Putin ha accettato i referendum dei territori della “Novorossiya”

Ora i ponti sono saltati definitivamente, almeno politicamente. Come abbiamo sentito da tutti i media, Putin ha firmato i trattati sull’inclusione delle due repubbliche del Donbass, così come delle regioni di Kherson e Zaporozhye nella Federazione Russa (qui potete vedere il video con traduzione integrale in italiano: https://youtu.be/vh1psIZLfvE).

In questa occasione, Putin si è detto pronto a interrompere immediatamente l’azione militare e a tornare al tavolo dei negoziati con Kiew, ma la Russia non discuterà lo stato dei territori appena inclusi che rimarranno russi.

In risposta, Zelensky ha detto che non ci sarà alcun negoziato con la Russia finché Putin sarà presidente, Siamo pronti per il dialogo con la Russia, ma quando ci sarà un altro presidente russo”.

È da notare che neanche precedentemente Zelensky ha accettato il negoziato. In un primo tempo perché la Russia aveva conquistato troppo terreno. In un secondo tempo, perché è l’Ucraina che aveva conseguito alcuni importanti successi. In entrambi i casi è stata trovata una scusante per evitare la mediazione.

L’occidente del resto lo ha detto molto chiaramente: la lotta dovrà essere senza quartiere e, per questo, ha continuato ad inviare armi sempre più letali.  Il traguardo ambito è la restituzione dei territori e, possibilmente, il danneggiamento dell’economia russa.

Addirittura Zelensky  è in pectore per una candidatura come premio Nobel. Intanto, come ci si poteva aspettare, l’occidente non ha riconosciuto i referendum di Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia – che sono stati da essi bollati come una “falsa volontà” di milioni di persone.

Quindi non è cambiato poi molto dal lato occidentale. La “riconquista di tutti i territori in mano russa, compresa la Crimea”, promessa da Zelensky rimane sempre il solo obiettivo.

Tanto per non farci mancare nulla, Zelensky ha appena fatto richiesto di ingresso accelerato nella NATO. Ma dall’organizzazione atlantica ha ricevuto solo vaghe promesse. Lo statuto stesso non prevede l’ingresso di paesi in conflitto.

Attraverso una pubblicazione su Telegram, Volodymyr Zelensky ha ritenuto che l’Ucraina “è già di fatto nella Nato”.

“Ci fidiamo l’uno dell’altro, ci aiutiamo a vicenda e ci proteggiamo a vicenda. Questa è la nostra alleanza. Infatti. Oggi l’Ucraina corre per renderlo legale” , ha sottolineato il presidente ucraino.

Zelensky lo vediamo quasi tutti i giorni lì, in maglietta verde a ripetere “in nome dello stato”. I media mainstream son ben felici di riportarlo continuamente. Tale esigenza è sempre giustificata dalla necessità di tutelare alcune astrazioni.

Zelensky vaneggia. I risultati della guerra sono rovine. Da nessuna parte, mai l’esercito ha protetto i civili, anche quando avrebbe voluto farlo. Né dal lato dell’attaccante, né dal lato del difensore.

Nonostante tutti gli organi di cui il mondo si è dotato sembra non riesca a far cessare la guerra, ma è molto semplice: la pace si ottiene facilmente e rapidamente in una sala riunioni. Quando viene rifiutata la possibilità di prevenire lo spargimento di sangue, la parte in difesa diventa complice del crimine contro determinati individui che hanno perso la proprietà, la vita e la salute. Questo è il punto tutto il resto è propaganda.

La guerra deve cessare. I civili staranno bene. Il resto sono chiacchiere.

VPNews

Patrizio Ricci

Associato alla Freelance International Press (FLIP), Autore sul Sussidiario, La Croce, LPLNews24. Cofondatore del Coordinamento Nazionale per la pace in Siria, Membro del direttivo Osservatorio per le Comunità Cristiane nel Medioriente…

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