Siria: fare l’offensiva di primavera

 

Per stare sempre dalla parte giusta della storia.

di Patrizio Ricci

” La Siria è in balia di potenze straniere: sono ben 83 i Paesi che vi inviano terroristi a combattere. Prima la popolazione conviveva pacificamente, oggi non più. Subisce violenze e morte. Perché? Perché questi Paesi li mandano qui da noi? Perché non ci lasciano in pace? Tutto questo è contro l’umanità, contro tutte le religioni, contro la civiltà. Questa che si sta combattendo non è una guerra civile. Chi ha seminato questa guerra ora trovi una soluzione che non sia militare ma pacifica e di dialogo come auspicato in più interventi da Papa Francesco”.  E’ il grido rimasto inascoltato che monsignor Joseph Arnaouti vescovo armeno cattolico di Damasco ha affidato all’agenzia SIR.

E’ chiaro mons. Arnouti: accanto a uomini che come lui, condividono i bisogni,  c’è chi pensa di stare sempre ‘dalla parte giusta della storia’ e di prendere perciò le decisioni giuste. Così accanto agli aiuti umanitari che stentano ad arrivare in maniera sufficiente o alla denuncia di crimini sempre più efferati,  ora si ha una nuova idea:  imprimere una nuova spinta alla guerra.
Al sud  della Siria fervono i preparativi:  è in corso uno sforzo congiunto tra Stati Uniti, Arabia Saudita e Giordania, pronti a dar vita all’offensiva dei ‘ribelli’ con obiettivo Damasco.  Già dalla fine dei colloqui di pace Ginevra 2  erano già all’opera. L’attività era frenetica: quando ancora la Conferenza di pace non era ancora terminata,  il Congresso americano, a porte chiuse,  aveva già approvato il riarmo dei ribelli (interrotto per un breve periodo per timore che non finissero in mano ad al-Nusra ed Isis).

Come sappiamo, i colloqui di Ginevra si sono risolti senza successo ed il segretario di Stato Kerry ha fatto di tutto per farli naufragare.  Ma successivamente negli Stati Uniti si è svolta un’altra serie di incontri. E questi hanno avuto successo: protagonisti  sono stati  il consigliere per la sicurezza nazionale Susan Rice, Barack Obama, e il principe Mohammed bin Nayef, ministro degli Interni saudita responsabile dei programmi di azione sotto copertura in Siria. Erano presenti anche i responsabili dello spionaggio della Turchia, Qatar, Giordania e altri principali potenze regionali che hanno sostenuto l’opposizione armata.
Alla fine si è deciso  di rifornire i ribelli ‘più moderati’ dell’ESL (Esercito Siriano Libero) degli armamenti più sofisticati: una potenza distruttiva all’avanguardia alla quale non mancheranno i sistema d’arma antiaerei e quelli anticarro. Gli sforzi bellici saranno concentrati a sud della Siria. A fine mese Obama si recherà nuovamente ad incontrare i reali sauditi a Riyadh, per  fare il funto della situazione su Siria e Iran.
La Giordania ha del tutto sostituito la Turchia come maggiore base arretrata dei ribelli dopo possono contare sull’appoggio logistico degli americani, presenti in forze. I miliziani dell’ESL potranno compiere dal territorio giordano infiltrazioni ed esfiltrazioni, sicuri della protezione del confine.
Il quotidiano israeliano Haretz riferisce che “ogni mese, tra i 200 ei 250 soldati combattenti subiscono esercizi base di addestramento delle forze speciali giordane ‘vicino alla città di Salt”.

Gli Stati Uniti stanno provvedendo  ad allargare le strade per il deflusso delle forze ‘ribelli’ in Siria, in modo che possano transitare anche carri armati. Il quotidiano Haretz, riferisce che “gli Stati Uniti stanno costruendo piste per aerei da ricognizione nei pressi del confine tra la Giordania e la Siria. Utilizzando queste piste , nelle ultime settimane, l’Arabia Saudita ha fatto pervenire via aerea armi e munizioni acquistate in Ucraina per le basi ribelli in Giordania. Contemporaneamente, sono giunti via terra, convogli di cibo e tende per l’utilizzo da parte di nuovi profughi che continuano a giungere in Giordania.

Giacché tutto si svolge in ‘casa giordana’  Stati Uniti e l’Arabia Saudita hanno pensato bene di avvicendare  il comandante dell’Esercito Siriano Libero (Salim Idris)  con  Abdul-Ilah al-Bashir, persona vicina e gradita a sua altezza Re Abdullah.
Da parte sua, anche Israele sta dando il suo contributo ‘alla causa’ degli estremisti islamici. Gli aerei con la stella di Davide hanno bombardato a più riprese obiettivi strategici in territorio siriano, indebolendo Hezbollah e l’esercito siriano.  Gli israeliani in almeno 4 occasioni hanno anche provveduto ad accecare con dispositivi di guerra elettronica le comunicazioni tra le unità siriane combattenti.

Si stanno realizzando i presagi più funesti, quelli che abbiamo scansato perché troppo semplicistici: chi ha pensato che ciò che anima le superpotenze sono gli alti ideali, la moderazione, il dialogo, si dovrà presto ricredere.
E’ evidente che questa nuova accelerazione è voluta dall’amministrazione Obama frustrata dal duro ‘affronto’ russo in Crimea.  Gli occhi si sono voltati furtivi verso la Siria, giurando di ‘dare una lezione ai russi’. E’ un fatto di immagine alla quale non si vuol rinunciare.
Ora, il suolo siriano con ogni probabilità diventerà terreno di scontro  per un ‘regolamento di conti’ e per una ‘dimostrazione di forza’ che non ha nulla a che vedere con la situazione reale e con i bisogni della gente.  Assassini, devastazioni e sofferenze inaudite, non possono avere nessuna giustificazione né  legittimazione  futura.  Si potrà ridipingere tutto ciò è accaduto come qualcosa d’altro, ma non sarà mai nient’altro che crimine, razzia delle risorse e sete di potere.