Siria – Napolitano: ”ottimi rapporti con l’Italia ed esempio di laicità dello stato”

Il 18 marzo 2010 Giorgio Napolitano era in visita ufficiale a Damasco.

Nel video che segue, il presidente Napolitano pronuncia parole di apprezzamento per le ottime relazioni tra l’Italia e la Siria ed elogia la laicità dello stato siriano:

il 15 marzo 2011, solo un anno dopo quella visita ufficiale, inizia la “rivolta popolare spontanea” siriana a Daraa (una città all’estremo confine sud della Siria).

Nella prima settimana di proteste vengono assaltati e saccheggiati  tribunale,  stazioni di polizia, la residenza del governatore ed altri edifici pubblici. 110 agenti di polizia disarmati vengono uccisi. La rivolta che diventa da subito armata, si propaga prima ad Homs e poi nel resto del paese.

Cosa è cambiato, nella politica interna di Assad , dal momento della visita di Napolitano? Nulla.
Si continuava con il percorso di apertura già iniziato e riconosciuto dal presidente italiano.

Cosa è mutato, nella politica estera di Assad , nei confronti dell’Italia?  Nulla.
I rapporti commerciali erano intensi, quelli politici pure. ..

Un paese in costante evoluzione che Napolitano riconosce. Ma non è il solo, lo riconosce anche mons. Nazaro (ex vescovo di Aleppo) che è vissuto per 30 nel paese. Egli descrive che dopo  il periodo di ‘Assad padre’ in cui si era tutti ‘controllati a vista’  la situazione della Siria, dopo l’avvento al potere di Bashar al Assad, stava vivendo un periodo di costante apertura. Così mons Nazaro descrive il periodo immediatamente prima della rivolta:

[su_quote style=”grid”] ”Si poteva stare fino a tardi per le strade tranquillamente. Ho potuto girare in lungo e in largo la Siria senza alcun impedimento. C’era libertà e rispetto reciproco. A maggio facevamo le processioni lungo le vie di Aleppo alle quali i musulmani guardavano con curiosità e rispetto.

A Natale e a Pasqua i capi religiosi islamici venivano a farci gli auguri e noi ricambiavamo all’inizio e alla fine del Ramadan. Ma incontri simili erano frequenti ben al di là di queste occasioni.

I diritti erano uguali per tutti, tanto che il governo annoverava ministri cristiani. Anche adesso il ministro della Difesa è un cristiano”.[/su_quote]

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In definitiva la situazione era migliore di quella delle petrolmonarchie che appoggiano l’aggressione in corso. Ma occorreva scongiurare il proseguimento della ‘ribellione’ e l’isolamento internazionale.

Per questo, Assad  nei mesi successivi concede alcune riforme (non è un’operazione facile, è costretto a mettere da parte alcuni irriducibili, alcune ‘vecchie guardie’ che vi si opponevano. Sconcertante che molti di loro li ritroveremo aggregati con l’opposizione che dirige la guerriglia, dall’estero) e istituisce un ministero della riconciliazione nazionale. Ma inutilmente.

A quel punto l’opposizione armata vuole subito la soppressione dell’articolo 8 della Costituzione siriana che prevedeva che fosse il partito Baath a governare.

Bashar Assad accetta ma invece di limitarsi ad eliminare l’articolo,  fa riscrivere la costituzione interamente da uno speciale comitato di esperti provenienti da ogni parte della Siria in senso più liberale . Quindi, vienne indetto un referendum e la nuova costituzione viene approvata con larga maggioranza dei siriani (vota il 60%). Successivamente Assad emana  una legge sui media che avrebbe permesso una maggiore libertà di espressione e favorito la creazione di nuovi media indipendenti. Facilita inoltre i requisiti per la formazione di partiti politici, escludendo i partiti a base settaria. Certo si può ulteriormente migliorare in una situazione normale.

Ma intanto, dall’altra parte, la ‘vocazione democratica’  diventa sempre più chiara: attentati sempre più feroci avvengono in tutto il paese e in equal modo prosegue l’opera di distruzione delle infrastrutture. Anche andare a lavorare sarà un reato e molti saranno uccisi per questo motivo.

Nel dicembre 2011 si svolgono le elezioni comunali. Molti dei candidati eletti ai seggi verranno assassinati o minacciati dall’opposizione armata. Le elezioni parlamentari si sono poi tenute nel maggio del 2012, senza alcuna restrizione di idoneità per i candidati. Tra i nuovi membri del parlamento, diversi sono stati assassinati dall’ELS (Esercito siriano libero), compresa la moglie e le tre figlie del parlamentare Abdullah Mishleb nel famigerato massacro di Houla.

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L’Italia intanto, sorda ad ogni tentativo di risolvere pacificamente la situazione,  interrompe i rapporti diplomatici, chiude le ambasciate, commina pesanti sanzioni alla Siria e finanzia ‘i ribelli’ tramite fondi della cooperazione internazionale.

Il nostro Paese brillerà per lo zelo di incentivare la sovversione ed il massacro del popolo siriano: con gli altri paesi che finanziano e sostengono la rivolta deciderà che altri iterroristi e non il presidente Assad deve essere il legittimo presidente del popolo siriano.

La storia continua fino ad oggi nella cecità più totale e nello stravolgimento della realtà operato da tutti i media senza distinzione tra quelli cattolici e laici (salvo rare eccezioni)…

E’ chiaro che tutto quello che sta succedendo in Siria è la punizione del non allineamento di Assad con l’occupazione dell’Iraq, si incrociano in questa guerra interessi economici per le fonti energetiche, le ambizioni di potere delle potenze arabe locali… Tutto concorre alla guerra, escluso – è evidente –  l’aspirazione della democrazia.

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Patrizio Ricci – VietatoParlare.it

*foto: presidenza della Repubblica