Il Cristianesimo non è una religione, ma un incontro con avvenimento, una Persona

A proposito di religioni e di Cristianesimo. E’ bene precisare i termini, è bene chiarire l’enorme e sostanziale differenza tra il Cristianesimo e le altre religioni. Lo faccio prendendo spunto da don Luigi Giussani che, a questo proposito, fu molto chiaro, facendo addirittura un disegno per chiarire meglio il concetto. Le frasi di don Giussani vengono riprese da mons. Francesco Cavina, vescovo di Carpi, nello stralcio di testo che segue.

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Ecco il cristianesimo! Il quale si presenta, da un punto di vista fenomenologico, come una religione. Infatti ci sono riti, preghiere, sacerdoti, luoghi sacri, abiti sacri…Tutto finalizzato a favorire la relazione con Dio. Inoltre c’è una dottrina e una vita morale che ad essa si ispira. C’è, dunque, tutto quello che c’è in una religione. Con una differenza sostanziale, però: il legame uomo-Dio non lo abbiamo stabilito noi.

Per spiegare la differenza tra cristianesimo e religione don Giussani utilizza questo schema: Una lunga riga orizzontale, con una freccia: la linea della storia. Sopra la riga, in alto, piazziamo una “X” che indica il Mistero, Dio. Poi, tante frecce che partono da punti diversi della riga per avvicinarsi alla “X”. Queste frecce: «Sono le religioni, che nascono in certi momenti storici come tentativi dell’uomo di conoscere la “X”, di svelarne il volto». Tentativi nobili, ma impossibili: il Mistero è troppo grande, è più grande delle capacità dell’uomo. Le religioni e la scienza possono dirci che Dio c’è, ma non riescono a dirci “chi è Dio”, qual è la sua vita intima, cosa pensa di sé, cosa pensa dell’uomo.

Conoscere fino in fondo Dio, dunque, per noi, è impossibile. «A meno che…». E lì una freccia che fa il percorso inverso: dalla “X” a un punto della riga. «A meno che in un certo momento della storia non sia Dio a rivelarsi. A rendersi incontrabile da noi». Il cristianesimo è proprio questo. Un uomo che, in un certo momento della storia, si è presentato dicendo: “Io sono la via, la verità e la vita”. Io sono Dio.

E’ un caso unico. Non ce ne sono altri nella storia. Maometto, Buddha, Confucio e i fondatori delle varie religioni sono in qualche modo profeti.

Annunciano Dio agli uomini. Dicono: ho capito qualcosa in più di Dio e ve lo spiego. E magari lo fanno anche in maniera accattivante, tanto è vero che attorno a loro si creano folle di persone che li seguono.

Gesù no. Lui non si limita a dire: vi spiego chi è Dio. Lui dice: Io sono Dio. Delle due l’una: o era pazzo, o quello che diceva di essere è vero. Non ci sono vie di mezzo. Attenzione, però: se quello che dice è vero, cambia completamente il nostro modo di entrare in rapporto con Dio.

Invece di restare un mistero assoluto, che richiede sforzi immani di comprensione e una serie di tentativi di immaginarselo destinati a restare insoddisfatti, Dio diventa qualcosa di semplice, di incontrabile da tutti. Anche dai semplici, dai poveri, da chi non ha studiato. Anzi, sotto questo aspetto è davvero una rivoluzione enorme perché proprio le persone più semplici e aperte, quelle che non hanno delle loro teorie da difendere, paradossalmente sono avvantaggiate.

L’annuncio cristiano è così, rivolto a tutti perché è possibile a tutti. Ma soprattutto a chi è più semplice. In uno dei passi del Vangelo, Gesù dice: «Beati i poveri di spirito, perché di essi è il Regno dei cieli» (Mt 5,3). Cioè i semplici, quelli che non hanno teorie da difendere davanti a Dio. Per questo, la notte di Natale i primi ad arrivare davanti alla grotta non sono stati i sacerdoti e gli studiosi – quelli che pure sapevano che il Messia “doveva nascere a Betlemme di Giudea” -, ma sono stati i pastori. Il cristianesimo è questo: è l’annuncio che quel Bambino, nato la notte di Natale in quel posto e in quel momento preciso della storia, è Dio.

Il cristianesimo, quindi, non è una morale, né una serie di regole da rispettare. Benedetto XVI lo ha affermato con forza: ”All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la decisione decisiva. Si diventa cristiani perché ci si imbatte in un fatto, anzi in una Persona. Un Uomo fatto di carne ed ossa come noi: Gesù.”

Il cristianesimo, dunque, è assolutamente incomparabile con qualsiasi altra religione: in senso stretto, anzi, non è neppure una religione. Esso infatti non è in primo luogo l’assenso dato ad una dottrina o ad una morale insegnate da un maestro, da un profeta da accettare e da vivere. Il cristianesimo pone al suo centro una persona da incontrare o da rifiutare: Gesù di Nazareth, principio di vita nuova. Nessun fondatore di religione ha mai presentato se stesso come più importante della dottrina che insegna. Ci troviamo di fronte a qualcosa di veramente unico ed originale.

Ci aiutano, a comprendere questa assoluta originalità del cristianesimo, i primi cristiani. Essi, infatti, quando parlano di Cristo non espongono una dottrina; non propongono una norma; non annunciano una morale, ma raccontano un fatto. Il fatto è il seguente: Gesù di Nazareth, morto crocefisso, è risorto. A questo uomo vengono attribuiti tre fatti, tre episodi: è nato, è morto, è risorto. E’ lo stesso e identico individuo che posto in un sepolcro è risuscitato.

Mons. Francesco Cavina

(vescovo di Carpi)

Fonte: webdiocesi.chiesacattolica

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