Vescovo di Aleppo: poco attendibili le voci da Londra del Syrian Observatory for Human Rights …

ASIA/SIRIA – Vescovo di Aleppo: poco attendibili le voci sullo jihadista decapitato da un soldato assiro. E i cristiani non giustificano mai la vendetta con argomenti religiosi

Nel 2014  ISIS avevava catturato la più grande città cristiana in Iraq , Qaraqosh, costringendo decine di migliaia di abitanti a fuggire. Poco dopo anche altre città cristiane ( come Tal Kayf e Karamlesh) sono state prese da ISIS.   100.000 cristiani sono fuggiti lasciando le loro case senza portare nulla con sè  nella regione del Kurdistan .

Da questa immane tragedia è nata la costituzione delle brigate cristiano assiro supportate anche dalla diaspora assira in paesi come Stati Uniti, Australia e Svezia. L’addestramento è curato da una società di sicurezza americana’ (fonte Nesweek).

John Michael, un assiro di origine britannica in Iraq, aveva detto a the Catholic Herald: ” ‘ Stiamo per tornare indietro. Non abbiamo intenzione di lasciare distruggere i nostri villaggi le nostre città e le nostre culture  , ” “Vogliamo tornare alle nostre case e , non importa quello che abbiamo di fronte, siamo disposti a combattere. Credo che questo sia un messaggio positivo per l’intera nazione” – ed ha aggiunto –  Questa è la nostra ultima resistenza, se questo viene a mancare, allora il cristianesimo sarà finito in Iraq.”

Ieri la notizia dell’Osservatorio peri diritti umani siriano che ha riferito che un militante delle brigate cristiano assire ha decapitato un miliziano dell’ISIS per vendetta: la pronta replica di Fides ha ridimensionato la vicenda.

Pubblichiamo doverosamente di seguito il commento del Vescovo Georges Abou Khazen OFM, Vicario apostolico di Aleppo per i cattolici di rito latino.

[su_quote]

imgAleppo (Agenzia Fides) Il Vescovo Georges Abou Khazen OFM, Vicario apostolico di Aleppo per i cattolici di rito latino, considera “poco attendibili e comunque non verificabili” la voce diffusa da Londra dal Syrian Observatory for Human Rights e rilanciata dai media inglesi secondo cui un miliziano jihadista affiliato allo Stato Islamico (Is) sarebbe stato decapitato “per vendetta” da un soldato cristiano assiro, dopo essere stato preso come prigioniero nella provincia siriana nord orientale di Jazira.

Secondo l’organizzazione operante a Londra, il soldato cristiano avrebbe catturato il combattente jihadista a Tal Shamiram, uno dei villaggi della valle del Khabur recentemente abbandonati dalle milizie dello Stato Islamico dopo un occupazione durata più di 3 mesi e tornati sotto il controllo delle formazioni militari curde e assire.

Una volta scoperta l’appartenenza del prigioniero alle milizie jihadiste, il soldato assiro lo avrebbe decapitato “per vendetta davanti agli abusi compiuti da quel gruppo nella regione”.

La vicenda è presentata in termini generici, senza precisarne i dettagli o senza citare i nomi dei protagonisti e degli eventuali testimoni.

“La manipolazione dell’informazione” fa notare a tale proposito il Vescovo Abou Khazen “è anche essa uno dei mezzi usati per moltiplicare le violenze e gli orrori di questo conflitto. E alcune centrali sono specializzate in manipolare le cose per fomentare o giustificare rappresaglie. In questo caso” prosegue il Vescovo francescano “sappiamo che più di 230 cristiani assiri sequestrati nei villaggi del Khabur sono ancora ostaggi dei jihadisti. Solo uno sconsiderato potrebbe aver compiuto un gesto del genere, quando gli altri sono in pericolo, e tutto può essere preso a pretesto per giustificare ritorsioni.

E soprattutto” aggiunge il Vicario apostolico di Aleppo “noi cristiani non giustifichiamo alcuna vendetta o violenza con argomenti religiosi. L’unica vendetta che conosciamo è il perdono, per essere anche segno di luce per tutti, e mostrare che ci sono alte vie da percorrere. Le vendette approfondiscono solo le ferite, e allungano la spirale dell’odio” .

Il Vescovo Abou Khazen conferma che “questo sentimento si ritrova in tutti i cristiani, soprattutto nei più semplici, che vivono le sofferenze come agnelli in mezzo ai lupi: sono loro i primi a ripetere che il circolo perverso della violenza e della vendetta va interrotto da qualcuno, e questa è l’unica strada per non soccombere e aprire strade di riconciliazione”.

Abou Khazen conferma all’Agenzia Fides che nella parrocchia latina della città di Aleppo, tra tante difficoltà e sofferenze, i padri e i loro collaboratori hanno comunque aperto il “capo estivo” per i bambini e i ragazzi: “E’ un segno di speranza, in questa città martire.

E’ un’occasione per dare un po’ di sollievo a tanti poveri bambini, permettere loro di uscire dalle case dove vivono costantemente reclusi, e dove spesso manca anche la luce e l’acqua”. (GV) (Agenzia Fides 30/5/2015).[/su_quote]