Il coraggioso Poroshenko: più va male per lui, più pericoloso diventa per gli altri

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Riferendoci alla evidente violazione da parte del regime di Poroshenko del diritto internazionale, oltre alla violazione degli articoli della Costituzione e delle leggi ucraine che normano le relazioni tra Stato e Chiesa, in questi giorni gli esperti e i politici fanno spesso questa domanda (non sempre con tono retorico): davvero non teme le conseguenze?

Dopo tutto, qualsiasi avvocato competente può dimostrare una gamma completa di reati penali, tra cui il più piccolo è l’abuso di potere e la stessa autorità ufficiale di Poroshenko.

Devo dire che le azioni di Poroshenko non mi sorprendono. Sono piuttosto sorpreso dalla domanda.

Analizziamo la situazione.

Come è noto, Poroshenko è stato un fedele di questa stessa Chiesa Ortodossa Ucraina del Patriarcato di Mosca [in inglese] che ora lui perseguita cosi zelantemente. Si suppone che credesse in Dio, altrimenti non sarebbe andato in chiesa o servito come suddiacono. Ora ha rinunciato a questa Chiesa, e la perseguita a favore di veri imbroglioni scismatici. Di conseguenza, Poroshenko non è preoccupato del giudizio divino. Quindi perché dovrebbe essere preoccupato del giudizio degli uomini?! Dopo tutto, il giudizio di Dio decide il destino dell’anima per l’eternità, mentre il giudizio terreno ti può punire solo una volta e, rispetto all’eternità, per un periodo di tempo impercettibilmente piccolo. In più devi essere portato davanti ad un tribunale, e la tua colpa deve essere dimostrata.

Ma presumiamo che Poroshenko abbia solo fatto finta di essere un credente al fine di avere l’appoggio elettorale da parte dei fedeli della Chiesa Ortodossa Ucraina del Patriarcato di Mosca, mentre di fatto lui non è mai stato un credente e non è spaventato dal giudizio di Dio.

In questo caso, ricordiamoci che possono essere mosse contro Poroshenko le accuse di: usurpazione e abuso del potere personale e istituzionale, crimini di guerra, crimini contro l’umanità, istituzione della corruzione di massa a livello statale, e molti altri crimini (tra cui la banale appropriazione indebita dal bilancio e i disonesti traffici commerciali con l’estero), alcuni a partire dal 2014, alcuni dal 2015 e altri dal 2016 in poi.  Tenendo conto del fatto che le più gravi di queste accuse non vanno in prescrizione e sono perseguibili in tutto il mondo, Poroshenko non rischia nulla di nuovo.

Tanto tempo fa in alcuni paesi le persone venivano condannate a cinque e più pene di morte (in Russia c’è un modo di dire che scherza sulla condanna a “dieci anni di esecuzione”), quando di fatto un individuo si può giustiziare una volta sola. Ai nostri tempi, a parte il caso di alcuni e specifici tribunali speciali (per esempio, quello che ha giudicato Saddam Hussein), la pena di morte non può essere comminata. Una persona viene al massimo condannata all’ergastolo, e poi può essere rilasciata dopo 10-20 anni quando l’attenzione sul caso si attenua.

Quindi, i vari nuovi crimini commessi da Poroshenko non peggiorano affatto la sua situazione (non può andare peggio di così) ma sono progettati per migliorarla.

Mi spiego.

Poroshenko non può vincere le elezioni, mai e poi mai. Deve portare la lotta politica in Ucraina oltre i limiti del quasi-legittimo processo delle elezioni presidenziali e parlamentari, e spostare la rivalità a livello del potere (per esempio, l’uso della forza fisica). Ma si deve fare in modo tale per cui Poroshenko non sia accusato di turbare deliberatamente le elezioni. L’Occidente è estremamente sensibile sulle elezioni in Ucraina, e chiunque interferisce apertamente, diventa nemico dell’Occidente. In Ucraina tutte le elite, tutta la burocrazia e tutte le strutture del potere si allontanerebbero dal nemico dell’Occidente.
Non per questo hanno raccolto una fortuna, copeco dopo copeco, e l’hanno portata in Occidente, cioè per non cadere sotto le sanzioni, come servitori del “regime criminale”, della “dittatura sanguinosa” e perdere tutto ciò che avevano guadagnato con il duro lavoro.

Il crollo, cioè, deve avvenire da solo e malgrado gli sforzi di “peacekeeping” [mantenimento della pace] di Poroshenko.

Guardiamo che cosa sta facendo a tal fine.

In primo luogo, lui provoca la Russia ad usare le armi contro l’esercito ucraino, mascherando questa provocazione con il solito incidente in acque territoriali presumibilmente controverse [in inglese]. Notate il fatto che a Poroshenko avrebbero restituito molti più cadaveri se avesse inviato un paio di squadroni oltre il confine russo. Sarebbero stati neutralizzati da artiglieria e aviazione, ma le truppe russe non avrebbero superato il confine per andare verso Kiev.

Quindi, perché ha fatto le cose proprio in questo modo? Perché un esplicito attacco sul territorio russo o anche alle Repubbliche di Donestk e Lugansk non lo avrebbe potuto giustificare all’Occidente come reazione sproporzionata della Russia rispetto ad un evento accidentale. Nel primo scenario Poroshenko avrebbe dovuto dare spiegazioni sull’invio di truppe oltre il confine russo; nel secondo scenario, avrebbe dovuto dare spiegazioni sulla violazione degli Accordi di Minsk.

Anche la reazione dell’Occidente alla provocazione nello Stretto di Kerch si è rivelata meno netta di quella che Poroshenko sperava: c’è stata piuttosto indifferenza. Io penso che precisamente per questa ragione la Verkhovna Rada, il Parlamento ucraino, sia diventata decisamente più sfacciata e non abbia quindi autorizzato l’imposizione della legge marziale per 60 giorni in tutto il territorio del paese, e la cancellazione delle elezioni. Quindi, anche in un incidente nelle acque contese (secondo Kiev, e l’Occidente concorda), l’Occidente ha sospettato che ci fossero in gioco degli interessi personali di Poroshenko.

In questo senso, provocare un conflitto interconfessionale e una guerra religiosa è l’ultimo asso nella manica che Poroshenko può giocarsi. Ecco perché va di fretta con “il congresso di unificazione in costume[in inglese] e opta per sfacciate violazioni di legge, coinvolgendo la SBU [il Servizio di Sicurezza dell’Ucraina] nel processo di “persuasione” di vescovi, preti e fedeli della Chiesa Ortodossa Ucraina del Patriarcato di Mosca a partecipare allo spettacolo di Poroshenko [in inglese].

Dopo tutto, è chiaro che intimidazione, persuasione e corruzione fatte dietro le quinte, potrebbero dare a Poroshenko più chances di successo. Le persone potrebbero far finta di cedere non per la pressione o la mazzetta, ma perché hanno sempre cercato di ottenere l’autocefalia. Laddove nell’interpretazione di Poroshenko chiunque abbia rispetto per se stesso, anche se per debolezza spirituale è pronto a ritirarsi per paura o interesse personale, ora avrà paura di farlo esplicitamente, incorrendo nell’onta eterna.

Ecco perché il male si maschera sempre da bene: perché vuole essere attraente. E’ tipico per un individuo lottare, anche in maniera inconscia, per l’amore e il rispetto delle persone che gli stanno accanto. Poroshenko invece lascia ai traditori della Chiesa Ortodossa Ucraina del Patriarcato di Mosca null’altro che la vergogna eterna e un’ambigua e subordinata situazione nella nuova struttura. Pensate sia una coincidenza? Allora perché prima non c’erano tali “coincidenze”?

Poiché Poroshenko non ha bisogno del consenso della Chiesa Ortodossa Ucraina del Patriarcato di Mosca per partecipare allo shabbat di Bartolomeo, lui non ha neanche bisogno dei negoziati e dell’autocefalia. Lui ha bisogno del conflitto, aperto e violento. Ecco perché gli animi delle persone son state apertamente insultate. Ecco perché tutte le leggi di Dio e dell’uomo sono state violate. Consapevoli della loro rettitudine, i Cristiano Ortodossi dovrebbero cominciare a resistere apertamente alle autorità illegittime e senza Dio, che violano le loro stesse leggi.

E’ precisamente questo crudele e forzato stallo in tutta l’Ucraina con grande spargimento di sangue, ciò di cui ha bisogno Poroshenko per legittimare il rifiuto di elezioni pseudo-democratiche e per passare ad una dichiarata dittatura, prolungando l’agonia del suo regime. Non ha un’opzione alternativa. Ecco perché il congresso in costume è stato designato per il 15 dicembre (la legge marziale si conclude il 25 dicembre e c’è bisogno di scatenare una nuova fase della guerra civile prima che finisca). Ecco perché Poroshenko non è neanche spaventato che l’opposizione potrebbe essere in grado di disconoscere legalmente le sue azioni. Per lui è importante che l’Occidente creda che la Chiesa Ortodossa Ucraina del Patriarcato di Mosca – la cosiddetta “quinta colonna di Putin” – abbia attaccato lo Stato dell’Ucraina. Più precisamente, non deve per forza “credere” ma evitare di non sostenere i passi fatti dal regime. Dopotutto, l’Occidente non può permettere a Bartolomeo, che si è immerso nella crisi ucraina fino ai capelli e che per il suo bene ha sacrificato la sua autorità nel mondo ortodosso, di perdere la lotta per l’Ucraina contro la Chiesa Ortodossa Ucraina del Patriarcato di Mosca. Inoltre, se vince la rivolta dei Cristiani Ortodossi nel nome del loro fede, non è tanto il regime di Poroshenko a collassare, quanto il regime ucraino filo-occidentale in qualsiasi forma. Ragionevolmente Poroshenko ritiene che, avendo provocato i Cristiani Ortodossi a resistere, lui sarà in grado di forzare l’Occidente a sostenere l’estensione dei suoi poteri come il minore tra due mali, dal punto di vista di Washington, Londra e Bruxelles.

Penso che, se anche Poroshenko ottenesse il successo in tutto, non farà altro che prolungare la sua agonia per alcuni mesi, dopo di che sarà fatto a pezzi dai suoi stessi colleghi, essendo troppo avido, arrogante, falso e odiato, oltre ad essere il tipo di dittatore che è approssimativamente lo stesso di un presidente della società della sobrietà. Ma Petro Poroshenko tuttavia non sa dove ritirarsi. A quanto pare, neanche l’Aia lo vuole mettere nelle sue prigioni. Cioè, non è il caso che sia fatto a pezzi, ma è il caso di rimandare il più possibile questo “meraviglioso momento”.

Come un topo messo all’angolo che combatte per il prolungamento di un paio di minuti della sua inutile vita, Poroshenko ha già buttato tutto nel fuoco di questa lotta, inclusa la sua famiglia. Per lui la sconfitta significa morte, la vittoria invece cancellerà tutto. E sebbene le possibilità di vittoria sono illusorie, la speranza è l’ultima a morire.

Ecco perché lui è pericoloso.

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Articolo di Rostislav Ishchenko pubblicato su TheSaker.is  l’11 dicembre 2018
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per SakerItalia.it

[le note in questo formato sono del traduttore]

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