimicizia verso l’umano.

Quello che stiamo vedendo rivela quello che ogni uomo è effettivamente. Se chi dice di volere il bene della Siria, dovrebbe sapere che questo è il momento opportuno di muoversi veramente in questo senso: è innanzitutto un’opportunità per sé. Proseguire nella solitudine dell’inimicizia o imparare dalla realtà e mettersi al servizio, come occasione per sè. Il paese è lacerato ma è il momento opportuno per una decisione, per le ragioni accennate anche da padre Daniel.
Ed anche per noi: sappiamo che nubi cupe appaiono all’orizzonte, la possibilità di una guerra generalizzata è reale. Perciò una decisione è necessaria, ed inciderà sulla vita e sul futuro di tutti.

Ciò che succede ha bisogno di essere guardato con speranza, ha bisogno di un approccio differente ma finora l’approccio dei leader politici italiani, francesi, inglesi, tedeschi e degli Stati Uniti è stato didattico, teorico, ideologico, estraniato dalle evidenze dell’ esperienza umana: paradossalmente mai da parte della gente c’è stato un reale struggimento per la pace. Come quello di madre che aspetta che il figlio torni dal fronte vivo, o di un padre che non sa come potrà sopravvivere allo strazio che incombe dietro l’angolo e che può sopraggiungere all’improvviso.

La libertà è imperfetta, può scegliere una cosa che non è giusta. Molti siriani, la stragrande maggioranza ha capito che non era quella la strada. Coloro che continuano a voler ancora la guerra, dimostrano di non essere siriani, perché chiunque fa quell’esperienza di quello struggimento la può sopportare a lungo.

E’ per questo che il 90% del totale dei combattenti anti-Assad sono stranieri e obnubilati dall’ideologia salafita: sono stranieri, cioè estranei dalla terra di Siria; è gente che si muove ormai per inimicizia, per odio settario o si vende al miglior offerente; non sanno di quella tenerezza con cui Gesù ha guardato tutti (e per ricordarcelo sempre, ha posto in ognuno di noi l’umanità). La nostra umanità profonda ci ricorda che noi siamo fatti per ‘un altro bene’ che non è conquistabile con le armi e con il terrore.

E’ per questo che i mandanti degli aggressori, i leader occidentali, che sono cresciuti dentro società che quel bene era famigliare, hanno una responsabilità immensa, sicuramente più della monarchia Saud.
Mi domando con la storia che abbiamo, con le cattedrali che abbiamo, con la tradizione millenaria che abbiamo, come possa accadere che i leader occidentali non riescano a distinguere a cosa tende il proprio destino e quello di quella gente martoriata: quante vite sono state sottratte e quante case sono state distrutte per liberare i siriani dal ‘giogo del dittatore Assad’, e quante vite dovranno essere ancora spezzate?

Il sistema politico è come una tenda, viene buttata giù quando il pastore transuma. Per la vita del pastore è importante la tenda più o meno accogliente ma è più importante  è la sua famiglia, i legami, gli affetti, il proprio ‘mondo’. Ciò che lo muove non è per la tenda, la tenda è un mezzo… Non capire questo, è  una presunzione che ha bruciato tutto. È evidente ma ancora purtroppo non se ne viene a capo: lo si vede dal fatto che nessuno ha voglia di cambiare il linguaggio, perchè chamare ogni cosa con il suo nome è il primo passo per cambiare ogni cosa. Hanno invece deciso che sia solo una questione di bombe. Vincerà chi ne ha di più…

Dentro il caos, c’è chi reputa che non è importante il giudizio, c’è chi reputa che siccome non possiamo cambiare le cose, è inutile la conoscenza e quindi il giudizio: non capiscono che in questo modo vinceranno sempre le bombe. E ‘quindi ora di decidere se lasciare tutto o così o dire ‘io’ come il padre di Aleppo che cerca di rimettere la plastica alle finestre divelte dalle esplosioni (e che non conosce se verrà ‘domani’).

Fare guerra ad altri popoli esula dalle motivazioni fondanti uno stato, è solo un atto che ha lo scopo di ricavare in qualche modo più potere a danno di qualcun altro. Gli apparati statali si costituiscono perché,  in società sempre più complesse ed articolate, il popolo cede parte della propria sovranità perché lo stato ‘se ne curi’. La società autorizza lo stato a trovare i modi migliori per organizzare la propria vita sociale, però questo non vuol dire che lo stato ha licenza di snaturare i fondamenti della vita, allontanando l’uomo dalla coscienza di sè.
Quando un simile comportamento viene messo in opera, in quello stesso istante nasce la vera dittatura: queste élite ancorchè sono a capo di sistemi democratici, si sono collocate da tempo nella illegittimità perché gran parte della propria azione politica è concentrata nel perpetuare il proprio pensiero indifferentemente da chi sarà eletto. L’inattaccabilità avviene tramite la burocraticizzazione, i regolamenti, le leggi, gli organismi autoreferenziali (Onu, tribunale dell’Aja etc).

Alla luce di queste semplici evidenze, allo stato attuale, la ‘coalizione occidentale’ altro non è che un sistema di dittature che non si è fatto scrupolo di ingannare con ogni mezzo l’opinione pubblica allo scopo di creare inesistenti nemici esterni.

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