Card. Burke: l’alimentazione e l’idratazione non è una cura ma un diritto

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Card. Burke: “Il paziente in ‘stato vegetativo permanente’ è una persona con una dignità umana fondamentale e deve, quindi, ricevere cure ordinarie e proporzionate”

Nelle ultime ore dalla Francia sono giunte buone notizie, sembra che il caso di Vincent Lambert possa svilupparsi per il meglio. Per intanto, è bene che vengano chiariti alcuni concetti chiave, utili al caso. In questo compito ci aiuta il card. Raymond Burke, nella intervista rilasciata a  Jeanne Smits, che vi propongo nella mia traduzione.

LifeSite: Eminenza, ha certamente sentito parlare del caso di Vincent Lambert in Francia, un uomo tetraplegico e cerebroleso di 42 anni, minacciato di morire nei prossimi giorni, a meno che il ricorso giudiziario dell’ultimo minuto non interrompa il processo (come infatti è avvenuto, ndr), perché le autorità sanitarie e amministrative hanno deciso di non idratarlo e nutrirlo perché è stato ritenuto essere in un cosiddetto “stato vegetativo” e che “non avrebbe voluto vivere così”. Questo caso tocca questioni serie riguardanti il rispetto dovuto alla vita umana innocente. Qual è la sua, o più precisamente, qual è il punto di vista della Chiesa su questa situazione?

S.E. Cardinale Raymond Burke: Sono profondamente preoccupato per la situazione di Vincent Lambert, per timore che venga messo a morte per omissione di nutrizione e idratazione come tragicamente accaduto nel caso di Terri Schindler Schiavo negli Stati Uniti d’America il 31 marzo 2005, e di Eluana Englaro in Italia il 9 febbraio 2009. Sono profondamente preoccupato per Vincent Lambert e per le molte altre vittime dell’eutanasia, perché è chiaro che, se il rifiuto di nutrizione e idratazione fosse giustificato nel caso di Vincent Lambert, nessuno che si trovasse in una condizione di grave indebolimento potrebbe godere del rispetto fondamentale per la sua vita.

Ritirare l’alimentazione e l’idratazione, sia essa fornita con mezzi naturali o artificiali, è eutanasia per omissione, cioè, secondo la definizione di eutanasia fornita da Papa San Giovanni Paolo II, nella sua Enciclica Evangelium vitae (25 marzo 1995): “un’azione o un’omissione che di natura sua e nelle intenzioni procura la morte, allo scopo di eliminare ogni dolore” (n. 65). Papa san Giovanni Paolo II, nella stessa Lettera enciclica, ha chiarito che l’insegnamento sull’eutanasia “si basa sulla legge naturale e sulla parola scritta di Dio” (n. 65).

Il primo precetto della legge naturale è la protezione e la promozione di tutta la vita umana, specialmente della vita umana che è fortemente appesantita da esigenze particolari, da gravi malattie o da anni di avanzata età.

LifeSite: Nel caso di Vincent Lambert, le autorità francesi stanno sostenendo che la sua mancanza di autocoscienza e di coscienza del mondo che lo circonda – che è di fatto contestata, poiché reagisce in particolare a sua madre – indica che egli si trova in uno “stato vegetativo” in cui non avrebbe voluto trovarsi. Queste circostanze – stato vegetativo e desiderio della persona stessa – sono mai una giustificazione per somministrare cibo e acqua?

Cardinale Burke. La Congregazione per la Dottrina della Fede, in risposta a due domande riguardanti la somministrazione di cibo e acqua ad una persona in quello che viene chiamato “stato vegetativo” (1° agosto 2007), ha dato un’interpretazione autorevole della legge naturale in questi casi: Il paziente in “stato vegetativo permanente” è una persona con una dignità umana fondamentale e deve, quindi, ricevere cure ordinarie e proporzionate che comprendono, in linea di principio, la somministrazione di acqua e cibo anche con mezzi artificiali”. Come osserva la risposta: “In questo modo la sofferenza e la morte per fame e disidratazione sono impediti”. L’unica eccezione è il caso in cui il corpo non può più assimilare acqua o cibo.

Papa San Giovanni Paolo II ha illustrato l’insegnamento sul dovere morale di fornire “le normali cure dovute ai malati in questi casi”, che comprendono l’alimentazione e l’idratazione, nel suo discorso ai medici cattolici riguardo alla cura di coloro che si dice siano in “stato vegetativo” (20 marzo 2004). Ha dichiarato: “Vorrei sottolineare in particolare come la somministrazione di acqua e cibo, anche se fornita con mezzi artificiali, rappresenti sempre un mezzo naturale di conservazione della vita, non un atto medico. Il suo uso, inoltre, dovrebbe essere considerato, in linea di principio, ordinario e proporzionato, e come tale moralmente obbligatorio, nella misura in cui e fino a quando non si ritiene di aver raggiunto la propria finalità, che nel caso di specie consiste nel fornire nutrimento al paziente e nell’alleviare la sua sofferenza….. La valutazione delle probabilità, fondata sulla diminuzione delle speranze di guarigione quando lo stato vegetativo si prolunga oltre un anno, non può eticamente giustificare la cessazione o l’interruzione delle cure minime per il paziente, compresa l’alimentazione e l’idratazione” (n. 4).

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LifeSite: Ritiene corretto applicare le parole “stato vegetativo” ad un essere umano?

Cardinale Burke: Il termine, “stato vegetativo”, deve essere usato con grande cura, perché può portare a vedere chi soffre la condizione come meno uomo. Come ha osservato Papa San Giovanni Paolo II nel suo appena citato discorso: Di fronte a pazienti in condizioni cliniche simili, c’è chi mette in dubbio la persistenza della stessa “qualità umana”, quasi come se l’aggettivo “vegetativo” (il cui uso è ormai consolidato), che descrive simbolicamente uno stato clinico, potesse o dovesse invece essere applicato ai malati in quanto tali, sminuendone di fatto il valore e la dignità personale. In questo senso, va notato che questo termine, anche quando fosse limitato al contesto clinico, non è certamente il più felice se applicato agli esseri umani. In contrapposizione a tali tendenze di pensiero, sento il dovere di riaffermare con forza che il valore intrinseco e la dignità personale di ogni essere umano non cambiano, indipendentemente dalle circostanze concrete della sua vita. L’uomo, anche se gravemente malato o disabile nell’esercizio delle sue funzioni più alte, è e sarà sempre un uomo, e non diventerà mai un ‘vegetale’ o un ‘animale’”. (n. 3) Nella Lettera enciclica Evangelium vitae, egli ricorda anche un principio morale fondamentale: “È noto, inoltre, il principio morale, secondo il quale anche il semplice dubbio di essere in presenza di una persona viva impone già l’obbligo del pieno rispetto e dell’astensione da ogni atto che miri ad anticipare la morte della persona” (n. 95).

LifeSite: Come cattolici, abbiamo un ruolo particolare in questa situazione in cui molte leggi positive vanno contro la legge naturale che richiede il rispetto della vita umana innocente?

Cardinale Burke: Data la gravità della situazione, in particolare per Vincent Lambert e, in generale, per tutte le persone in condizioni simili, le persone di buona volontà e i cattolici, in particolare, hanno l’obbligo di esigere che lo stato e le strutture sanitarie rispettino la dignità inviolabile della vita umana innocente, specialmente la vita dei nostri fratelli e sorelle con pesanti fardelli di bisogni speciali, malattie gravi o anni avanzati, che hanno il primo titolo per la cura dello stato e la cura del prossimo. Nel caso di Vincent Lambert, il nostro dovere di sostenere la legge naturale significa insistere affinché gli venga fornita la normale cura di una persona nella sua condizione.

Fonte: LifeSiteNews

L’articolo Card. Burke: “Il paziente in ‘stato vegetativo permanente’ è una persona con una dignità umana fondamentale e deve, quindi, ricevere cure ordinarie e proporzionate” proviene da Il blog di Sabino Paciolla.

 

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