La crisi di governo e i bisogni degli italiani: mancano 100 miliardi di euro l’anno

Concordo con l’autore del post di Attivismo di cui riporto ampi stralci: l’Italia ha bisogno di scelte coraggiose e soprattutto di mettere in discussione i teoremi economici fallimentari messi in atto nella UE. Trovo per questo interessanti le osservazioni fatte , relativamente a quelle che propongo.

Vero soprattutto che per risolvere i problemi bisogna adottare una mentalità diversa rispetto a quella che i problemi li ha generati e continua a generarli. Essi sono artificiosamente prodotti  soprattutto dalla scarsità monetaria imposta dalla UE. Per questo una delle soluzioni sarebbe stata quella della adozione dei minibot messi invece ingiustamente in ridicolo.

Tuttavia, non è detto che in Italia non si cambi e che dal ‘briciolismo’ si passi ad altro. In politica bisogna però avere i numeri. Bisogna cioè avere unità e solidità politica per fare queste scelte coraggiose ed oggi tutto questo non c’è e le conseguenze le abbiamo viste.

Siamo tutti d’accordo che per il giudizio sugli avvenimenti correnti ci si deve basare necessariamente sulle esperienze passate. Però appunto per questo, non è detto che nel futuro prossimo non si cambi registro, visto anche la caratura degli economisti che sono presenti nella Lega come Bagnai, Borghi ed altri. Le soluzioni prospettate sono validissime ed ovviamente per i risolvere i problemi bisogna avere una mentalità diversa di chi li ha creati.  Forse occorre per questo avere la consapevolezza che occorre farsi strada tra resistenze enormi. 

Passo dopo passo ce la faremo, è solo questione di consapevolezza. La politica segue.

@vietatoparlare

La crisi di governo e i bisogni degli italiani: mancano 100 miliardi di euro l’anno

di Davide Gionco
10.08.2019

(…)

L’Italia continua ad avere milioni di persone in povertà assoluta ed alti milioni di persone a rischio di cadere in povertà.
L’Italia continua ad avere milioni di disoccupati e molti milioni di persone che tirano a campare, con lavoretti part-time, con datori di lavoro che li sfruttano, con l’Agenzia delle Entrate sempre pronta a tartassare le nostre piccole e medie imprese portandole senza remore al fallimento, con le poche aziende che sono riuscite a sopravvivere puntanto sulle esportazioni e che ora devono fare i conti con le guerre dei dazi ed il calo di domanda dei vicini paesi europei, causato dalle politiche europee di austerità. Una tassazione da record mondiale, unita a servizi pubblici sempre più scadenti e inaccessibili.
I servizi pubblici vanno verso lo scatafascio: la sanità ridotta ai minimi termini dai continui tagli, al punto che mancano medici ed infermieri per curarci, manutenzione degli edifici pubblici ridotta al punto che molti edifici sono inagibili, investimenti per infrastrutture (non solo nei trasporti, ma anche nelle telecomunicazioni, nella formazione professionale, nella ricerca, nell’energia…).
I nostri giovani continuano ad emigrare all’estero, al ritmo di 200mila all’anno, spesso persone molto qualificate.
A livello internazionale ci sono certamente problemi più grandi di noi, ma francamente l’Italia non dimostra di avere una linea chiara da portare avanti.

L’accordo di governo M5S + Lega aveva un senso se era finalizzato a realizzare dei provvedimenti realmente importanti, quelli minimi, necessari e fondamentali, per risolvere almeno alcuni dei problemi sopra elencati e far uscire il paese dalla lunga e profonda recessione economica.
La ragione di gran parte dei problemi non è la “cattiva volontà” da parte dei partiti di governo, i quali tutti, nell’ambito della loro visione politica della società, sarebbero certamente ben lieti di porre fine alla disoccupazione ed alla povertà in Italia, di ridurre le tasse e lasciar lavorare le nostre imprese, di migliorare il livello dei servizi pubblici.
La ragione per cui queste cose non si fanno è evidente e chiara a tutti: mancano i soldi per farlo! 

Ecco, se il governo giallo-verde avesse assunto come priorità il trovare il modo per finanziare i tagli di tasse ed i necessari investimenti pubblici, sicuramente ci sarebbero stati i fondi per finanziare il “libro dei sogni” di ciascuno dei due partiti, escludendo dai finanziamenti i pochi punti di disaccordo dei rispettivi programmi e ponendo fine alla crisi economica del paese.

Se la priorità politica è la fine della crisi economica, la prima questione da risolvere non è “l’elenco delle cose da fare”, ma è stabilire quanti soldi servono per far uscire l’Italia dalla crisi economica.
Su questo blog abbiamo più volte affrontato l’argomento.
Per fare uscire l’Italia dalla crisi economica occorre una disponibilità di denaro per lo Stato dell’ordine di 100 miliardi di euro l’anno in più rispetto a quelli attualmente in bilancio, questo per almeno 3-4 anni.
Dal punto di vista macroeconomico, se lo Stato aumenta gli investimenti pubblici, la spesa corrente e taglia le tasse, facendo in modo che 100 miliardi in più finiscano nel settore privato (sotto forma di pagamenti ad imprese appaltatrici, stipendi pubblici e maggiore disponibilità di denaro per i cittadini grazie alla riduzione delle tasse), questo significa che quel denaro speso porterà, direttamente o indirettamente, ad un aumento del Prodotto Interno Lordo, alla creazione di nuovi posti di lavoro, ad aumenti di stipendio nel settore pubblico e privato.
100 miliardi in più nel settore privato significa la creazione di almeno 2-3 milioni di posti lavoro in piùin un anno, se questa spesa viene correttamente indirizzata verso i lavoratori e non per aumentare i profitti dei soliti monopolisti legati al mondo della finanza.

pubblicità

(…)

Se la questione centrale non può essere che il reperimento di 100 miliardi di euro aggiuntivi, il primo grave errore è stato quello di farsi imporre da Mattarella e dai poteri forti dell’Unione Europea un ministro dell’economia assolutamente inadeguato, quale è Giovanni Tria.

Tria è un economista votato all’equilibrio di bilancio, alle riforme a bilancio zero, nelle quali si racimolano 8 miliardi di euro per la TAV tagliando i fondi alle scuole, o cose del genere. In assoluta continuità con i precedenti governi del PD e di Forza Italia (altri esperti di “briciolesimo”).
Ci sarebbe invece stato bisogno di un economista con idee innovative e coraggiose, capace di farsi rispettare dall’Unione Europea e di elaborare degli strumenti finanziari in grado di consentire al governo di disporre dei famosi 100 miliardi aggiuntivi in bilancio.

In politica estera l’azione di Moavero è non pervenuta. Uno dei modi per disporre di 100 miliardi aggiuntivi a bilancio era quello di ottenere dalla UE il diritto di fare un deficit di bilancio di almeno il 7-8%. Gli Italia potrebbe avere gli argomenti politici per ottenerlo, ma la proposta non è neppure stata avanzata.

Ma soprattutto sarebbe bastato un po’ di senso costituzionale all’interno dei partiti, ricordandosi che l’art. 1 dice che la sovanità appartiene al popolo e che l’art. 49 dice che la vita democratica del paese non è un fatto esclusivo dei partiti.
In questo blog [https://www.attivismo.info/], come esponenti (nel nostro piccolo) del Popolo Italiano, abbiamo parlato in molte occasioni di soluzioni tecniche innovative che consentirebbero di disporre di 100 miliardi l’anno a bilancio, dalla proposta dei minibot (se fosse attuata in modo efficace, ma a quanto pare Borghi è stato lasciato da solo a portarla avanti), alla proposte dei Certificati di Credito Fiscale di Marco Cattaneo, alle stato-note di Nino Galloni, ai SIRE di Fabio Conditi (moneta positiva), alle soluzioni della MMT, oltre alle altre ottime proposte dei vari Marco Saba, Nicoletta Forcheri, Alberto Micalizzi, Guido Grossi e tanti altri.

Queste proposte sono state presentate ai parlamentari di tutti i partiti in diverse occasioni, ma nulla è arrivato dai parlamentari al governo, forse perché le decisioni che contano le prendono i dirigenti di partito, non il Parlamento (ma non eravamo una repubblica parlamentare?).
Queste proposte sono state fatte pervenire ad esponenti del Ministero dell’Economia, compresi diversi sottosegretari.
Hanno ricevuto delle proposte di soluzioni tecniche pe disporre di 100 miliardi di euro aggiuntivi a bilancio, studiate in modo da non violare i parametri europei, da non aumentare il debito pubblico, da non creare allarmi nel paese, ma non hanno neppure risposto o hanno risposto che “non avevano tempo” o che “avevano altre priorità”.
E, come abbiamo visto, queste “priorità” erano in realtà le briciole su cui, alla fine, si sono consumati i contrasti che hanno portato alla caduta del governo.

Ora lo scenario è sconfortante, in quanto le altre forze politiche in Parlamento sono affette dalla stessa sindrome da briciolesimo. Anzi, ancor più di Lega e 5 Stelle, sono sottomessi alle politicamente e culturalmente, alle linee di austerità dell’Unione Europea e ad una visione “a bilancio zero” dell’economia.
Qualsiasi nuova maggioranza si formasse in Parlamento, darebbe risultati di politiche economiche ancora peggiori.
E se anche si andasse ad elezioni, con una Lega (forse, ma gli italiani potrebbero anche cambiare idea) al 40%, la situazione non cambierebbe, perché continueremmo ad avere al governo che ragiona in termini di “bilancio zero”, che pensa di salvare il paese che ha bisogno di 100 miliardi l’anno facendo “riformine” da 5 miliardi di euro, che non si pove come priorità l’uscita dell’Italia dalla crisi economica.

Se vogliamo avere qualche speranza di uscie da questo incubo, è necessario che le forze politiche, attuali o future, comprendano quali sono le reali priorità del paese, che mettano da parte il briciolesimo e le politiche economiche a bilancio zero, dando invece spazio a soluzioni innovative e coraggiose, che già esistono e sono state sviluppate da persone serie e competenti.
Una volta trovati i 100 miliardi l’anno in più a bilancio, la strada sarà in discesa per tutti, anche per il consenso dei partiti.

fonte; Attivismo