ED ecco di nuovo un asso nella manica prima di Ginevra 2 per condannare Assad ed estrometterlo dal governo di transizione.

La notizia è la seguente, tratta da il Post.it:


Lunedì 20 gennaio il Guardian e la CNN hanno pubblicato le conclusioni di un rapporto (…)  che dimostrerebbe l’esistenza di «prove dirette» di «sistematiche torture e uccisioni» compiute dal regime del presidente siriano Bashar al Assad durante la guerra civile in Siria. Il rapporto è basato su migliaia di fotografie di corpi di persone uccise mentre erano in custodia del governo siriano: queste prove, dice il rapporto, potrebbero essere decisive per incriminare il regime siriano in un tribunale internazionale, con le accuse di crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Le fotografie contenute nel rapporto, circa 27mila, sono state consegnate al team di esperti da un disertore dell’esercito siriano, il cui nome in codice è “Caesar” (la sua identità naturalmente non è stata svelata). Secondo il rapporto, “Caesar” lavorava come fotografo per la polizia militare siriana e il suo lavoro consisteva principalmente nel fare le foto ai detenuti uccisi. “Caesar” ha detto di avere fotografato circa 50 corpi al giorno: le sue foto mostrano corpi con segni di denutrizione, violente contusioni, strangolamento e altre forme di tortura. Dall’analisi di 150 corpi ritratti in un insieme di fotografie, gli esperti hanno concluso che il 62 per cento dei corpi mostra segni di deperimento fisico: si tratta per la maggior parte di uomini di età compresa tra i 20 e i 40 anni. Il fatto che ci fosse una persona incaricata di fotografare i corpi, hanno scritto gli autori del rapporto, fa pensare che «le uccisioni fossero sistematiche, ordinate e dirette dall’alto».

http://www.ilpost.it/2014/01/20/rapporto-torture-uccisioni-sistematiche-siria/

Il Guardian, dopo aver dettagliato, commenta:

“il rapporto di 31 pagine, che è stato commissionato da una primaria società di avvocati di Londra che agiscono per il Qatar, è stato è stato messo a disposizione alle Nazioni Unite, ai governi e ai gruppi per i diritti umani. ” – ed aggiunge – “La sua pubblicazione appare volutamente in concomitanza con UN-organizzato conferenza di pace di Ginevra II di questa settimana, che è stato organizzata un negoziato che permetta  una via d’uscita alla crisi siriana con la creazione di un governo di transizione”.


E’ evidente che la notizia esce con la consueta puntualità come in precedenza, per minare ogni tentativo di negoziato.

Il fine politico è  estromettere Assad dal processo di pace e delegittimarlo per non farlo presentare alle elezioni presidenziali del 2014 (la pre-condizione di cui Siria e Iran non vogliono neanche sentire parlare).

Da una prima e superficiale osservazione si notano numerosi punti oscuri: Le persone uccise chi sono? Si tratta di uomini uccisi in combattimento o dopo? E uccisi da chi? In quali circostanze?

– Tuttavia per quanto impressionante le rivelazioni del report non  sono inedite: l’uso della tortura nei centri di detenzione è molto praticata in entrambe le parti in conflitto. E’ cosa nota ai servizi segreti occidentali. Lo stesso governo USA ne ha approfittato con il programma ‘Extraordinaary Redemption’.  L’uso della tortura è un fatto riprovevole ma non è un caso isolato in Siria: interessa la maggioranza dei paesi arabi,  anche quelli che siedono nel gruppo amici della Siria.

Per quanto riguarda l’uccisione dei prigionieri occorre evidentemente che ci sia un contraddittorio. Ma da subito viene da fare una considerazione: l’India vuol condannare i nostri Marò alla pena di morte, che sono militari in missione a tutti gli effetti. Ora sappiamo che le milizie appartenenti a formazioni terroristiche riconosciute come tali dalla Comunità internazionale, in Siria sono numerose. Combattono contro Assad. Questi uomini compiono azioni spregiudicate e violente anche verso i civili. Poi ci sono i disertori dell’esercito regolare. Verso questi ultimi, anche in Italia il codice militare di guerra (abrogato solo pochi anni fa) prevedeva la pena di morte.

In Siria la pena capitale in Siria in tutti e due i casi  è comminata per legge . Si tratta di una legge approvata da Assad nel 2011, il 20 di dicembre. Sono considerati reati capitali tradimento, omicidio, alcuni atti politici come azioni armate contro la Siria nelle fila nemiche, diserzione dalle forze armate e atti di istigazione sotto la legge marziale o in tempo di guerra, furto con violenza, stupro, attacchi verbali contro la dirigenza, appartenenza ai Fratelli Musulmani. La pena di morte è applicata anche per il traffico di droga e l’ergastolo per il solo possesso.

La notizia è da tempo di pubblico dominio ( http://www.ilgiornale.it/news/siria-pena-morte-chi-arma-i-ribelli.html ) ma a parte Amnesty International http://www.amnesty.it/siria-pena-di-morte-per-chi-arma-terroristi  nessuno finora si è opposto.

Sarebbe stato auspicabile, da entrambe le parti il rispetto delle convenzioni internazionali. Ma ci sono stati una serie di atti come l’isolamento del governo siriano e la rottura delle relazioni diplomatiche che non ha giovato. Sul piano giuridico, la questione è complicata. Numerosi sono gli interrogativi: a che stato appartengono i ribelli? Qual è il loro status in combattimento? Certo si tratta di uomini. Ma appunto per questo, in una situazione desasperata sarebbe stato proficuo fare accordi bilaterali per salvaguardare i prigionieri, ma nessuno lo ha chiesto.

Certamente le torture e le esecuzioni non sono compiute solo dal governo siriano. Mi sono spesso chiesto dove dove siano ‘custoditi’ i soldati siriani prigionieri? Qual’è il trattamento a loro riservato? In numerosi documenti video forniti dai ribelli stessi abbiamo visto che vengono uccisi immediatamente, spesso in maniera degradante. Sarebbe il caso di indagare anche in questo caso, sulla sistematicità o meno di queste uccisioni.

C’è da scommettere che gli USA e paesi del Golfo useranno il dossier per condannare Assad per crimini contro l’umanità.

E’ dall’inizio del conflitto che gli USA si sono posti come il principale accusatore (http://www.voltairenet.org/article177999.html). E’ sconcertante perchè gli USA sono lo stesso paese che ha portato avanti la ‘extrordinary redemption’. La tortura era tra gli utili servigi dei paesi all’epoca amici come l’Egitto o la Siria : http://www.theguardian.com/commentisfree/2012/feb/19/syria-us-ally-human-rights .  Tant’è che nel 2012 il Guardian , ha dedicato sull’argomento questo articolo: “La Siria ha fatto un curioso passaggio da alleato degli Stati Uniti al violatore dei diritti umani” è del 2012 ma ancora attuale: http://www.theguardian.com/commentisfree/2012/feb/19/syria-us-ally-human-rights . Gli Stati Uniti portavano in Siria i propri prigionieri per extraordinary redemption’ senza che alcun tribunale internazionale sollevasse obiezioni e proferisse denunce. Più recentemente nei 34 centri di detenzione in Afganistan gestiti dagli USA è provato l’uso della tortura, stupri e scosse elettriche. http://www.metronews.it/master.php?pagina=notizia.php&id_notizia=5445

Allora, si può aprire un dibattito ma non bisogna essere faziosi. Per i massacri compiuti dai ‘buoni’ nessun Tribunale Internazionale sta indagando ne nessuna testata giornalistica gli dedica l’attenzione che meriterebbe.

Il rispetto dei diritti umani merita attenzione e non dovrebbe essere usato funzionalmente per incriminare personaggi scomodi.  Le notizie diffuse erano notedai rapporti annuali di Human Right Watch nel 2012.  Non esistono però fonti indipendenti che possano documentare la reale entità di questi fatti. Sicuramente non sono attribuibili solo alle forze governative. Io aspetto ancora che qualcuno si indigni degli attentati compiuti con auto bomba in centri cittadini, del lancio di bombe di mortaio su scuole, dei rapimenti,della  distruzione di chiese, delle torture torture dei ribelli, degli sgozzamenti, e decapitazioni, dei crimini contro la popolazione civile. In prossimità di un processo di pace bisognerebbe stare attenti a non esasperare i toni perchè una continuazione del conflitto comportà solo la moltiplicazione di queste atrocità.

Vogliamo cercare nel torbido? Facciamolo! Ma sia fatto per tutti, specialmente per chi si auto-insignito come difensore dei diritti umani nel mondo. Vedrò di occuparmi più appronditamente della cosa. Queste considerazioni vogliono essere solo un primo strumento per un sano ragionevole dubbio.

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