Il Papa esprime ad Assad una “profonda preoccupazione umanitaria” … ma cosa è in ballo in Siria?

Il fatti sono noti: il 22  luglio il Cardinale Turkson, accompagnato da S.E. Nunzio Zenari, ha fatto visita al presidente Assad portando una missiva personale di papa Francesco. Sebbene non si conosca l’ intero testo della lettera del Pontefice, i siti di Radio Vaticana ed altri vicino alla Santa Sede ne hanno diffuso – a sommi capi – i contenuti principali.

Quindi vediamo come è stata data la notizia dal nuovo portavoce vaticano Matteo Bruni:
Questa mattina a Damasco, il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, accompagnato dal cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, si è incontrato con il presidente siriano Bashar Hafez al-Assad.
Durante l’incontro, il cardinale prefetto ha consegnato al Capo dello Stato una lettera indirizzatagli dal Santo Padre, che esprime la profonda preoccupazione di Papa Francesco per la situazione umanitaria in Siria, con particolare riferimento alle condizioni drammatiche della popolazione civile ad Idlib.

Altri dettagli di questa iniziativa sono stati resi noti dal segretario di stato della Santa Sede Pietro Parolin a Vatican News:

All’origine di questa nuova iniziativa  c’è la preoccupazione di Papa Francesco e della Santa Sede per la situazione di emergenza umanitaria in Siria, in particolare nella provincia di Idlib. Nell’area vivono più di 3 milioni di persone, di cui 1.3 milioni di sfollati interni, costretti dal lungo conflitto in Siria a trovare rifugio proprio in quella zona che era stata dichiarata demilitarizzata l’anno scorso.

La recente offensiva militare si è aggiunta alle già estreme condizioni di vita che hanno dovuto sopportare nei campi, costringendo molti di loro a fuggire. Il Papa segue con apprensione e con grande dolore la sorte drammatica delle popolazioni civili, soprattutto dei bambini che sono coinvolti nei sanguinosi combattimenti.

La guerra purtroppo continua, non si è fermata, continuano i bombardamenti, sono state distrutte in quella zona diverse strutture sanitarie, mentre molte altre hanno dovuto sospendere del tutto, o parzialmente, la loro attività.

Papa Francesco rinnova il suo appello perché venga protetta la vita dei civili e siano preservate le principali infrastrutture, come scuole, ospedali e strutture sanitarie. Davvero quello che sta accadendo è disumano e non si può accettare. Il Santo Padre chiede al Presidente di fare tutto il possibile per fermare questa catastrofe umanitaria, per la salvaguardia della popolazione inerme, in particolare dei più deboli, nel rispetto del Diritto Umanitario Internazionale”.

 Si trattava di 3.500 persone, tra cui molte donne e bambini, quelle prigioniere di Jaych al-Islam. Ma altre fonti arrivano anche a cifre di oltre 6.000 prigionieri, a parte le esecuzioni compiute. In tutti questi anni il gruppo salafista ha fatto prigionieri, sia dissidenti dal suo operato o combattenti di fazioni rivali anti governative, che uomini e donne di altre fedi o leali al proprio governo e alla Siria (Saker).

Ma a parte questo ‘insight’, complessivamente il contenuto della lettera esprime una preoccupazione umanitaria. Tuttavia anche coalizione internazionale che supporta tuttora le milizie antigovernative in vario modo, si è sempre mossa apparentemente per ‘motivi umanitari’ scaricando falsamente su Assad e sul governo siriano ogni nefandezza, ogni responsabilità ed ogni atrocità. Perciò – come abbiamo ampiamente visto finora – il solo prendere in considerazione la questione umanitaria non porrà fine alla guerra: anzi, la cosa ha aperto spesso ad utilitaristiche strumentalizzazioni  da parte dell’occidente.

Quindi, nella libertà dei figli di Dio vorrei dire a papa Francesco: attenzione a premere solo sulla questione umanitaria ed a suonare solo ed esclusivamente al campanello di Assad. Perchè è stata proprio la ”preoccupazione” umanitaria per i civili che ha provocato e prolungato le sofferenze dei civili stessi! La stessa preoccupazione è stata del tutto assente in occasione delle offensive della coalizione occidentale sulle città di Raqqa, completamente rasa al suolo.

Non è la prima volta che il Papa si rivolge solo ed unicamente ad Assad quando si tratta di chiedere di depotenziare il conflitto. Nello stesso tempo le esortazioni e gli auspici del Papa sono puntualmente pervenuti ogni volta che la permanenza dei militanti anti-governativi è stata messa a rischio, o meglio quando la cosiddetta comunità internazionale – alla quale il Papa da il massimo credito – ha espresso ‘preoccupazione’. Altra particolarità degli interventi del Papa è che il Pontefice lamenta le molte vittime e la sofferenza dei civili inermi ma si muove soprattutto quando l’esercito siriano è in procinto di liberare una città (vedasi Aleppo, Damasco o Idlib) in mano a terroristi che poco si discostano per metodi ed ideologia dai combattenti dell’ISIS.

Certo con questo non voglio dire certo che il Papa è embedded all’anonima terroristi  ma che esprime nient’altro che le posizioni delle Nazioni Unite le quali non hanno espresso finora un giudizio chiaro ed autonomo sulla guerra siriana.

La missiva del Papa è quindi sì ‘umanitaria’ ma esprime un giudizio che è nel solco della cosiddetta ‘comunità internazionale’. Per intenderci, stiamo ovviamente parlando della stessa che ha dato vita al gruppo ‘amici della Siria’, ha organizzato le sanzioni, ha rifornito i militanti di ogni risma di armi  e paghe e poi ha organizzato rappresaglie contro la Siria per inesistenti attacchi chimici.

Non posso non notare con rammarico e profondo dolore che quando è avvenuto il costante stillicidio di vite umane nell’altro fronte non è avvenuta alcuna iniziativa papale. In questo senso, l’assenza di un giudizio chiaro sulle vicende non può essere giustificato con la preoccupazione di proteggere i cristiani: essi sono continuamente colpiti e sono oggetto di continuo esodo all’esterno del paese.

Anche oggi infatti i militanti hanno bombardato otto insediamenti indiscriminatamente: precisamente durante il giorno, i terroristi hanno attaccato gli insediamenti di Scalbiyah, Sharia, Kfar Nbud, Huayz e Jalam della provincia di Hama, Jamaliya della provincia di Aleppo, così come Ruyset el-Horsh e Mortlu della provincia di Latakia. E così è accaduto nei giorni precedenti. Addirittura è di nuovo colpita Aleppo che è in corso di ricostruzione, nonostante le articiose difficoltà che la Comunità Internazionale continua  a provocare per la Siria e chiunque cerchi di risollevarla.

E’ difficile dirlo  gli attacchi mirati contro le città cristiane – prese puntualmente di mira anche in questi giorni (e non solo ad Idlib ma ininterrottamente da parte dei terroristi anche ad Hama) – forse meritavano parole più esplicite.
Altrimenti si mette alla stessa stregua l’aggressore e l’aggredito. Non è possibile che sfugga che l’esercito siriano su Idlib tende alla liberazione mentre i jihdisti alla persecuzione dei cristiani ed alla nascita di uno stato sotto la sharia.

L’attenzione del Pontefice si è concentrata però in misura particolare su Idlib, non soggetta a sanzioni e non bombardata dagli aerei russi e siriani come obiettivo principale. Infatti la campagna attuale mira essenzialmente a mettere in sicurezza Hama e Latakia, allargare l’area governativa e porre così al sicuro le popolazioni, al di fuori della portata almeno della maggior parte di missili e razzi di mortaio che tempestano quotidianamente.

Altra osservazione: il Papa auspica la cessazione dei combattimenti su Idlib. Ma la rinuncia a questa campagna comporterebbe la rimessa in discussione di tutti i risultati raggiunti.

La stessa situazione attuale è molto precaria. Sono continuamente colpite anche zone che fino a ieri si consideravano relativamente sicure. I militanti colpiscono anche centrali elettriche, treni che portano merci, compiono continui attentati contro i civili.

In definitiva: non sfugge che il Papa continua a rivolgersi solo ad Assad. In molte occasioni lo ha attaccato indirettamente, prendendo per buone le denunce della Comunità Internazionale. Tuttavia per molti sinceri cattolici il fatto stesso che il Santo Padre si sia rivolto ad Assad è letto come il riconoscere la sovranità del governo siriano, la sua legittimità. Purtroppo sappiamo che non è così: la stampa vaticana e della CEI hanno  espresso giudizi critici e precisi contro quello che continuano a chiamare ‘il regime’; i media vaticani danno continuamente spazio a giornalisti che sposano interamente la narrativa dei cosiddetti ribelli, nonostante in Siria l’iniziativa militare e l’amministrazione di Idlib sia interamente a cura di al QAEDA. E’ impensabile che papa Francesco non sappia cosa accade sotto la sua finestra.

Sono fatti dolorosi. Ma sono questi i fatti e non possiamo piegare la realtà a nostro piacimento per far passare le nostre belle idee. Tutto ha un senso ma per questo bisogna operare per il senso e per la verità. La Verità non ha bisogno del nostro aiuto manipolatorio (anche se crediamo di attuarlo a fin di bene); la Verità vuole invece la nostra completa adesione.  Se nelle nostre fragili circostanze stenta a venire alla luce vuol dire semplicemente che è tempo di purificazione: se neghiamo la realtà , se rifuggiamo il sacrificio che porta inevitabilmente con sé gli eventi, la Verità non stenterà ad emergere ed a rivelarsi già compiuta (come lo è) ma sarà nascosta ai nostri occhi. Non devo dirvelo: l’Avvenimento di Cristo cerca la nostra libertà, la nostra conversione, non il nostro umanitarismo.

Quindi depotenziare giornalisticamente ciò che succede non serve. Agiamo invece uniti per la Verità a cui ci rivolgiamo tutti insieme.

Intanto possiamo fare anche un’altra cosa molto bella: trattenere il valore. Ogni momento della vita ha il suo valore, il suo senso. Ogni momento non è inutile. Anche il più doloroso concorre al compimento del nostro Destino buono che Dio ci ha preparato. Ma non bisogna lasciare fuori nulla. Bisogna proseguire tra le vicende della vita chiedendo di vedere il Suo Volto e la Sua luce anche nelle circostanze più terribili.

Che non venga mai meno la nostra umanità, cioè il volto buono di Cristo e la sua strada; Il senso della vita che sperimentiamo ogni giorno se siamo aperti.

In termini di Verità ogni circostanza ci può portare ad altro. Il divino infatti è l’apice della ragione e nella sua risposta c’è un accento di ragione più corrispondente alla realtà, segno che lo Spirito spira dove vuole.

Quello a cui vorrei richiamare la vostra attenzione è la risposta del presidente Assad (ripresa dall’Antidiplomatico) a papa Francesco:

al-Assad che ha ricordato i crimini e gli attacchi contro i civili che sono ancora commessi da terroristi dalle aree in cui si trovano, in particolare a Idlib , così come il supporto che viene ancora inviato alle organizzazioni terroristiche da alcuni paesi regionali e occidentali.

I colloqui hanno anche toccato gli sforzi politici e il modo di sostenerli, con il presidente al-Assad che ha sottolineato come la cosa più importante che può essere fatta per aiutare il popolo siriano è fare pressione sugli stati che sostengono i terroristi, cercando di prolungare la guerra oltre ad imporre sanzioni sul popolo siriano, in modo che questi stati cambino questo approccio e si muovano invece verso il rafforzamento della pace e della stabilità.

Come forse noterete, la risposta è simile a quella che il presidente russo Putin ha dato recentemente al governo Italiano nella sua recente visita in Italia. In quell’occasione infatti  – a proposito della crisi libica – Putin ha fatto notare che la deflagrazione di violenza che ci si trova oggi ad affrontare  il popolo libico è l’esito dell’aggressione della Nato che ha fatto cadere il paese nel caos, e nell’anarchia.

Allo stesso modo, ciò che succede oggi in Siria è l’esito di una analoga aggressione effettuata da parte della maggior parte di paesi occidentali uniti in alleanze micidiali  che hanno come movente solo il potere e la ricchezza.

Più chiaramente Assad ha chiesto al rappresentante vaticano di riferire al Papa che la richiesta doveva più proficuamente essere fatta a chi alimenta la guerra e punta ancora sul caos ed la disintegrazione del paese. Le morti di cui la comunità internazionale si rammarica e si preoccupa, sono la misura della dignità e la libertà del popolo siriano che finora non ha ceduto né per fame né per disperazione.

Mi provoca profondo dolore e rammarico il fatto che il Santo Padre che amo con e rispetto profondamente, sembra ignorare che il destino dei cristiani – che lui rappresenta e cura – , può essere assicurato solo dalla vittoria dello stato siriano nella laicità che sperimenta sotto guida di Assad. La più grande sciagura per la Siria quindi non sono le morti di civili innocenti a Idlib ma che tutte le morti siano avvenute per nulla e che tanti soldati abbiano combattuto per nulla.

Credo che Assad meritasse parole di apprezzamento ed incoraggiamento, se non altro perché è lui che oggi guida il paese. Meritava che gli fosse almeno riconosciuto come tra tante difficoltà ed ostacoli e ostilità (anche interne) instancabilmente da anni si prodiga verso la pace, la fine della guerra la ricostruzione del paese. Non gli avrei raccomandato nulla se non di ascoltare la chiesa siriana martire con tutti i martiri del popolo siriano.

Solo una narrativa ipocritamente orientata può nascondere che le maggior perdite in questo conflitto sono avvenute tra le fila dell’esercito siriano e non tra i civili. Solo una narrativa ipocritamente orientata può nascondere che questi soldati morti sono i figli di ogni famiglia e che non sono “l’esercito di Assad” – come di consueto viene indicato – ma l’esercito del paese. Sono moltissimi i giovani siriani alle armi hanno pagato il prezzo della vita per il loro paese e molti vivono mutilati e colpiti per sempre: non meritano questo disprezzo.

Il disprezzo è da indirizzare altrove: senza gli interessi esterni la guerra sarebbe già finita da un pezzo – diceva il vescovo di Aleppo Abou Khazen – ma la presa non è allentata, si fa sempre più serrata. Se la pietà esistesse nella comunità internazionale, si eserciterebbe in questo agendo conseguentemente.

Vi aspettavate da me qualcosa. Beh ora l’ho fatto.

patrizioricci by @vietatoparlare

Comments

  • Stefano 24 Luglio 2019 at 11:10

    Condivido. Se avesse scritto questa lettera a Erdogan (o a Nethaniau) avrebbe colpito nel segno… Ma cosa puo fare Assad oltre che difendere il suo Paese con i mezzi che ha? E come non vedere che la conclusione della guerra (anche a Idlib) non arriva solo perché le potenze straniere che hanno puntato sul regime-change non ne hanno ancora abbastanza? L’implicito politico di questo appello umanitario mi pare lontano dalle valutazioni e dai giudizi molte volte espressi dalle comunità cristiane della Siria e dai loro pastori. Sono queste ultime che dovrebbero essere maggiormente ascoltatè. ..

  • Sebastiano 24 Luglio 2019 at 22:54

    Patrizio, semplicemente grazie per questo articolo così sofferto ma vero!