Notre-Dame. L’incendio distrugge l’Altare Novus Ordo e preserva quello del Vetus Ordo.

Ho sempre rispettato quanto deciso dal Concilio Vaticano II ma sono rimasto sempre dubbioso sull’altare rivolto verso il popolo. Mi pare una forzatura e la ragione non è contraria alla fede. Perciò ho obbedito senza criticare se non in cuor mio, perché appunto l’esercizio della ragione e i sentimenti genuini non sono certo eliminati nella fede ma confortati e sostenuti. Quindi le considerazioni che Mela fa nel pezzo che segue non posso non condividerle. Forse è un tantino eccessivo sentir dire che ”il fuoco ha fatto giustizia” ma a questo punto è un fatto di sensibilità ed il fuoco certo non chiede a noi quello che deve fare. E’ indubbio però che l’altare sarà ricostruito nella ‘modernissima’ e ‘progressista’ Francia esattamente dov’era. E’ certo infine che ove si sottolinei che la croce è rimasta intatta, allo stesso modo andrebbe sottolineata questa ultima evidenza.

patrizio ricci @vietatoparlare

nota: un amico mi fa notare che l’altare novus ordo non fu una prescrizione del Concilio Vaticano II e la disposizione dell’Altare ad Orientem non è stata mai abolita. “Si potrebbe infatti costruire una nuova chiesa con l’altare della Tradizione e sarebbe legittimo“, dice. E aggiunge: “Questo ci porta a considerare che questa innovazione che ha fatto scempio in moltissime chiese e cattedrali in nome dell’adeguamento liturgico è stata una imposizione dei concilianti a dispetto del concilio stesso”. Pare che abbia ragione, infatti il Vaticano II avviene 1962-1965 mentre le nuove disposizioni liturgiche sopravvengono nel 69 (era esattamente il 3 aprile 1969, quando uscì la costituzione apostolica Missale Romanum, con cui Paolo VI promulgò il Novus Ordo della Messa).
Sono graditi commenti su questa questione certamente molto delicata che non cambia la validità della liturgia ma mi pare certamente abbia implicazioni che non sto qui a trattare ma che sono ancora al centro di un dibattito teologico e liturgico ancora aperto nella Chiesa.

Giuseppe Sandro Mela – 19/04/2019

La riforma liturgica voluta dai teologi postconciliari aveva imposto di erigere gli altari rivolti verso il popolo. Questo anche in chiese cariche di storia secolare.
Così il celebrante dava le spalle al Tabernacolo ma guardava il popolo, divenendo lui il punto centrale della liturgia.
Oltre al massacro teologico, furono perpetrati massacri artistici. Ce lo si ricorda chi avrebbe voluto far dare una mano di biacca sul Giudizio Universale della Sistina? Maurice de Sully, tipino dal carattere deciso, avrebbe spaccato il pastorale sulla schiena a chi avesse osato fare questo. Non lo ha fatto in prima persona: lo ha fatto il fuoco.
Ecco come compariva Notre-Dame post-conciliare prima dell’incendio: uno sfregio allo stile gotico.

Poi è arrivato l’incendio, che ha reso giustizia. L’Altare del Veturs Ordo è rimasto intatto, mentre quello del Novus Ordo ha fatto la fine che avrebbe dovuto fare fin dall’inizio: bruciato fino a scomparire.
Adesso vedremo come saranno ricostruiti gli interni del sacro tempio.
Constatiamo come al momento non si intravedano all’orizzonte architetti della tempra di Sugerius, Sancti Dionysii Abbas, colui che concepì la basilique Saint–Denis. Speriamo che i restauratori almeno si leggano con frutto i suoi manuali: De Consecratione Ecclesiae A Se Aedificatae, ed il Liber De Rebus In Administratione Sua Gestis.
Nota.
Le Cattedrali gotiche sono sicuramente opere architettoniche, hanno aperto alla luce le Cattedrali, ma ancor più sicuramente sono un vertice teologico, un inno di pietra innalzato al Lumen de Lumine.

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