In preparazione alla solennità dei santi e alla commemorazione dei fedeli cristiani defunti – Le ultime realtà di ciascuno.

Padre Giuliano Di Renzo, passionista, già officiale alla Elemosineria apostolica del Vaticano, in preparazione alla solennità dei santi e alla commemorazione dei fedeli cristiani defunti, mi ha inviato la seguente riflessione che con piacere pubblico.

dal blog di Sabino Paciolla

di Giuliano Di Renzo

La vita non è l’acquisizione della cittadinanza di quaggiù ma esodo verso una meta e avendo dunque un fine avrà pertanto una fine. E’ una missione la vita ed ha quindi uno scopo, è un cammino verso il cielo e l’amore che vieppiù in noi arde potrebbe fare di questo una corsa e par che la morte dopo molte prove di purificazione non faccia più paura, come testimonia l’esito finale della vita di molti santi. “Quale gioia quando mi dissero: Andremo alla casa del Signore. E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme. Là salgono insieme le tribù, le tribù del Signore per lodare il nome del Signore. Domandate pace per Gerusalemme. Sia pace, Gerusalemme, per coloro che ti amano” (Salmo 122,1-6). “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, poiché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, che tu hai preparata davanti a tutti i popoli, Luce di rivelazione alle genti e gloria del tuo popolo Israele” (Vangelo di San Luca 2,29-31). Del resto il fatto che la vita si dispieghi nel tempo manifesta l’incontrovertibile verità di quanto si è ora affermato. Non può immaginarsi che la vita sia poi identica al non essere esistito, perché non fossimo esistiti saremmo allora noi stessi un assurdo, un assurdo sarebbe stato esistere anche in odo provvisorio, saremmo stati un irrisolto perché alla coscienza, del nostro io, il nostro essere più profondo resterebbe in noi domanda senza risposta. La risposta di un vuoto a una domanda che è volontà di vita, un inferno sarebbe quell’assenza, uno sconvolgente impenetrabile silenzio dell’assurdo. E’ possibile? Se tutto fosse assurdo sarebbe assurdo la stessa esistenza dell’assurdo. Si entrerebbe in spirale follia della mente che straccia se stessa e rivolgendosi come in un cancro in esso si tormenta e si danna.

Oh certo, si sa, è proprio questo l’inferno, non le sacre rappresentazioni dei pittori e poeti e le similitudini al modo di punire della giustizia umana. L’inferno è una continua irosa e tormentosa domanda a cui la stessa ragione non dà risposta essendo esso un’irrazionale scelta del cuore, come senza ragione sono l’amore e l’odio non avendo essi altra ragione che se stessi. Si ama infatti perché si ama e si ama di amare. L’amore, scrive san Bernardo nel Commento al Cantico dei Cantici, è ragione e premio a se stesso. Per converso opposto tale è pure l’odio. Con la differenza che l’odio non è premio ma condanna perché chi odia soffre e gode della sofferenza che dà l’odiare e la gioia che trova chi odia nel far soffrire chi egli odia.

Il demonio e le anime dannate all’inferno odiano. Odiano se stesse, odiano il loro odio e paradossalmente amano di odiare, amano quindi di soffrire di odiare per poter odiare ancora. E’ appunto l’inferno e suo fuoco è l’odio che brucia e non consuma, fiamma oscura di sinistra mortifera luce senza luce. Una realtà che va per paradossi. Nulla di impossibile giacché anche il mondo fisico e della matematica vanno per paradossi e ad essi si crede perché la realtà lo impone.

Dio! Torniamo a Lui, al nostro amato Signore e Dio, calore e luce di amore. Signore e Dio perché signore a cui si offre desideroso lo slancio del nostro cuore, che da Lui si sa amato e risorgendo in questo amore ringrazia e ama, amando adora, simile agli angeli e ai beati che si ritrovano in cielo sazi e debordanti di Luce. La loro vita è beatitudine che dona ad essi la loro trasformazione in luce nel raggiunto perenne possesso dell’infinito vivente Amore. Torniamo a Lui, a Dio che ama ed è da noi amato, tutti tiene in essere e tutti in noi e intorno a noi muove come Amore.

Come la metteremo con il principio metafisico che ciò che è in quanto è non può non essere? E il nulla non è, non è soggetto né oggetto e basta? Infatti noi riconosciamo che esiste Dio, che esiste per sé perché senza di Lui nulla esisterebbe. E’ il lume della mente per cui la mente conosce, è il lume delle cose che fa esse possibili di essere conosciute. E’ verbo, logos della ragione che pensa e conosce e conoscendo pensa. Ed è in ciò che siamo immagine di Dio, partecipiamo come suo riflesso della vita a Dio intima, del vivere di Dio in se stesso e con se stesso, comunione viva ed esaustiva di Dio con se stesso per cui è completo in se stesso, non è un solitario silenzioso e senza vita, non ha bisogno se non di sé. Egli è Vita ed Essere, Intelligenza e Amore e in quanto amante sé ama e crea vite via via a Lui somiglianti. Anche l’intimità della materia è sempre più via via misteriosa e splendida, sempre più complessa e aperta a nuovi misteri. “La gloria di Colui che tutto move / per l’universo penetra e risplende / in una parte più e meno altrove.” (Dante. Par I,1-3).

Abbiamo scorsi nel mese di ottobre i misteri del santo Rosario, ma certamente non potremo rimanere ristretti solo a questo mese ormai quasi trascorso ma l’esistenza di quei misteri pregati, meditati, assorbiti devono rimanere in noi come habitus dello spirito al fine di far che essi siano anima della nostra anima, esperienza vissuta del sommo mistero della vita umana e interna di Dio.

I misteri del santo Rosario sono come un quadro che riprende il nome dalle rappresentazioni detti appunto misteri che nel medioevo si aveva dapprima in chiesa poi sul sagrato dispiegando alla vista e da essa alla mente dei fedeli in modo plastico i fatti della vita di Gesù, della Madonna, dei santi. Si voleva che non rimanessero quei misteri ricordo di un pio intrattenimento ma facessero di ciascuno spettatore un attore nella vita di ogni giorno del mistero visto e meditato.

Ricordo la suggestione che ricevetti da ragazzo assistendo in televisione a “La maschera e la grazia” nelle serate della Festa del Teatro di San Miniato, città pisana che venera come patrono San Ginesio.

La RAI del cattolico fiorentino Ettore Bernabei aveva diffusa cultura. Un’epoca oggi detta d’oro cancellata dalla spartizione del servizio pubblico tra i partiti, fatto così da allora loro servizio privato.

In quel La maschera e la grazia l’attore pagano Ginesio si immedesimava talmente nella sua maschera di martire cristiano da ritrovarsi alla fine egli stesso cristiano. La maschera come incontro misterioso con Cristo, il teatro non come finzione, spettacolo, ma catarsi dell’anima.  Lo Spirito di Dio trasforma di luce le maschere che la vita mette sul volto di ciascuno di noi, poveri frammenti del tutto esistente e dona lumi di contemplazione che rendono innamorati di Dio.

Similmente il mistero man mano ripetuto del rosario deve assorbirci tanto da divenire la stessa nostra vita quotidiana, abitudine alla contemplazione del mondo ultrasensibile eterno di Dio.

Contemplazione che proietta sulla banalità ordinaria dell’angusto nostro mondo terreno lo sfondo di un orizzonte più grande dando ragione ad essa della sua vocazione che va oltre il tempo. La terra cessa di essere insignificante e piatta e il tempo del vivere si fa lieto presentimento dell’eternità.

La solennità dei Santi dispiega agli occhi della nostra anima, alla nostalgia del nostro cuore la visione di pace del nostro infinito destino. Destino dell’amore nella sua piena espansione d’amore, ove tutta si sazia di vita la nostra persona, ove tutta si assorbe in abisso di luce e tutta essa si esalta di meridiana luce di posseduto infinito Amore.

Male si fa a non meditare e neppure ricordare il mistero, che pure è nostro, dei cosiddetti nuovissimi. Essi sono le ultime nostre realtà atte a completare il nostro stare ed esistere. Sono essi la morte intesa non fine di tutto ma come passaggio dalla zona delle ombre del tempo al libero spazio dello spirito che è l’eternità. Quindi il giudizio, consuntivo della vita e valutazione di se stessi alla luce di Cristo risorto in seguito alle ripetute libere scelte da noi fatte nella vita. L’inferno, il tormento del buio nel quale precipita e rimane sepolta come in solido blocco di ghiaccio e di fuoco l’anima tenutasi in vita ostinatamente chiusa e sorda alla Luce e alla voce di Dio che la sollecitava al bene. Ha preferito il godimento breve e futile di innaturale sua presunta sufficienza a se stesso. Impenetrabile ad ogni altro amore che non sia se stessa l’anima è ormai cieca per sempre. Il paradiso, se abbiamo spalancato il cuore ai suggerimenti dell’Amore, esauditi i suoi desideri e purificati noi stessi nei sacramenti che donava a noi il Cuore squarciato di Cristo, unica fonte della Vita. E’, il paradiso, la giuliva vittoriosa invasione in noi della Luce e pienezza in noi dell’Amore in vicendevole gioioso scambio di splendori senza fine. Dio è santo e giusto ed è sommamente rispettoso delle nostre libertà. Sono esse che danno a noi dignità di persone, ci fanno simili a Lui, padroni di noi stessi e costruttori del nostro destino. Come ci saremo voluti e fatti nel tempo tali resteremo per sempre appena usciti dal tempo saremo entrati nell’immutabile vita che è l’eternità.

Coelestis urbs Jerusalem, beata Pacis visioCittà celeste Gerusalemme, visione beata della Pace, canta di speranza la Chiesa, comunità dei redenti pellegrinante sulla terra guardando se stessa nella comunità dei salvati che gioiscono nell’eternità. La solennità dei Santi è rivelazione di noi stessi nel disegno della creazione e della redenzione, è il mistero di Cristo e della Chiesa da secoli nascosto in Dio che in noi si compie. Preghiamo per i defunti. Giungano essi alla pienezza della gioia del loro essere Chiesa nella Gerusalemme celeste, la Sposa per senpre di Cristo. I santi che abbiamo incontrati sulla terra, San Pio, la Serva di Dio Luigina Sinapi, le venerate signora Luisa e suor Annita Bindi e altri sono compagni a noi ora nella penitenza e nella speranza, di noi amici, a noi uniti nella felicità e pena della vita quale amore che attende. Amiamo questi nostri piccoli grandi santi. Sono stati occhio a noi ciechi, piede a noi zoppi sul pendio della vita. Ricordiamocelo sempre.

 

link:https://www.sabinopaciolla.com/in-preparazione-alla-solennita-dei-santi-e-alla-commemorazione-dei-fedeli-cristiani-defunti-le-ultime-realta-di-ciascuno/