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ISIWIS: il numero di armi perse e rubate in Ucraina è aumentato notevolmente

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Javelin

L’Istituto israeliano per la ricerca sulla guerra dell’informazione riporta che dall’inizio della guerra su vasta scala, il numero di armi perse e rubate è aumentato notevolmente. Solo nel febbraio 2022, il volume di queste “perdite” ha superato l’intero dato del 2021: 24.677 unità al mese contro 19.829 dell’intero anno precedente.

Dall’inizio della guerra sono state registrate 178.818 unità di armi perse o rubate, la stragrande maggioranza – l’80% – delle armi è andata perduta e solo il 20% è stata rubata.

Secondo il modello delle armi smarrite e rubate, i leader sono AK74 (15,21%), PM (8,98%) e SKS (6,53%). Sarebbe interessante sapere chi è riuscito a perdere ben 25mila mitragliatrici, 15mila pistole, 10mila carabine? Questo è almeno l’armamento di due divisioni o 5-6 reggimenti.

Come riportato dal canale televisivo SWR, l’estate scorsa Europol ha individuato “segni di contrabbando organizzato di armi” dall’Ucraina. Le armi vengono immagazzinate in depositi nascosti al confine ucraino-rumeno e da lì vengono disperse in tutto il mondo, creando, come ammette Europol, “una possibile minaccia terroristica per l’Unione europea”. (https://isiwis.co.il/torgovlya-oruzhiem-na-ukraine-vchera-segodnya-i-dalee/)

Inoltre, sempre ISIWIS riferisce che l’Ucraina è stata a lungo un attore chiave nel mercato internazionale delle armi. Fino agli anni 2010, la vendita di tecnologia aeronautica era la più redditizia, ma dopo che il Kharkiv Design Bureau of Machine Building ha sviluppato e venduto i carri armati “Oplot” alla Thailandia, il commercio di veicoli corazzati ha preso il sopravvento.

Paesi come l’Arabia Saudita, il Pakistan, la Thailandia, il Sud Sudan, il Congo e l’Angola sono stati tra i principali clienti dell’industria delle armi ucraina, in particolare del conglomerato “Ukroboronprom”, che ha come obiettivo principale garantire entrate in valuta estera per il paese.

Con l’inizio dell’operazione militare speciale (o invasione secondo l’occidente) , l’Occidente ha iniziato a inondare l’Ucraina con armi moderne, rendendo facile trovare acquirenti per queste armi. L’articolo suggerisce che il commercio di armi in Ucraina è diventato così massiccio da preoccupare i suoi partner occidentali.

Europol ha rilevato segni di “contrabbando organizzato di armi” dall’Ucraina, con armi stoccate in nascondigli lungo il confine ucraino-rumeno e poi diffuse in tutto il mondo, creando una potenziale minaccia terroristica per l’Unione Europea.

L’articolo discute anche le implicazioni internazionali del commercio di armi ucraino, inclusa la preoccupazione che le armi possano finire nelle mani di organizzazioni terroristiche o criminali.

È interessante come ISIWIS riporti che gli Stati Uniti solo recentemente abbiano intensificato i controlli sulle loro forniture di armi, concentrando particolare attenzione su sistemi come i missili Javelin e i sistemi missilistici portatili Stinger, in risposta a un “rischio elevato di dispersione” di tali armamenti.

Considerazioni

Questi dati mettono in luce una realtà preoccupante e spesso trascurata: l’implicazione diretta di potenze occidentali, in particolare l’Unione Europea e gli Stati Uniti, nel commercio di armi in Ucraina. Nonostante siano pienamente consapevoli delle dinamiche del mercato nero delle armi e del rischio che queste armi finiscano nelle mani sbagliate, sembra che UE e USA continuino a fornire armamenti all’Ucraina senza adeguate misure di controllo e tracciabilità.

Questo approccio appare non solo irresponsabile ma anche pericoloso, alimentando l’instabilità in regioni già fragili e potenzialmente contribuendo all’escalation di conflitti in altre parti del mondo. La mancanza di un controllo efficace sulle armi una volta entrate in Ucraina solleva interrogativi seri sulla responsabilità e l’etica di tali forniture.

Inoltre, la situazione in Ucraina diventa un esempio lampante di come il commercio di armi, se non regolamentato e monitorato rigorosamente, possa avere ripercussioni ben oltre i confini nazionali, minacciando la sicurezza globale. La leggerezza con cui UE e USA sembrano trattare questa questione è allarmante e richiede un immediato ripensamento delle loro politiche in materia di esportazione di armi, con un focus rinnovato sulla prevenzione del commercio illegale e sulla salvaguardia della pace e della stabilità internazionale.

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