IRAN – Rouhani sotto accusa per ‘negoziare segretamente con Israele’

Una cosa che dovrebbe essere normale, cioè il dialogo nel non -mondo dell’odio e del sospetto – cioè avvicinare due posizioni lontane per un bene più grande –  diventa un reato di cospirazione.

Trump è ancora alle prese con il Russiagate, un’inchiesta che non è altro che il ricettacolo della fobia anti-russa. Sospinta in ogni modo in modo bi-partisan e dai media essa nel caso del Russiagate è stata usata dal partito democratico e dagli apparati – che governano realmente gli USA – per mettere fuori gioco il primo presidente che dopo molti anni nella storia degli USA – aveva promesso nel suo discorso di insediamento di riconsegnare la Casa Bianca al popolo americano.

Come ricorderete, Trump in quell’occasione, aveva promesso di rimettere il popolo americano al centro della politica americana e di prosciugare la ‘palude’ fatta di intrighi ed interessi delle multinazionali e dei Think Thank delle guerre senza fine.

Ora per un motivo altrettanto aleatorio, anche il presidente iraniano Rouhani è accusato. Tuttavia, questa volta le motivazioni sono ancora più sorprendenti rispetto a quelle dell’inquilino della Casa Bianca: Rouhani è accusato  “nientemeno che” di colloqui segreti con Israele.

Si potrebbe obiettare che questa è una gran bella notizia. Anche tra nemici ci si deve parlare, per trovare un compromesso o perlomeno lasciare aperto un canale per non arrivare alle catastrofi.

”Dovrebbe”, ”potrebbe”, ma non è accaduto niente di tutto questo. Chierici e conservatori, sostenuti dal supremo leader iraniano Ayatollah Ali Khamenei, minacciano la prigione e la morte del presidente Hassan Rouhani a causa di presunti negoziati segreti con Israele.

Ciò che è successo ha dell’incredibile:  secondo  Middleeasteye la scorsa settimana, un ufficiale del Corpo di Guardia della Rivoluzione Islamica (IRGC) capo del centro di sicurezza, Hassan Abassi, ha accusato Rouhani di aver partecipato a negoziati segreti con Israele. Ha sollevato l’accusa senza fornire prove, durante un discorso all’Università di Ardebil Azad. Ha anche accusato Rouhani – “udite udite”di essere segretamente un economista neo-keynesiano.

Si potrebbe obiettare “ed allora? Magari avessimo noi un politico Keneysiano a Bruxelles e magari più politici nei paesi chiave che possono portare distensione nel mondo, si parlassero un po’ di più facendo tacere le armi…”.

Sì,  ”si dovrebbe”, ”si potrebbe”, ma non è accaduto niente di tutto questo: il presidente iraniano Hassan Rouhani sta affrontando minacce di morte e si sta sviluppando una parte dell’opinione pubblica che chiede la sua cacciata.

Come sappiamo sullo sfondo ci sono le proteste in Iran per l’aumento del prezzo dei carburanti (secondo Amnesty International hanno portato finora più di 100 morti) . Perciò quale momento migliore per montare ancora di più la rabbia della gente  -che presa allo stremo per le sanzioni – se la prende con l’unico interlocutore possibile, il governo?

Sembra proprio una farsa. Anche tenendo conto che Abbasi (l’accusatore) ha una lunga storia di accuse dubbie e teorie della cospirazione. Ciò non toglie però che ha influenza in alcuni segmenti della leadership iraniana che dà alle accuse una certa attenzione.

Oltre tutto ciò sembra che un religioso stia cercando supporto per l’impeachment da parte dei parlamentari iraniani sulle accuse che circondano la politica di Rouhani, e queste nuove accuse israeliane hanno probabilmente lo scopo di dare un colpo di grazia.

Siamo quindi di fronte ad un momento doppiamente pericoloso: il primo ministro israeliano Netanyahu – disperato sotto accusa per frode e e altri capi di imputazione – potrebbe dare il suo ‘colpo di coda’ scatenando una guerra per salvarsi per il momento dai guai giudiziari e dall’altra parte, in Iran sta prendendo piede il partito della guerra. A peggiorare le cose ed esasperare ancor di più la situazione, l’ USS Abraham Lincoln e il suo gruppo d’attacco hanno attraversato lo Stretto di Hormuz nel Golfo Persico.

patrizio ricci @viatatoparlare