Il card. Wuerl ha frainteso la crisi; Papa Francesco non deve fare lo stesso errore

Un articolo molto interessante che approfondisce la lettura sbagliata della crisi degli abusi che ha fatto il card. Wuerl, che lo ha portato a fare degli errori che hanno inciso sulle sue dimissioni. Una lettura che sembra essere condivisa anche da Papa Francesco.

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Ecco l’opinione di Stephen P. White, nella mia traduzione. (Sabino Paciolla)

Papa Francesco comprende chiaramente che c’è una crisi di credibilità nell’episcopato americano. È meno chiaro che egli capisca il perché. Non intendo suggerire che il Santo Padre non presti attenzione, tanto meno che non si preoccupi degli abusi sessuali clericali.  Assolutamente no. Quello che voglio dire è che ci sono segni che ancora non capisce bene il modo in cui la dinamica della crisi degli abusi è fondamentalmente cambiata negli Stati Uniti negli ultimi sette mesi.

A giudicare dalla sua lettera ai vescovi americani in ritiro all’inizio di questo mese, il Papa sta ancora operando sulla premessa che la crisi di credibilità negli Stati Uniti è il risultato di nuove rivelazioni di abusi (per lo più) vecchi di decenni, che hanno riaperto vecchie ferite e reso dolorosi i tradimenti del passato. A questo dolore, che ostacola la risposta pastorale della Chiesa, si aggiunge (secondo Francesco) la risposta disarticolata e frammentaria dei vescovi americani, problema aggravato dalle missive infiammatorie dell’arcivescovo Viganò.

C’è verità in tutto questo, certo, ma è anche profondamente inadeguata. La riapertura di vecchie ferite e la scoperta di crimini nascosti è dolorosa, certo.  Ma l’oltraggio negli Stati Uniti oggi non può essere compreso al di fuori di questo fatto elementare: molti fedeli negli Stati Uniti credono, a ragione, di essere stati ingannati dai loro pastori. E molti dei fedeli americani credono, a ragione, di essere stati ingannati ancora oggi.

Accanto a Theodore McCarrick, forse nessun ecclesiastico ha fatto più del cardinale Donald Wuerl per convincere la Chiesa americana di questo.

Una parte di me è solidale con Wuerl. Di tutti i prelati che meritano di essere licenziati per aver gestito male le accuse di abuso negli anni ’80 e ’90, Wuerl non è in cima alla lista. Dai risultati, è stato un amministratore “da manuale”. La sua storia di gestione degli abusi a Pittsburgh, anche se non esemplare, è stata avanzata. E mentre ci sono alcuni casi che ha chiaramente gestito male, il modello generale del suo periodo a Pittsburgh è stato quello di fare la scelta giusta anche nei casi più difficili. Chi può biasimarlo per non voler essere il capro espiatorio?

Ma quello che il cardinale Wuerl ancora non sembra capire è che, molto più dei suoi risultati non omogenei a Pittsburgh, è stata la sua imperdonabile mancanza di franchezza su ciò che sapeva di McCarrick – e quando – che gli sono costati la fiducia dei suoi sacerdoti e del suo gregge. E’ difficile guarire vecchie ferite quando ne infliggi ancora di nuove.

E questo ci riporta a come papa Francesco comprende la crisi della Chiesa americana. Il Santo Padre sembra condividere la visione (sbagliata) di Wuerl su ciò che è andato storto. Di conseguenza, vede anche Wuerl come una sorta di martire, che sacrifica nobilmente la sua vita – o almeno la sua carriera – per il suo gregge. Quando il Santo Padre ha finalmente (a malincuore) accettato le dimissioni di Wuerl lo scorso autunno, ha fatto l’insolito passo di scrivere una lettera di lode a Wuerl. In quella lettera, Francesco scrisse:

Riconosco nella sua richiesta [di dimettersi] il cuore del pastore che, ampliando la sua visione per riconoscere un bene più grande che può giovare a tutto il corpo, dà priorità alle azioni che sostengono, stimolano e fanno crescere l’unità e la missione della Chiesa al di sopra di ogni tipo di sterile divisione seminata dal padre della menzogna che, cercando di ferire il pastore, non vuole altro che le pecore siano disperse.

Lei ha elementi sufficienti per “giustificare” le sue azioni e distinguere tra ciò che significa coprire crimini o non affrontare i problemi, e commettere qualche errore.  Tuttavia, la sua nobiltà L’ha portato a non scegliere questa via di difesa. Di questo, sono orgoglioso e la ringrazio.


Se Wuerl si fosse dimesso dal suo incarico a Washington a causa dei suoi fallimenti a Pittsburgh, queste parole avrebbero più senso. Se le accuse di McCarrick non fossero mai venute alla luce, la risposta di Wuerl alla relazione della grande giuria della Pennsylvania – l’ormai scellerata e di brevissima durata difesa della sua gestione a Pittsburgh apparsa sul suo sito web (postata e subito oscurata, ndr) – avrebbe avuto più senso, anche. Ma a cosa servono le rassicurazioni su come gli abusi sono stati gestiti vent’anni fa, se c’è una disperata mancanza di onestà su ciò che sta succedendo in questo momento? È come se Wuerl continuasse a cercare di offrire la giusta risposta alla crisi sbagliata.

Purtroppo, questo è un passo falso verso cui anche Papa Francesco si è orientato. Rischia di sottovalutare il grado in cui l’affare McCarrick ha cambiato radicalmente la natura della crisi qui negli Stati Uniti. Le questioni sollevate dall’affare McCarrick significano che il collegio dei vescovi e Roma stessa sono implicati in un modo senza precedenti: Chi sapeva cosa di McCarrick e quando? Chi ha spinto per la sua promozione? Chi a Roma lo ha protetto? Chi ha chiuso un occhio? Chi ci ha guadagnato con la sua promozione e la sua influenza?

Rispondere a queste domande richiederà uno scavo nei pontificati di Benedetto XVI e di San Giovanni Paolo II.  Sono anche domande che sono indissolubilmente legate a questo pontificato e alla testimonianza di Viganò (anche se sono state poste molto prima.) Sia come sia, e per quanto la testimonianza di Viganò abbia causato acrimonia, il problema più profondo non è quello dei vescovi litigiosi, come Francesco ha ripetutamente suggerito nella sua lettera al ritiro dei vescovi. Una maggiore cortesia tra i vescovi non sarà di grande aiuto se continueranno a fraintendere la natura e le cause del divario che li separa tra loro e quelli che sono tenuti a servire.

E in questo c’è un’opportunità per papa Francesco: può imparare dal terribile fraintendimento della crisi fatta dal cardinale Wuerl prima che lui lo ripeta. Il Papa ha promesso un’indagine completa su McCarrick: “Seguiremo la via della verità ovunque essa porti”.  Preghiamo perché questo accada e che il Santo Padre faccia quello che i nostri vescovi sono stati troppo spaventati di chiedergli che facesse: dare per intero i risultati.

Fonte: The Catholic Thing

L’articolo Il card. Wuerl ha frainteso la crisi; Papa Francesco non deve fare lo stesso errore. proviene da Il blog di Sabino Paciolla.

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