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Gli Stati Uniti chiedono a Zelensky di annullare il decreto che vieta i negoziati con la Russia

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Zelensky alcuni mesi fa aveva emanato un decreto con cui si vietava al Parlamento – ove non esiste più alcuna opposizione (tutti i partiti di opposizione sono stati espulsi) – di avviare negoziati con la Russia.

Il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky aveva firmato un decreto in cui si afferma “l’impossibilità di avviare negoziati con il presidente russo Vladimir Putin”. Il documento, datato 30 settembre, era stato pubblicato sul sito web del Presidente dell’Ucraina. Questo accadeva quando ripetutamente Mosca attraverso la Turchia chiedeva la riapertura dei negoziati avviati a marzo, che avevano trovato una prima intesa ma che poi erano stati bruscamente interrotti, probabilmente per le pressioni di Gran Bretagna e Stati Uniti.

L’esistenza del citato decreto pone problematicità costituzionali a paesi come l’Italia, la cui Costituzione vieta la risoluzione dei conflitti esclusivamente tramite l’uso della forza militare.

Premesso tutto questo, sembra che gli Usa si rendano conto dell’assurda situazione, anche in virtù della crescente obiezione dell’opinione pubblica del paese e per l’avvicinarsi delle elezioni midterm.

Il governo degli USA chiede aperture a Zelensky in merito all’apertura di negoziati con la Russia

Gli Stati Uniti chiedono in privato all’Ucraina di dimostrare di essere aperta ai colloqui con la Russia: il Washington Post scrive che l’amministrazione statunitense esorta in modo informale Kiev a mostrare apertura ai colloqui con la Russia e ad abbandonare la sua riluttanza a negoziare mentre Vladimir Putin è presidente.

“Gli Stati Uniti chiedono anche a Zelensky di abbandonare il decreto che mette in atto la decisione del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale sull’impossibilità di intrattenere negoziati con il leader russo Vladimir Putin“. Tali appelli – afferma l’articolo – illustrano quanto sia diventata difficile la posizione dell’amministrazione Biden sull’Ucraina.

Secondo gli interlocutori, ciò non significa il desiderio di spingere l’Ucraina ai negoziati, ma piuttosto “un tentativo di garantire il sostegno del governo di Kiev da parte di altri Paesi”.

I funzionari statunitensi riconoscono che il rifiuto di Zelenskiy di negoziare ha sollevato preoccupazioni in alcune parti dell’Europa, dell’Africa e dell’America Latina per l’impatto del conflitto sull’economia. “La stanchezza in Ucraina è un vero problema per alcuni dei nostri partner”, ha affermato una fonte.

In realtà il Washington Post minimizza. Motivo ostativo ai negoziati non è solo che Zelensky non li aprirebbe mai con Putin ma sono anche le condizioni antecedenti al citato decreto che possono essere così riassunte: “La prima condizione è interrompere le operazioni militari in Ucraina. La seconda è ritirare tutte le truppe dal territorio dell’Ucraina, compresa la Crimea, oltre a Luhansk , Donetsk, Zaporozhye e le regioni di Kherson. E terzo, iniziate a pensare a come voi russi pagherete le riparazioni”.

Quindi, messaggio molto ambiguo quello statunitense, ma che ha almeno il pregio di dire a Zelensky:  stai attento le cose potrebbero cambiare improvvisamente e il supporto potrebbe non essere più così totale.

E in Italia?

In Italia il governo Meloni si è dichiarato atlantista ed europeista ma in realtà ha assunto questa posizione solo perché le permette di governare. Ogni altra ipotesi avrebbe voluto dire lasciare ancora a tempo indefinito il paese alla mercè di governi tecnici, che corrispondono ad un commissariamento da parte degli Stati Uniti e dell’Unione Europea.
Per contro, in questa fase storica l’europeismo non è assimilabile a posizioni del tutto atlantiste, perché gli Stati Uniti stanno implementando politiche distruttive nei confronti dell’Unione Europea.

Quindi, è molto plausibile che se si sviluppasse un’opinione pubblica più decisa a respingere la guerra a favore dei negoziati, il governo Meloni sarebbe ben felice di mutare gradualmente la propria posizione, affacciando ipotesi di de-conflitto e negoziati.

Da notare che ieri il ministro della Difesa Crosetto, rispondendo alla richiesta di Conte di far passare l’invio di armi al dibattito parlamentare, ha detto che non ha mai pensato di fare altrimenti e che certo, la decisione sarà sottoposta al vaglio parlamentare.

VPNews

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