Ho diretto una struttura per l’aborto. Ecco come è stato – e come sono diventata una sostenitrice a favore della vita.

Vi ricordate le affermazioni di mons. Nunzio Garantino, l’ex segretario della Conferenza Episcopale Italiana, quando ha sostenuto di non identificarsi “con i visi inespressivi di chi recita il rosario fuori dalle cliniche” dell’aborto? Bene, leggete invece questa testimonianza di Sue Thayer,  una ex manager di Planned Parenthood, la multinazionale americana dell’aborto, che nel 2018 ne ha eseguito oltre 300.000. Leggete cosa può fare la preghiera di quei “visi inespressivi”. E vi stupirete.

Ecco la sua testimonianza, nella mia traduzione.

Nessuna bambina sogna mai di crescere e di avere un aborto. Neanche un bambino immagina di lavorare nell’industria dell’aborto. Semplicemente succede. Lo stipendio è generoso e, una volta assunto, può essere difficile allontanarsi dai soldi. Alcuni sono attratti dal brivido, dalla polemica, forse solo dalla morbosa curiosità. Sì, alcuni lavoratori iniziano semplicemente perché vogliono vedere e sapere – che cos’è esattamente un aborto?

Una volta entrati, vengono rapidamente indottrinati. I membri dello staff credono che, fornendo l’aborto, aiutino veramente le donne. Ed è così che ho iniziato a lavorare per Planned Parenthood.

All’inizio degli anni ’90, eravamo molto a nostro agio quando ci riferivamo a un bambino non ancora nato come ad una manciata di cellule, come contenuto dell’utero o prodotto del concepimento. Forse è così che i cuori si induriscono alla realtà dell’aborto. Questo è anche il modo in cui abbiamo spiegato il processo di aborto a una donna. Siamo arrivati al punto di dirle che il processo è proprio come avere un periodo duro.

Con l’avvento dell’ecografia 4D, non potevamo più negare l’umanità del non ancora nato. Un battito cardiaco è presente al ventesimo giorno. Durante l’ottava settimana, si può vedere un piccolo viso, con tutti i dettagli, fino a un piccolo naso.

Come madre di bambini piccoli, il mio primo giorno nell’unità di aborto è stato il più difficile. L’aborto si è protratto fino al secondo trimestre. Ero inorridita di fronte alle piccole parti del corpo umano mentre cercavamo con molta difficoltà per rimetterle insieme in una piccola ciotola di vetro.

Ma invece di fuggire dall’unità di aborto, mi sono impegnata nella sezione di pianificazione familiare e di educazione sessuale di Planned Parenthood. L’avevo visto con i miei occhi, e sapevo che l’aborto era un omicidio. Quale modo migliore di fermare l’aborto che dispensare liberamente il controllo delle nascite? Ed è esattamente quello che ho fatto per i successivi 17 anni.

Per me, il processo di prendere coscienza della verità è stato lungo e lento. Come mamma, mi ha fatto male ogni volta che ero nell’unità di aborto, o addirittura vicino ad essa. Non appena il mio cuore si è ammorbidito, sapevo che i miei giorni nel settore dell’aborto erano contati.

Planned Parenthood aveva annunciato che ogni centro avrebbe adottato una nuova procedura chiamata webcam aborto. Ancora oggi, negli Stati Uniti, gli aborti con webcam sono aborti chimici eseguiti senza l’intervento di un medico sul posto. Il personale non medico è addestrato a fare ecografie transvaginali. Questa pratica invasiva dovrebbe essere effettuata da professionisti formati, non da personale di base. Al termine dell’ecografia, l’immagine del feto viene scansionata ed inviata ad un medico. Se il medico determina che l’età gestazionale è di settanta giorni o meno, preme un pulsante, che apre a distanza un piccolo contenitore contenente il primo farmaco, il Mifeprex. Preso mentre il medico guarda attraverso una connessione simile a Skype, Mifeprex blocca gli ormoni, con il risultato che si affama il bambino per mancata nutrizione. Il secondo set di pillole, Misoprostol, sarà preso due giorni dopo. Le contrazioni iniziano e la madre partorisce il suo bambino senza vita a casa. Da sola.

Sollevando preoccupazioni riguardo a  questi aborti via webcam, sono stata licenziata. Sollevata, ho promesso di non impegnarmi mai più in una struttura per aborti.

Ma nel giro di due anni, non potevo più ignorare il segno sul mio cuore. Sapevo di un ministero chiamato 40 Days for Life (40 giorni per la vita, ndr), che portava i volontari a pregare davanti alle aziende di aborto. I lavoratori che praticano l’aborto lo aborrono. I clienti spesso non si presentavano quando qualcuno stava pregando (davanti alla clinica, ndr). Con rigorosi obiettivi (cioè risultati in termini di numero, ndr) di aborto, un alto tasso di mancata presentazione significava grandi problemi per il personale. Letteralmente. I responsabili che non raggiungevano gli obiettivi (prefissati, ndr) rischiavano di essere licenziati.

Decisi di condurre una campagna di 40 giorni per la vita alla struttura di aborti che avevo diretto. Ciò ha significato 40 giorni pieni, pregando per 12 ore al giorno al di fuori di Planned Parenthood. Come manager di lunga data, ero ben conosciuto nella mia piccola città rurale. Ora, stavo per chiedere ad altri di unirsi a me per pregare. La cosa peggiore di tutte, avrei dovuto affrontare i miei ex colleghi. Ero terrorizzata.

Ma Dio mi ha fornito tutto – fede, audacia, coraggio. E molte persone disposte a pregare. Molte chiese e gruppi diversi si sono riuniti per pregare durante quei 40 giorni. Quello che è successo è stato un vero e proprio miracolo. Sono nate amicizie. Le donne hanno imparato la verità. I cuori sono stati rigirati verso la vita. E poi – la struttura per l’aborto è stata chiusa!

Abbiamo imparato che la preghiera funziona perché Dio ci ascolta. 40 Giorni per la vita ha così tanto successo e sta crescendo così velocemente, semplicemente perché Dio si prende cura, e Lui risponde.

Sue Thayer è stata una manager di direzione di lunga data di Planned Parenthood Heartland, con sede in Iowa. Il centro di Storm Lake che ha gestito era la 21esima struttura per l’aborto a chiudere durante o dopo una campagna di 40 giorni per la vita. E’ stato anche il primo di 21 strutture per aborto a chiudere nello stato dell’Iowa. Thayer ora lavora per 40 giorni per la vita come direttore di Outreach.

 

Fonte: LifeSiteNews

 

L’articolo Ho diretto una struttura per l’aborto. Ecco come è stato – e come sono diventata una sostenitrice a favore della vita. proviene da Il blog di Sabino Paciolla.

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