Mons. Hindo: sui cristiani anche la prepotenza dei curdi.

Monsignor Jacques Behnan Hindo, arcivescovo siro-cattolico di Hassake-Nisibi, diocesi della Siria che comprende anche Raqqa, la capitale del sedicente Stato islamico, ha tenuto un incontro il 15 di novembre a Milano, nell’ambito della iniziativa “Gli Occhi della Guerra”, giornalismo fund raicing lanciato da ‘il Giornale’.

Da quasi un anno tutto a Hassake la situazione è peggiorata. Credevamo che i curdi a cui il governo siriano ha lasciato mano libera fossero in collaborazione con noi – ha detto mons Hindo – essi rappresentano il 30 % della popolazione e solo il 15% sono del YPG”. Ma sembra che i curdi ad Assakè vogliano profittare della situazione di forza: “Noi vescovi abbiamo fatto una iniziativa per proteggere la pace in Hassake. Ma essi sono cambiati: mi hanno colpito con un cecchino, hanno svuotato tutte le case cristiane, hanno lasciato invadere i 35 villaggi assiri del khabour da Daesh.”

L’arcivescovo racconta che l’atteggiamento delle forze curde verso i cristiani è cambiato: “Ora i curdi fanno ciò che vogliono: vogliono mettere la mano sui terreni, che sono per il 35% di nostra proprietà“. Il popolo curdo è perseguitato dai turchi. ma l’atteggiamento verso i cristiani di Assakè, è di prepotenza. Sembra che le circostanze abbiano regredito gli uomini facendo perdere la memoria della propria condizione. Perciò mons. Hindo considera amaramente: “Io amo la mia Siria e la mia provincia. I curdi sono stati perseguitati, noi li abbiamo aiutati ed ora con la scusa di proteggerci mettono i loro chekpoint nel quartiere cristiano. Noi non disperiamo mai e diciamo il vero senza timore. Si danno aura di protettori dei cristiani ma vogliono cacciarci dalla nostra zona e prendere il nostro posto. Un curdo prima di tutto e’ curdo, solo dopo è del YPG o del PKK”. Ma qual’è l’origine di questo atteggiamento di prepotenza? Mons. Hindo spiega come i curdi in questo comportamento non sono tanto sospinti dalla religione quanto dal nazionalismo: “quando si tratta di agire per costruire la nazione curda: l’ideologia della nazione curda è assoluta”.

L’arcivescovo non si fa illusioni, la guerra enfatizza il bene ed il male e solo la fede può fugare il senso di abbandono. Per questo, sul futuro della sua gente, dice: “Cosa mi aspetta? Da 1400 anni è in progetto di martirio che ci aspetta. Portiamo questa croce e sappiamo che con la croce vinceremo.
E sempre, ai problemi ideologici si aggiungono anche quelli religiosi. Soprattutto, nell’islam, la problematicità dell’assenza di un’autorità unica che depotenzi l’intolleranza. Per questo, mons. Hindo non ha mai nascosto che il problema riaffiorerà sempre. Ad esempio, lo stesso giorno in una intervista a Zenit , aveva ricordato come l’Islam non concepisca la libertà di culto. E nella riunione degli “Occhidella Guerra”, è ritornato sull’argomento: “Io ho studiato e vissuto questo islame non ho trovato nessuno che sia veramente moderato. Nel Corano è scritto ‘uccidete tutti i non musulmani’, tutto si fa con la violenza”.

Altro punto che il religioso ha trattato durante l’incontro, è la pretesa delle grandi potenze che chiedono l’uscita di scena di Assad , vedendo in questa richiesta, la soluzione a tutti i problemi. Ma invece è una richiesta pretestuosa e inconcludente. “Oggi Assad – spiega l’arcivescovo – è in Siria un simbolo: se lo togliete tutto cade e la Siria diverrà come la Libia”. Mons. Hindo. Infine, non manca un accenno di giudizio disincantato sull’esito delle elezioni presidenziali Usa: ” sappiamo che un presidente USA può solo dare qualche pennellata perché Pentagono e CIA sono quelli che decidono. Kerry stesso non sapeva chi aiutava quando dava armi al Free Syrian Army, non sapeva che era una maniera per dare armi ad al Nusra e Daesh”. Naturalmente tale ingenuità non è credibile e mons. Hindo critica l’ipocrisia che perpetua la guerra dicendo di lottare contro il terrorismo: “A ovest di Mosul l’aviazione americana non bombarda Daesh. Vogliono che Daesh venga in Siria e prenda Deir Ezzor e da lì scenderanno in Giordania e da lì Mecca e Medina. L’Arabia saudita tornerà ad essere quel che è sempre stata , uno stato wahabita e quindi lo stato di Daesh”. La soluzione alla guerra è sempre stata chiara. Quello che bisognerebbe fare è “chiudere i rubinetti del denaro degli Emiri del deserto echiudere le frontiere da cui passano armi e armati”. Non sappiamo se questo accadrà ma intanto”, dice l’arcivescovo, ed aggiunge – “Putin ha la mano più chiara sul Medioriente che non l’America e America lo lascerà fare”.

Al termine dell’incontro, mons. Hindo ha concluso con parole di speranza “Noi abbiamo fiducia e crediamo che il Dio nostro è quello sulla Croce , e che vi è rimasto per Amore. – ed ha aggiunto – Davanti ai musulmani io ripeto quel che è essenziale della parola di Gesù: per te ho versato ogni goccia di sangue’, per ogni singolo uomo, nominalmente. Ai miei cristiani dico di pregare per quelli del Daesh. O sono cristiano o non lo sono”.