Saker: il punto sugli accordi di Minsk

Autopsia degli Accordi di Minsk


Il recente vertice di Parigi, e i giorni subito dopo il vertice, hanno fatto molta chiarezza sul futuro degli Accordi di Minsk. In breve: Kiev li ha ufficialmente respinti (respingendo sia la serie di passaggi, che molti punti fondamentali). Per coloro che sono interessati, guardiamo un po’ più in dettaglio.


Primo, cos’è appena accaduto

Innanzitutto, qui di seguito sono riportati degli estratti della Conferenza di Parigi e delle dichiarazioni da parte di “Ze” [Zelenskii] e del suo superiore Arsen Avakov [Ministro dell’Interno], subito dopo il loro rientro a Kiev:

Dichiarazione della Conferenza di Parigifonte

Gli Accordi di Minsk (Protocollo di Minsk del 5 settembre 2014, Memorandum di Minsk del 19 settembre 2014 e il Pacchetto di Misure di Minsk del 12 febbraio 2015) continuano ad essere la base di lavoro del Formato Normandia, i cui stati membri si impegnano per la loro piena attuazione.
Le parti esprimono interesse nell’accordo secondo il Formato Normandia (N4) e del Gruppo Trilaterale di Contatto su tutti gli aspetti legali dell’Ordine Speciale di Autogoverno Locale (status speciale) di alcune aree delle regioni di Donetsk e Lugansk, come indicato dal 2015 nel Pacchetto di Misure per l’Implementazione degli Accordi di Minsk, al fine di assicurarne il funzionamento su base permanente.
Considerano necessario incorporare la “Formula Steinmeier” nella legislazione ucraina, in conformità con la versione concordata nell’ambito dell’N4 e del Gruppo di Contatto Trilaterale.

Dichiarazione del presidente “Ze” alla TV ucraina: fonte [in ucraino] (traduzione non ufficiale fatta internamente)

La questione più difficile è quella del trasferimento all’Ucraina del controllo dei confini. E’ molto divertente, perché riguarda i nostri confini e il trasferimento del controllo a noi. Ma è il punto debole, il tallone d’Achille degli Accordi di Minsk”. “Sfortunatamente, sono quelli che abbiamo firmato noi. Ne possiamo discutere a lungo. Probabilmente, le condizioni erano tali”. “Ma abbiamo firmato che avremmo preso il controllo sul nostro confine solo dopo le elezioni nei territori temporaneamente occupati”. “Abbiamo dedicato molto tempo a tale questione, l’abbiamo discussa dettagliatamente, e abbiamo una posizione molto diversa da quella del presidente della Russia”. “Ma questa è la posizione di Minsk, lo dobbiamo capire. Mi piace solo una cosa, cioè che abbiamo cominciato a parlarne. Abbiamo concordato che ne continueremo a parlare in dettaglio e con diverse variazioni durante il nostro prossimo incontro”. “E’ anche una vittoria, perché ci incontreremo di nuovo nei prossimi quattro mesi”.

Domanda: Pensa che sia possibile cambiare gli Accordi di Minsk?

“Sarà molto difficile ma dobbiamo farlo. Dobbiamo cambiarli. Primo, dobbiamo capire che gli Accordi di Minsk sono stati firmati più di quattro anni fa. Tutto cambia nella nostra vita. Dobbiamo capire che non è stata la mia squadra a firmarli ma noi, come istituzione, dobbiamo adempiere a tali condizioni che il rappresentante dell’epoca aveva allora concordato. Ma sono sicuro che saremo in grado di cambiare qualcosa. La cambieremo”. “Perché il trasferimento del confine ucraino sotto il nostro controllo solo dopo le elezioni, non è la nostra posizione. L’ho ripetuto non so quante volte ma questa è la decisione finale”.

Dichiarazione di Arsen Avakov alla TV ucraina: fonte [in ucraino] (traduzione non ufficiale fatta internamente)

“La filosofia del controllo del confine… la parte del confine che su cui non abbiamo il controllo è di più di 408 chilometri. Non è così facile prenderne il controllo, equipaggiarlo, persino arrivarci attraverso territori nemici. E’ una procedura. Come compromesso, offriamo il seguente schema: cominceremo a prendere il confine sotto il nostro controllo a partire dal nuovo anno, poco a poco, riducendo la lunghezza del confine che non è controllato da noi e, un giorno prima delle elezioni locali, chiuderemo il confine e questo collo di bottiglia. In questa maniera prenderemo il controllo sul confine. Perché non è un buon compromesso? Considerando che allo stesso tempo, secondo la Formula Steinmeier, loro devono disarmare tutte le formazioni armate illegali di questo pseudo stato della DNR. Ecco come lo vediamo il compromesso”.

In altre parole, concordano sia il presidente ufficiale che il presidente reale dell’Ucraina: l’Ucraina non applicherà gli Accordi di Minsk come scritti, resi legge dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e chiariti dalla cosiddetta Formula Steinmeier.

I propagandisti ucraini alla TV russa – sì, gli ucronazi e i nazionalisti oltranzisti hanno quotidianamente spazio nelle trasmissioni della TV russa (per capire perché, leggere qui e qui – si sono messi in modalità contenimento danni, e lo hanno spiegato dicendo che “sono solo parole, ciò che importa è che Zelenskii abbia firmato a Parigi”. Si sbagliano. Prima di tutto, le dichiarazioni fatte in veste ufficiale dal presidente e dal ministro degli Affari Interni sono a tutti gli effetti dichiarazioni politiche UFFICIALI. Secondo, questa spiegazione trascura completamente la ragione per cui Ze e Avakon abbiano detto quelle cose. La ragione è molto semplice: Ze ha ceduto agli ucronazi, completamente. Lui ora utilizza ESATTAMENTE la stessa retorica di Poroshenko, nonostante il fatto che l’unica ragione per cui è stato eletto è che si era presentato come il massimo anti-Poroshenko. Ora tutto ciò che vediamo è un Poroshenko 2.0.

Quindi nella lotta dietro le quinte (ma molto reale) tra il gruppo sionista (Kolomoiskii e Zelenskii) e quello ucronazi (Avakov e Poroshenko), quest’ultimo ha vinto e ha preso il controllo sul primo, e ora le probabilità di salvare l’unità dell’Ucraina sono basse, pari non proprio a zero ma a qualcosa tipo 0.0000001% (lascio quell’1 giusto per un “mai dire mai”, e perché mi sono sbagliato in passato).


Quindi che cosa succederà?

E’ una domanda interessante. In teoria, i quattro del Formato Normandia si incontreranno di nuovo tra quattro mesi. Ma questo presupponendo che siano stati fatti dei progressi. Bene, è possibile che in alcune parti della linea di contatto ci sia un ritiro di forze supervisionato dall’OSCE. Ma, siamo onesti ora, abbiamo visto molti ma molti di questi promessi ritiri, e tutti si sono rivelati essere falsi. O gli ucronazi tornano nella zona neutrale (rivendicando enormi vittorie su – sic!- “le forze armate russe”) o riprendono a bombardare i civili, o non si preoccupano neanche di cambiare posizione. Ogni ritiro è una cosa buona se può salvare anche una sola vita! Ma nessun numero di ritiri risolverà nulla in questo conflitto.

Secondo, ci sono MOLTI politici ucraini che ora affermano che i cittadini della LDNR devono “tornare” in Russia se non gli piace il colpo di Stato ucronazi o questa ideologia. Non si rendono neanche conto, o non gli interessa, che ci sono pochissimi volontari russi in Novorossia, e che la stragrande maggioranza delle donne e degli uomini che formano le forze della LDNR sono cittadini locali. Questi ultimi, tra l’altro, recepiscono il messaggio degli ucronazi forte e chiaro: meglio che ve ne andiate via quando potete, perché quando ci presenteremo, sarete perseguiti per terrorismo e complicità con i terroristi, che è un’ALTRA cosa che agli ucronazi piace ripetere giorno dopo giorno. A proposito: mentre in Banderastan tutti i canali TV russi sono censurati, e si tenta di censurare i siti internet in lingua russa, in Novorossia tutte le stazioni TV ucraine (e russe) sono liberamente accessibili. Quindi, non appena un fanatico nazista se ne esce dicendo cose folli tipo “creeremo campi di prigionia” (leggi, campi di concentramento), questa notizia viene istantaneamente riportata in tutta la Novorossia, cosa che ha come unico effetto quello di rafforzare la decisione della popolazione della LDNR di combattere fino alla morte piuttosto che accettare l’occupazione nazista.

L’ho detto molte volte: l’UNICA possibilità per Zelenskii era quella di reprimere i nazisti non appena fosse stato eletto. O non ha avuto il coraggio di farlo, o i suoi padroni americani gli hanno detto di lasciarli stare. Qualsiasi sia il caso, ora è finita e siamo al punto di partenza.

Lo scenario più probabile è un “lento congelamento” del conflitto, nel senso che, avendo ora Kiev ufficialmente e apertamente respinto gli Accordi di Minsk, ci saranno delle piccole e finte negoziazioni, forse, ma il conflitto sarà frizzato.

Questo sarà l’ultimo chiodo della bara della cosiddetta “Ucraina indipendente” pro-Europa e pro-NATO, poiché la condizione più importante per provare a salvare l’economia ucraina, vale a dire la pace, è ormai sparita. Inoltre, il clima politico in Ucraina si deteriorerà ulteriormente (l’odiata minoranza nazista + una forse peggiore crisi economica sono una ricetta perfetta per un disastro).

Per i cittadini della Novorossia, ora è chiaro: l’Ucraina “di seconda scelta”* non li vuole, e Kiev non acconsentirà mai agli Accordi di Minsk. Ciò significa che la LDNR si separerà dall’Ucraina “di seconda scelta” e si ricongiungerà, puntuale, con la Russia. Addio Banderisti e Ucronazi!

L’Ucraina “di seconda scelta” probabilmente di dividerà ulteriormente: la Crimea è stata davvero “il gioiello del Mar Nero”, e il suo futuro appare estremamente brillante, mentre il Donbass era la più grande fonte di materie prime, energia, industria, high-tech ecc. ecc. Ciò che resta dell’Ucraina è povera e sottosviluppata (la parte occidentale) o ha bisogno di ripristinare i suoi legami economici con la Russia (la parte meridionale).

Zelenskii e il suo partito, inoltre, ora stanno provando ad accelerare l’approvazione di una legge attraverso la Rada, che permetterà di vendere i territori ucraini a capitali privati (cioè ad interessi stranieri + rappresentanti locali). Di conseguenza, ora c’è una nuova produzione stile “maidan”, che contrappone Iulia Timoshenko e altri leader nazionalisti a Zelenskii e al suo partito. Questo potrebbe generare una grande crisi molto presto, specialmente ora che sembra che Zelenskii si rimangi la promessa di fare un referendum nazionale sul tema della vendita/privatizzazione delle terre.

Per quanto riguarda i Russi, hanno già capito che Ze è uno scherzo, e non sorprende dato che è un comico di professione, e che gli Ucraini sono “incapaci di accordo”. Tratteranno lui come hanno fatto con Poroshenko negli ultimi anni: lo ignoreranno completamente e non risponderanno neanche alle sue telefonate. E’ rimasta solo poca buona volontà a Mosca, ma si sta esaurendo così velocemente che presto scomparirà del tutto. Inoltre, ai Russi non interessa più molto: le sanzioni si sono rivelate essere una benedizione, il tempo sta dalla parte della Russia, gli ucronazi stanno distruggendo il loro stato e, infine, le cose importanti per la Russia stanno accadendo in Asia, non in Occidente.

Gli Europei ci metteranno molto tempo per fare i conti con due, semplici fatti:

  1. La Russia non è mai stata parte di questo conflitto (se lo fosse stata, sarebbe finito molto tempo fa)
  2. Gli ucronazi sono quelli che non vogliono attuare gli Accordi di Minsk

Questo significa che i politici che stavano dietro al sostegno europeo di Euromaidan (la Merkel) devono andarsene prima che i loro successori dicano che, ops!, abbiamo confuso i nostri colori e il bianco è invece il nero, e il nero è diventato bianco. Il che va bene, i politici sono piuttosto bravi in questo. La luna di miele tra Kiev e Varsavia da un lato, e Berlino dall’altro, finirà presto, perché i tempi cattivi stanno arrivando in anticipo.

Macron sembra stare molto meglio, e probabilmente continuerà ad impegnarsi nel ristabilire relazioni semi-normali con la Russia, prima di tutto per il bene della Francia, e alla fine anche per il resto dell’Europa. I Polacchi e i Baltici lo accuseranno di “tradimento”, e lui semplicemente li ignorerà.

Per quanto riguarda Trump, molto probabilmente farà piccoli passi verso la Russia, ma molta della sua energia sarà indirizzata verso l’interno (impeachment) e verso l’esterno (Israele), ma non verso il conflitto ucraino. Bene.

Conclusione

E’ finita. La Crimea e il Donbass sono persi per sempre, la prima secondo diritto, il secondo semplicemente di fatto. L’Ucraina “di seconda scelta” è completamente irrealizzabile (salvo un qualche colpo di Stato seguito da un governo di unità nazionale sostenuto da Mosca, ipotesi che considero altamente improbabile).

Se vivete in Occidente, non aspettatevi che i vostri media nazionali parlino di questo. Saranno gli ULTIMI che lo ammetteranno effettivamente (i giornali hanno una data di scadenza maggiore di quella dei politici, quindi è più difficile per loro fare un’inversione di 180°).

The Saker

 

P.S. per avere un’idea del tipo di sciocchi espedienti in cui ora è impegnato lo “Ze team”, guardate questo caso: hanno di fatto provato a falsificare la versione ucraina del Comunicato di Parigi. Per dettagli, leggete il resoconto di Scott a questo link: https://thesaker.is/kiev-attempted-to-change-the-letter-and-meaning-of-paris-summit-communique/ [in inglese].
Se l’Ucraina fosse un asilo, allora “Ze” sarebbe il perfetto maestro, o l’animatore. Ma per un paese che sta lottando per la sua sopravvivenza, questi espedienti sono davvero un brutto, ma molto brutto segno.

(*Ucraina “di seconda scelta”: in termini generali, uno Stato “di seconda scelta” è ciò che rimane di uno Stato quando viene tolta una porzione. Per esplicitare ulteriormente la metafora della “macellazione”, la seconda scelta è ciò che rimane quando i tagli di maggior valore, come l’arrosto e il lombo, sono stati rimossi.)

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Articolo del Saker pubblicato su The Saker il 18 dicembre
Traduzione in italiano a cura di Elvia Politi per 
Saker Italia.

[I commenti in questo formato sono del traduttore]

nota: non necessariamente tutti i commenti espressi nell’articolo coincidono con il mio punto di vista (Vietato Parlare). La diatriba in corso tra Ucraina e le Repubbliche secessioniste risentono di un errore all’origine che è che la Nuova Ucraina nasce da una bugia, ovvero la finta rivoluzione di popolo di Maidan. A mio avviso, le tensioni tra Ucraina e Repubbliche autonomiste e Russia devono continuare per fini di salvaguardia degli equilibri interni e per fini geopolitici internazionali per i quali la contrapposizione permette la conservazione dell’apparato militare e la prosperità delle lobby.