Il video è un falso ma è una prova di come sia facile manipolare la realtà contro Assad

QUESTO VIDEO E' FALSO: E' STATO REALIZZATO DA UNA TROUPE NORVEGESE. COSTO 33.000 EURO.

Niente di nuovo: la manipolazione dei fatti in guerra va di pari passo con il conflitto in armi. E la stragrande maggioranza dei media occidentali sono funzionali ai loro governi, mentre le TV  siriane sono state accuratamente 'spente' nella prima fase del conflitto (disattivando i canali satellitari).

Il video del 'bambino eroe' è un falso ma è una prova di come sia facile manipolare la realtà. In cambio ci sono milioni di bambini che vanno a scuola e vengono bersagliati tutti i giorni dai mortai dei ribelli sponsorizzati dall'occidente. E questi sono gli eroi : quelli veri. Essi non hanno il pubblico o le lacrime di milioni di spettatori di youtube.

Quindi scoperto l'inganno, chiuso l'incidente? Tutti vittime di un colossale ragiro? Niente affatto. Il video falso non è un fatto singolo a sè stante ma mette a tema la disinformazione. Gli ingredienti sono sempre stati gli stessi nelle primavere arabe: il nemico deve essere un dittatore, sanguinario, che massacra il suo popolo.

E' un esercizio comune a quasi tutti i media sottomettere a vario livello, la realtà: i fatti devono essere concordi con una certa narrazione predominante. Lo scopo (come ha detto Obama in più di un'occasione), è 'stare dalla parte della storia che conta'. Per avere campo libero, per aggirare le nostre costituzioni democratiche è necessario per il potere trasformare con una alchimia sopratutto mediatica gli atti di guerra come atti 'umanitari'. Solo così un'aggressione potrà essere giustificata come il non poter eludere la 'risposta al grido di dolore' di un popolo che si leva 'contro il dittatore aguzzino'.

 Il video dei due bambini preso di mira da un cecchino governativo dimostra ancora una volta l'assoluta credulità della pubblica opinione. quando essa si trova a vedere nient'altro che ciò che crede di sapere.

Non è la prima volta che avviene: durante la guerra di Libia fu ricostruita la piazza verde di Tripoli e Bab al-Azizia in uno studio televisivo a Doha ( Qatar) per mostrare l'ingresso degli insorti e seminare così panico tra le fila pro Gheddafi (facilitando così il casos e la  caduta di Tripoli).

Qualcuno capirà questa lezione? Dal modo con cui si continua a chiedere a gran voce l'intervento della 'Comunità Internazionale' contro il mostro che essa stessa ha creato, non si direbbe.
Se la pubblica opinione fosse aiutata a collegare gli avvenimenti facilmente capirebbe gli inganni, ma 'collegare', dare senso compiuto, è ciò che i media evitano accuratamente di fare. E neanche quest'ultima smentita riuscirà a scalfire le pompose certezze dei network dell'informazione.

Leggete il reportage che segue di The Post.it

Vietatoparlare.it

Il video del bambino-eroe in Siria è un falso  ( Post.it )

Circola parecchio da giorni, ma è venuto fuori che è stato girato a Malta da una troupe norvegese: qualcuno ha definito il progetto una "trovata idiota"

Nei giorni scorsi è circolato molto un video che mostra un bambino in un territorio di guerra – il video è stato presentato come se fosse stato girato in Siria – fingere di venire colpito da alcuni proiettili, prima di rialzarsi e riuscire a salvare una bambina in pericolo, nascosta dietro a una macchina.

Nella serata di venerdì è emerso che il video è un falso: è stato girato l’estate scorsa a Malta da una troupe norvegese come parte di una campagna di sensibilizzazione sulla condizione dei bambini nelle zone di guerra.

Il video è stato caricato lunedì 9 novembre su un account YouTube creato appositamente e ha ottenuto circa cinque milioni di visualizzazioni nel giro di quattro giorni.

È stato ripreso anche da alcuni siti italiani, con diversi gradi di cautela: i produttori del video hanno detto che mantenere l’ambiguità riguardo l’autenticità del filmato era voluto. Nel video si sente una voce fuori campo di una persona che sta assistendo alla scena, mentre commenta in arabo: «Ragazzi, ragazzi, si muove! È vivo! Non è morto! Dio è grande! Dio è grande!».
 

 

«Se avessi fatto un video e fossi riuscito a far credere che fosse vero, le persone lo avrebbero condiviso e avrebbero reagito con speranza», ha detto a BBC il regista Lars Klevberg, che ha 34 anni e vive a Oslo.

Klevberg ha spiegato che il filmato è stato girato a Malta in un set utilizzato in passato in film come Troy e Il Gladiatore. Il progetto è stato ideato a ottobre 2013 ed è stato finanziato dal Norwegian Film Institute (NFI) con 280 mila corone (circa 33 mila euro), e da altri fondi di istituti pubblici norvegesi.

Tutti erano consapevoli delle modalità di diffusione previste per la versione finale del video. «Pubblicando un video che poteva apparire autentico speravamo di sfruttare a nostro vantaggio uno strumento che viene spesso usato in guerra: fare un video che pretende di essere vero. Volevamo vedere se il video avrebbe attirato l’attenzione e stimolato un dibattito, innanzitutto e principalmente riguardo i bambini e la guerra», ha detto Klevberg. (Un filmato “dietro le quinte” diffuso dai produttori nelle scorse ore)

 

 

L’autenticità del video era stata messa in dubbio da diversi osservatori ma alcuni avevano generalmente ammesso che potesse trattarsi di un video girato in Siria. Amira Galal di BBC, per esempio, aveva manifestato alcune perplessità riguardo l’autenticità ma si era detta piuttosto sicura che si trattasse di una zona siriana, “forse nei dintorni della zona est di Aleppo” a giudicare dall’aridità del territorio.

Dopo la pubblicazione del messaggio con cui il regista Klevberg ha rivelato la produzione del filmato, dichiarandosi “orgoglioso” del buon lavoro fatto, il progetto è stato duramente criticato da alcuni giornalisti. Borzou Daragahi, corrispondente dal Medio Oriente per il Financial Times, ha definito il progetto una “trovata idiota” di un gruppo di “sfigati creativi”.

«A volte in Siria la sola documentazione di un’atrocità è la videocamera di uno smartphone. Grazie per averlo reso più difficile, stronzo», ha scritto su Twitter Aboud Dandachi, un freelance siriano, rivolgendosi a Klevberg. Altri giornalisti sono rimasti generalmente sorpresi di come Klevberg abbia potuto dichiararsi “orgoglioso” di un raggiro. Daragahi ha anche criticato il ruolo del Norwegian Film Institute, responsabile di aver pagato Klevberg “per andare nell’assolata Malta a girare un filmato falso sulla Siria”.