Il solo libero pensatore è credente: gli increduli si sono rinchiusi nelle gabbie.

Un giovane Vittorio Messori. Ai tempi del suo primo libro “Ipotesi su Gesù”, che sarà un successo “clamoroso”. Mentre i preti all’epoca parlavano di Marx un laico convertito tornava a parlare di Cristo. Suscitando lo sdegno e l’ira proprio dei preti ideologizzati.

fonte: papapapale

Ha scritto saggiamente Vittorio Messori: “È il razionalismo, semmai, che deve temere per la sua chiusura, per essersi autolimitato, rinserrato da solo in una cella. Il vero libre penseur non è l’incredulo, ma, al contrario, il credente. Pensiamo al miracolo, che fa parte di ciò che supera quel che il razionalismo può stabilire, prevedere, misurare, dichiarando d’imperio che al di là di quello non può esserci nulla. Ebbene, di fronte a eventi simili, solo il credente ha piena libertà di esaminare senza complessi e, alla fine, di rifiutare o di accettare: e se lo fa, lo fa basandosi proprio sulla ragione bene intesa. Per dirla con Chesterton, un credente è un uomo che accetta un miracolo, se a questo lo obbliga l’evidenza. Un non credente, invece, è un signore che non accetta neppure di discutere di miracoli, perchè a questo lo obbliga la dottrina che professa e che non può smentire. Ogni incredulo sarà sempre prigioniero delle sue gabbie ideologiche; del bisogno, per lui vitale, di negare; dell’ansia di trovare comunque spiegazioni naturali che lo tranquillizzino. Che cosa avverrebbe, in effetti, del suo schema di ragione chiusa, se fosse costretto ad ammettere qualcosa che quello schema mette in crisi e magari scardina? Non dovrebbe riconoscere di aver e sbagliato tutto e di dover cambiare paradigma?”

Conclude, il grande apologeta, con queste commoventi parole sul credente, che ben ci fanno apprezzare questa nostra Grazia: “Il credente, invece, di fronte a ciò che supera la dimensione razionalista, a ciò che va al di là dei confini dello scientismo -confini tra l’altro, sempre variabili, eppure ogni volta dichiarati invalicabili- è del tutto sereno, perchè libero da gabbie ideologiche. Può convincersi dell’inspiegabilità natuale di un evento; ma può anche convincersi del contrario, senza che questo significhi nulla per la propria fede”.

No, non ho malattie veltroniane: le ho avute, ne sono immunizzato ormai. Quindi non sono sospettabile di kennedismo da fotoromanzo post-ideologico. Reputo i Kennedy, tutti, un cancro nella storia del cattolicesimo americano. Perciò posso citare senza patemi un pessimo razzolatore ma ottimo predicatore come Bob Kennedy. “Alcuni vedono le cose che esistono e si domandano: perchè? Io sogno cose che nessuno ha mai visto e mi chiedo: perchè no?”

Dice che negli articoli occorre concludere in bellezza. E con chi se non con Pascal: “Ora l’ultimo passo della ragione è riconoscere che ci sono ancora una infinità di cose che la superano”.

Io credo invece che dovrebbe essere il primo passo, non l’ultimo.