Questo mese il Papa in Macedonia dove i cattolici sono 1%. Vietate le concelebrazioni in Bulgaria

Il Papa fra pochi giorni andrà a visitare la Macedonia del Nord. Precisamente il viaggio nei Balcani sarà effettuato dal 5 al 7 maggio: Il Pontefice prima sarà in Bulgaria e poi Macedonia del Nord. E’ previsto inoltre un altro viaggio nella stessa area a breve scadenza: in Romania dal 31 maggio al 2 giugno.

Naturalmente si tratta di un viaggio apostolico. Ma in Macedonia di cattolici ce ne sono ben pochi. La maggioranza della popolazione appartiene alla Chiesa ortodossa macedone (65%). I musulmani sono il 33%  e altre chiese cristiane detengono una percentuale complessiva che va tra lo 0.2% e l’1%. Il resto della popolazione risulta di credo “non specificato” nel censimento nazionale del 2002.

Quindi il viaggio sembra abbia una valenza più politica che pastorale:  in una visione più complessiva degli ultimi eventi e delle visite di Papa Francesco non si può non notare una costante insistenza delle sue visite in paesi multi-religiosi e multietnici, in linea con la sua particolare visione politica del mondo.

In proposito,  non passa giorno che la Chiesa guidata da papa Francesco non offra spunti di polemica.  Il caso più recente è naturalmente  quello del sacerdote imbarcato sulla Mar Jonio che va a prelevare migranti clandestini/ naufraghi volontari , sulle coste della Libia. Come forse sapete il sacerdote, don Mattia Ferrari, 25enne vicario parrocchiale di Nonantola (Modena) non va a titolo personale :  è stato autorizzato dai vescovi di Palermo e di Modena. Eppure sulla nave mar Jonio nessuno è cattolico, eppure il sacerdote è a bordo . Evidentemente la sua presenza ha una chiara valenza politica. E siamo in vista delle elezioni europee.

Si potrebbe dire che la visita del Papa nei Balcani ha la stessa funzione ovvero così sarà letta principalmente dai media e il Pontefice offrirà sicuramente spunti per farlo:  come in altre occasioni – ed a maggior ragione in quest’area – il Papa predicherà contro l’erezione di muri e barriere per l’ingresso in Europa. Sicuramente il Papa sarà facilitato dal fatto che Santa Teresa di Calcutta è nata a Skopje in Macedonia. Da parte sua il governo macedone ha un chiaro interesse politico, dato che da tempo chiede insistentemente l’ingresso in Europa e nella Nato ed è ben conscio che la visita del Pontefice non potrà che facilitare questo percorso.

Nello stesso tempo, il Papa intende lanciare un chiaro segnale ai paesi del gruppo Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria) che applicano una politica sovranista e identitaria perché vogliono rimanere fedeli a ciò che ha reso questi paesi cristiani ed allo snaturamento che verrebbe con un ingresso incontrollato di migranti islamici.

In definitiva il viaggio apostolico con le visite ai campi profughi e i discorsi riecheggeranno con chiara valenza politica sugli orientamenti in vista delle elezioni europee.

Da parte sua la chiesa bulgara è ben conscia di tutto questo e  di conseguenza saranno vietate le concelebrazioni ecumeniche con papa Francesco mentre saranno autorizzati incontri convenevoli e doverosi incontri con l’illustre ospite.

E’ paradossale che questo avvenga quando il clima con il mondo musulmano sembra migliorare (vedi l’incontro di Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar ad Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti ed il testo comune definito come «una dichiarazione comune di buone e leali volontà», in cui ci si impegna a favorire una «cultura del dialogo come via, la collaborazione comune come condotta, la conoscenza reciproca come metodo») ma non sfugge che nello stesso tempo stanno aumentando le persecuzioni dei cristiani nel mondo.

Il viaggio del Papa inoltre avviene quando viene pubblicizzato proprio oggi un appello sottoscritto da sacerdoti e teologi (tra cui  p. Aidan Nichols, uno dei teologi più noti nel mondo di lingua inglese), che gli rivolgono accuse di eresia.

Anche se molti dignitosamente non se la sentono di dirlo, ciò che si evidenzia è un allontanamento tra le chiese cristiane e una divisione sempre più crescente all’interno stesso del mondo cattolico. Ciò che crea disagio sono le scelte che vengono auspicate dalla Santa Sede dettate dalla globalizzazione e dai burocrati europei decantatori dell’universalismo e dell’uomo dei nuovi diritti, ovvero di un uomo libero senza legami ma dialogante.

patrizio ricci @vietatoparlare