I curdi di SDF e gli Stati Uniti agiscono a nord della Siria come veri invasori: le milizie tribali arabe in rivolta

Il giornale russo ‘Mediapost’ riporta oggi che ad ovest di Raqqa, la tribù locale Al-Bukhamis si è rivoltata in armi contro  le milizie curdi delle Forze Democratiche siriane (SDF) che controllavano la regione.  I combattimenti,  particolarmente cruenti, continuano nelle vicinanze della città di Al-Mansur , che si trova a 15 Km da Raqqa. Anche al Masdar News riferisce che la tribù araba locale Al-Bukhamis, intende espellere completamente i curdi dalle province occupate arbitrariamente con l’aiuto degli USA. L’attacco è stato effettuato dopo che l’ SDF ha arrestato il leader arabo al Bukhamis. Come esito degli scontri,  i combattenti tribali hanno acquisito il controllo di 6 Checkpoint intorno al-Mansoura, preparandosi per una lotta che continuerà ad oltranza.

Nel frattempo – sempre nella città stessa di Al-Mansur – sono in corso proteste da parte della cittadinanza che mal sopporta l’amministrazione arbitraria delle milizie SDF. I manifestanti scandiscono slogan in cui chiamano gli americani ‘invasori’ e SDF, ‘curdi’.
Gli attriti con gli arabi sono originati per la gestione arrogante dell’SDF che si comportano di fatto come un esercito di occupazione. Secondo fonti locali anti-governative, il fatto che ha fatto innalzare particolarmente la tensione, è il furto di 2000 pecore alla tribù Al Bukhamis, da parte di SDF..

Alla manifestazione di protesta nella cittadinanza le forze SDF hanno reagito sparando tra le strade di Mansura nel tentativo di intimidire la popolazione e disperdere le proteste pacifiche.

Nel video di sopra è possibile vedere gente disarmata ed un  Humvee  dotato di mitragliatrici  SUV che spara sulle strade di Al-Mansura.

Queste tensione era prevedibile dato che le forze SDF, formate essenzialmente da curdi, sono andate ben oltre la riconquista dei territori a maggioranza curda ed ora di fatto sottomettono la popolazione araba. Spesso – come a Raqqa – ignorano completamente la volontà della popolazione araba locale.

In sostanza, se prima le popolazioni arabe tolleravano lo stato islamico è perché pensavano che la loro occupazione sarebbe stata – per forza di cose – solo momentanea. Ora invece si rendono conto che esse sono completamente messe da parte. E la presenza degli Stati Uniti  rappresenta la certezza che è in fase di costituzione uno stato curdo in cui gli arabi sono cittadini di serie ‘B’.

Inoltre la gestione curda si sta rivelando tirannica. I curdi non condivideranno la la dirigenza nei territori occupati  ed inoltre non condivideranno la gestione delle risorse economiche , che sono già scarse in zona. In breve la situazione è diventata così acuta da costringere la popolazione locale a prendere le armi ed attaccare.

Vale la pena ricordare che gli USA dicono di essere intervenuti in Siria per contrastare il terrorismo di ISIS. Ciò ha consentito di aggirare il proprio ordinamento che prevede per un guerra una specifica autorizzazione del parlamento. E’ singolare che il paese che dice di essere esportatore di democrazia, si sta rivelando in ogni occasione animato di un opportunismo cinico infinito, dove al primo posto c’è solo lo sfruttamento delle risorse ed il mantenimento della propria leadership mondiale.

In molte occasioni molti analisti – non analizzando affatto la situazione – fanno di tutta l’erba un fascio e dicono che russi e americani sono lì per dividersi la Siria. Ma ciò non è vero: è chiaro in una infinità di casi che i russi  stanno conducendo  un processo di negoziazione graduale e accurato con molti partecipanti al conflitto, mentre curdi e USA semplicemente sopprimono quelle forze che possono prevenirli sul loro cammino. Inoltre Damasco e Mosca  stanno agendo per ripristinare l’unità e il potere del paese, mentre gli Stati Uniti e i propri mercenari, in questo caso i curdi, agiscono come veri invasori. Possiamo dire che non vedono nemmeno la popolazione civile nelle aree controllate da loro, sarebbe un bene per loro se semplicemente scomparisse.

RAQQA 6 mesi dopo la liberazione: