Monastero di Qara: ”… ai miei occhi Hezbollah erano come angeli”

Il video clip che segue sta circolando molto su facebook, è uno spezzone di un documentario sul monastero molto più incentrato  sulla vita e la vocazione del monastero che sul rapporto con Hezbollah. In realtà la vicenda con Hezbollah descrive solo un aspetto dei molteplici incontri fatti, sempre nel segno della pace e della riconciliazione che i monaci testimoniano, senza settarismi. Quindi il video non è un ‘manifesto politico’ ma solo il racconto di una esperienza vissuta e tale va intesa. Naturalmente è da notare quanto sia diverso il racconto da ciò che quotidianamente ci viene propinato dai media mainstream. Ho ritenuto utile di riproporvelo solo per questo.

La posizione dei monaci è stata sempre di accoglienza, verso chi si presentava in pace.  E non è stato mai lesinato aiuto o ospitalità a nessuno. Tant’è che nel monastero sono stati accolti anche uomini delle milizie armate, uomini che hanno rispettato il luogo. Però, non è stato sempre così e il monastero durante la guerra più generalmente è vissuto sotto il pericolo delle milizie anti-Assad. Ciò significa che  non discriminare le due situazioni  non sarebbe corretto, perché nella prima si rappresenta il problema che in Siria ha causato 500.000 morti e nella seconda situazione si dimostra come coloro che qui sono chiamati ‘terroristi’ , in realtà sistematicamente hanno difeso i cristiani (ma non solo a Qara anche a Maloula ed altrove).

Di seguito il breve video della testimonianza dei religiosi del monastero di Qaara che sono stati aiutati da Hezbollah. Una racconto nato da un’esperienza diversa dalla narrativa corrente adottata in occidente: “Nel momento in cui Qara è stata liberata ci siamo riuniti tutti nella piccola chiesa, abbiamo sentito le voci di Hezbollah che ci hanno detto che era vittoria e che grazie a Dio siamo stati liberati” (suor Maria)

Contesto:

“Un tempo, prima della guerra, il monastero Deir Mar Yacoub (san Giacomo l’Interciso) a Qara, sulla via fra Damasco e Homs, era un luogo di preghiera frequentato anche da pellegrini cristiani e musulmani: sia per ragioni spirituali che per la tranquillità e la bellezza della costruzione, grande, di pietra chiara, con grotte antichissime, una suggestiva chiesa sotterranea, reperti archeologi molto interessanti sparsi un po’ dappertutto”. (…)(estratto da Qara crocevia di pace)

“Con la guerra iniziata nel 2011, la tranquillità è venuta meno e la calma monastica ha lasciato il posto a un fervore da alveare, dapprima concentrato sul soccorso a chi doveva stare in vita. Tempo della preghiera nella notte e primo mattino, il monastero durante la giornata si è dedicato all’assistenza ai tanti sfollati, ma non sono mancati attacchi da parte di gruppi armati jihadisti e qualche anno fa ha vissuto drammatici giorni di assedio durante i quali i monaci han dovuto rifugiarsi nelle antiche grotte sotterranee”. (estratto da Qara crocevia di pace)

vedi anche: Qara crocevia di pace

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