Unione Europea – Il sistema è irrimediabilmente corrotto, avviando verso una pseudo dittatura incentrata sul degrado individuale e ludico

Il discorso del presidente del Consiglio europeo Charles Michel sull’urgenza di militarizzare l’Europa come risposta alla minaccia russa, ipotizzando che, dopo l’Ucraina, altre nazioni europee possano essere nel mirino, riflette una strategia di opacità informativa adottata dall’elite europea.

Militarizzazione dell’Europa in risposta alla minaccia russa

Nelle recenti dichiarazioni, Charles Michel ha sollevato l’allarme sulla minaccia militare russa verso l’Europa, sostenendo che “La Russia rappresenta una seria minaccia militare per il nostro continente europeo e per la sicurezza globale. Se non diamo la giusta risposta all’UE e non diamo all’Ucraina il sostegno sufficiente per fermare la Russia, i prossimi saremo noi”.

Per lui la risposta è la militarizzazione dell’economia europea. Tuttavia, la sua affermazione si scontra con una realtà complessa, dove il presente scenario di tensione è il risultato di circostanze create artificialmente, mantenendo volontariamente un ciclo di distruzione e morte.

Michel prosegue,  affermando che “È giunto il momento di assumerci la responsabilità della nostra sicurezza. Non possiamo più contare sugli altri o essere in balia dei cicli elettorali negli Stati Uniti o altrove”.

Snche in questo caso, emerge una critica profonda a tale posizione, che appare come un velato riferimento a scenari politici esterni, piuttosto che a una reale valutazione della minaccia.

Inoltre , il discorso su responsabilità e sicurezza dimentica le parole del Papa e la realtà di una NATO che si è espansa fino alle porte della Russia, contravvenendo a precedenti accordi. Michel ammette che “Per decenni l’Europa non ha investito abbastanza nella nostra sicurezza e difesa”, un’omissione giustificata dalla pace post-Guerra Fredda e dalla presenza della NATO, ma non viene citata la responsabilità degli Stati Uniti, che prima hanno creato il Maidan, poi la frattura e la guerra ed adesso spingono l’Europa verso maggiori spese militari.

Le decisioni dell’UE, una volta pacifiche, ora si orientano verso un contesto di guerra continua, accrescendo i rischi per la libertà e la sicurezza europea. Michel suggerisce che l’UE debba “dare priorità all’Ucraina e spendere di più, in modo più intelligente e meno frammentato”, utilizzando il bilancio per acquistare attrezzature militari per l’Ucraina e rafforzare l’industria della difesa europea attraverso investimenti significativi e l’emissione di obbligazioni di difesa europee.

Falsità nella narrativa di autodifesa

Penso che le citazioni possano bastare. Da notare che queste sono enunciate senza contraddittorio, in una diabolica e spaventosa unanimità inormativa.

In controluce ciò che vediamo è che  Michel mira da una parte ad imporre la propria agenda 2030 ‘eco’ anche dal lato bellico, dall’altra a distorcere i fatti per allinearli a una narrazione preconfezionata.. Inoltre notiamo il passaggio da un’economia di mercato ad una economia di stato improntata sulla difesa per rimpinguare il bilancio UE.

Ciò a cui assistiamo, è un circolo vizioso in cui il problema viene prima creato artificialmente, per poi proporre una “soluzione” a un problema che potrebbe non esistere o che, al contrario, potrebbe essere risolto attraverso iniziative volte al ripristino della pace nel continente.

Del resto, anche le dichiarazioni del ministro degli esteri europeo Borrell, che etichettano le elezioni russe come “illegittime”, e le simili valutazioni espresse da vari capi di stato e politici europei, con alcune lodevoli eccezioni, sono ugualmente sorprendenti.

Queste affermazioni sembrano ignorare i dati di fatto, considerato che Putin ha ricevuto un sostegno elettorale superiore all’87% con una partecipazione del 77%. Tali commenti evidenziano una disconnessione dalla realtà oggettiva.

Corruzione informativa e controllo sociale

Oltre a tutto questo c’è da rilevare – e raramente è stato così chiaro – che la nostra informazione mainstream è irrimediabilmente corrotta , essendosi investita del compito di non differire nelle proprie analisi e nel riportare i fatti da una rappresentazione della realtà piegata al volere del governo , che a sua volta è sottomesso al governo degli Stati Uniti ed al ricatto economico dell’Unione Europea.

In altre parole, le istituzioni dell’Unione Europea sembrano aver posto al fulcro delle proprie priorità la lotta contro la libera circolazione di informazioni e il controllo sociale attraverso il monopolio dei media, dei social e della cultura.

Questo approccio solleva serie preoccupazioni, poiché, come saggiamente osservato da Thomas Jefferson, il terzo presidente degli Stati Uniti, in una lettera del 1789 indirizzata a Richard Price: “Dove il popolo è informato, può affidarsi alla propria governance; ma quando le questioni diventano troppo intricate o oscure da comprendere, o sono manipolate da un ristretto numero di persone sfuggendo così al controllo popolare, i diritti di tutti sono messi a rischio.” Se Jefferson fosse testimone di un diritto all’informazione completamente soffocato, attraverso l’uso di tecniche psicologiche mirate a plasmare il consenso popolare, sarebbe probabilmente inorridito.

Deficit democratico nell’UE

Pertanto, per quanto riguarda le critiche alla ricandidatura di Putin, sostengo che tale candidatura sia legittima se riflette la fiducia del popolo. Ogni società dovrebbe avere il diritto di eleggere chi ritiene più fidato e, sulla base dei risultati e della condotta, decidere la durata del suo mandato. Dopotutto, in Europa, il cambio di governo sembra ridursi spesso a una mera formalità, con le posizioni di potere occupate da individui non eletti dal popolo. Questa situazione mette in luce un contrasto fondamentale tra l’ideale democratico di sovranità popolare e la pratica corrente di governance, sottolineando l’importanza di garantire trasparenza, responsabilità e genuina rappresentatività nelle strutture politiche.

Verso una pseudo-dittatura?

Il nucleo della democrazia risiede nella fiducia dei cittadini verso i loro rappresentanti e nella capacità di questi ultimi di indirizzare l’azione governativa verso il bene comune, promuovendo la cultura, la prosperità e il benessere collettivo e individuale. Tuttavia, l’Unione Europea mostra un evidente deficit democratico, derivante dalla complessità delle sue istituzioni e da un processo decisionale distante dai cittadini. Sebbene il Parlamento Europeo sia eletto direttamente, la designazione di figure chiave come il Presidente della Commissione Europea emerge da negoziati tra stati membri, a scapito della volontà popolare e della partecipazione democratica. Questa situazione sottolinea la necessità di riforme strutturali per avvicinare l’UE ai suoi cittadini, rafforzando la legittimità e la trasparenza delle sue decisioni.

Jean-Jacques Rousseau, nel suo “Il Contratto Sociale” del 1762, già metteva in guardia contro un pericolo intrinseco nelle strutture di potere, osservando che La sovranità non può essere rappresentata, per la stessa ragione per cui non può essere alienata; consiste essenzialmente nella volontà generale, e la volontà non si rappresenta: è la stessa, o è un’altra; non c’è mezzo termine.” Questa valutazione acquisisce un’eco particolarmente preoccupante nel contesto attuale, delineando uno scenario in cui la leadership europea sembra navigare verso acque tumultuose, portandoci sull’orlo di un precipizio e prospettando un futuro dai contorni distopici.

Critica all’investimento nella sicurezza e difesa

Riguardo alla legittimità delle elezioni russe, desidero offrire alcune riflessioni ancorate ai principi fondamentali della democrazia e della sovranità nazionale. Al cuore della democrazia giace il diritto inalienabile di ogni popolazione di eleggere liberamente i propri rappresentanti e di determinare la durata del loro incarico. Questo concetto affonda le radici nel principio che il potere politico debba emanare dal consenso dei governati, un pilastro delle teorie democratiche che sottolinea l’importanza della partecipazione popolare nella gestione degli affari pubblici.

L’autodeterminazione, riconosciuta a livello internazionale come un diritto fondamentale, si manifesta attraverso la sovranità popolare, assicurando che le scelte politiche riflettano le aspirazioni collettive e salvaguardino l’autonomia e la libertà di un popolo. La capacità di influenzare la durata del mandato dei leader eletti promuove un sistema di responsabilità politica, stimolando gli amministratori a onorare gli impegni presi e a perseguire l’interesse comune, consapevoli che il loro futuro politico è direttamente legato alla valutazione dei cittadini.

Le elezioni regolari, libere e trasparenti sono cruciali per l’evoluzione delle società di fronte a nuove sfide e per prevenire la stagnazione politica, promuovendo lo sviluppo sociale ed economico. Tuttavia, la tendenza in Europa di ridurre il cambio di governo a una formalità, con leader privi di legittimazione diretta dall’elettorato, evidenzia seri problemi di deficit democratico e mancanza di trasparenza nelle istituzioni europee.

Una tendenza allarmante

Per contrastare questa tendenza allarmante, sono state avanzate diverse proposte volte a rafforzare la democrazia europea, come l’introduzione di elezioni dirette per cariche cruciali all’interno dell’Unione Europea, l’espansione dei poteri conferiti al Parlamento Europeo e l’incremento delle possibilità di partecipazione attiva dei cittadini alle decisioni che riguardano l’intera comunità, ad esempio attraverso iniziative popolari.

Ma queste iniziative sono state minoritarie e non ricevuto consenso, ed in tutti i modi,  la recente virata verso una politica di economia bellica minaccia di relegare queste aspirazioni a mere utopie, ricordi di un passato sempre più lontano.

Libertà, una caratteristica della nostra anima

Nell’attuale congiuntura, l’intero impianto legislativo dell’Unione Europea appare orientato a rafforzare una forma di governance che si allontana dai principi democratici, avvicinandosi pericolosamente a una pseudo-dittatura. Ma proprio per questo, in questo scenario, coltivare come il bene più prezioso la propria libertà di giudizio e di valorizzazione del vero, emerge come strumento potentissimo. Viviamo in un’era tecnologica che offre opportunità senza precedenti di accesso all’informazione. È essenziale, pertanto, esercitare attivamente questa possibilità, seguendo le nostre inclinazioni personali e non reprimendo mai il nostro desiderio innato di bellezza e di significato. La consapevolezza e l’impegno attivo nella ricerca di informazioni veritiere rappresenta un baluardo contro l’autoritarismo.

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