Il New York Times accusa la Russia di bombardare i civili deliberatamente ma arriva la replica (e si tratta di una svista madornale)

Il New York Times afferma di avere le prove di un attacco aereo compiuto da Mosca su un campo profughi siriano (“un campo civile in Siria è stato bombardato. Ecco come abbiamo rintracciato il colpevole“), ma arriva la replica di Mosca e ne risulta che la ricostruzione del NYT ha effettivamente delle falle: le prove del giornale consistono essenzialmente  nelle registrazioni audio attribuite ai piloti russi. Ma il ministero russo smonta tali accuse : i piloti russi non comunicano durante le missioni con la base la designazione degli obiettivi. Inoltre, spunta la collaborazione tra il media center dei militanti antigovernativi in Siria ed lo stesso New York Times  siglata in ottobre. In definitiva fonti di prima mano? No e quelle locali arrivano dai terroristi.

In proposito – visto che la nostra grande informazione è univoca –  riporto da Russia Today, la reazione del Ministero della Difesa russo alle accuse del New York Times”Sent Candy’: Cockpit Tapes Show Russian Pilots Bombing Syrian Civilians“.

Questa la sintesi,  in italiano:

Il ministero della Difesa russo definisce un “falso” il report del New York Times. Domenica, il principale quotidiano americano ha accusato la Russia di aver compiuto un attacco aereo su un complesso residenziale per  famiglie sfollate situato nella provincia di Idlib che avrebbe provocato vittime civili.

In proposito, i giornalisti affermano di essere in grado di risalire alla paternità dell’attaccante tramite  “foto e video di testimoni oculari” , ovvero una serie di registrazioni radio tra i piloti russi e la base.

Il NYT ha anche affermato che i suoi giornalisti “hanno trascorso mesi a tradurre e decifrare le loro parole in codice”, ma non ha chiarito come gli stessi sono entrati in possesso dei dati apparentemente appartenenti all’esercito russo.

Inoltre, il portavoce del Ministero della Difesa, il Generale Igor Konashenkov ha messo in evidenza le incongruenze del rapporto perchè:

“So che questo può essere frustrante per le menti che hanno orchestrato questo falso, ma dobbiamo dirlo ancora una volta: il passaggio delle coordinate ai piloti bombardieri russi e i rapporti sull’esecuzione dei compiti non sono fatti apertamente in diretta”

In realtà, non è la prima volta che i militari russi confutano le affermazioni che sono apparse sul quotidiano americano. Il Ministero della Difesa precedentemente ha emesso una correzione analoga a seguito di un altro pezzo della stessa pubblicazione apparsa in ottobre.

In quell’occasione il  NYT aveva accusato la Russia di aver bombardato ospedali protetti dalle Nazioni Unite. Tuttavia il Ministero della Difesa russa ha provato che non si trattava di ospedali ma di nascondigli dei militanti allocati nelle grotte della provincia di Idlib.

Il portavoce, gen. Konashenkov ha anche messo in dubbio altre prove presentate nell’ultimo rapporto del NYT, definendolo “primitivo e  incongruente” e aggiungendo che “in Russia, questo si chiama un colpo al buio”.

Lo scoop del New York Times è anche basato su un “video di una fonte non identificata che mostra operatori dei caschi bianchi che corrono sullo sfondo di alcune strutture apparentemente appartenenti a un” campo profughi “, nonché “le foto del cielo blu che pretende di mostrare un aereo russo e frammenti di frasi russe presumibilmente appartenenti ai piloti “, ha continuato Konashenkov.

Poi, il video di quasi sette minuti pretende di mostrare le conseguenze di due sortite aeree compiute nella provincia di Idlib. Il video mostra, in nessun ordine particolare, i presunti siti di bombardamento con edifici parzialmente crollati e persone che corrono in giro per aiutare i feriti, nonché immagini di un punto sfocato nel blu del cielo che ricorda vagamente un aereo militare.

Inoltre il generale russo evidenzia un altro punto: il NYT “mentre incolpa la Russia per la morte di civili, il NYT non ha menzionato il fatto che il Governatorato di Idlib, dove ha avuto luogo il presunto raid, è ancora controllato da brutali fazioni jihadiste, tra cui l’affiliazione siriana di Al Qaeda, ovvero Al Nusra [alias Tharir al Sham]”.

Non è trascurabile che il report del NYT  cita un Media Center , che chiama un “gruppo di attivisti dei media e giornalisti cittadini” che lavora in Siria come fonte di almeno alcune delle sue prove visive. Si tratta del SOHR.  In proposito,  Konashenkov, sottolinea che la pubblicazione del rapporto sul bombardamento “coincide con l’annuncio della cooperazione tra il New York Times e il famigerato Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR)”. La scorsa settimana infatti il SOHR ha annunciato che in ottobre ha raggiunto un accordo per lavorare con il giornale.

Si spiega così come durante lo stesso periodo i giornalisti del NYT abbiano potuto “verificare” meticolosamente le “prove” per i presunti attacchi su Idlib. Naturalmente è tutto da capire come possa il SOHR con sede nel Regno Unito, avere la pretesa di neutralità ed attendibilità, visto che  “ha ricevuto ingenti somme dal governo britannico ed è stato accusato di fornire sostegno sostegno unilaterale all’opposizione siriana e di agire come strumento di propaganda occidentale”.

Russia Today considera che:

I White Helmets – noti anche come “Syria Civil Defence” – che sono presenti nel video, hanno anche una reputazione discutibile. Questa organizzazione regolarmente elogiata dai media occidentali, opera esclusivamente nel territorio detenuto da varie fazioni militanti, tra cui i jihadisti radicali, ed è stato accusata di avere legami con alcuni degli stessi radicali – e persino di contribuire a mettere in scena attacchi con armi chimiche “false

E Kanashenkov così conclude:

A seguito alla precedente pubblicazione di notizie false da parte della NYT in ottobre, allora abbiamo espresso il nostro rammarico per il fatto che un terrorista e i suoi scagnozzi dei caschi bianchi hanno ingannato un documento di qualità. Questa volta – [il rammarico] – sarebbe inappropriato . Tutte queste cose sono successe di comune accordo.