Si ricomincia con le accuse contro Assad: Amnesty

(foto sopra: Assad e la moglie Asma in visita al monastero di Saidnaya)

Sembrerebbe che ogni volta che in Siria balugina una timida speranza di pace, arriva puntuale la denuncia di violazioni dei diritti umani.

Questa la notizia riportata da Radiovaticana:

Una politica di sterminio: è stata quella, secondo Amnesty International, condotta dal regime del Presidente siriano Bashar al-Assad, tra il 2011 e il 2015, nei confronti di chiunque fosse ritenuto un oppositore. In cinque anni, denuncia l’organizzazione, sarebbero state 13mila le persone impiccate in prigione, le cui storie sono state raccontate da 84 testimoni. “Una macelleria umana” così il titolo del rapporto di Amnesty International sulle atrocità commesse da Damasco in un carcere del regime, quello di Saydnaya, uno dei più grandi Centri di detenzione della Siria, a 30 chilometri a nord della capitale. (Radiovaticana)

In verità  ieri quando questa notizia ha cominciato a fare capolino su internet, non immaginavo che oggi tutti l’avrebbero ripresa di sana pianta, da Rai News a tutti i principali media. Ma evidentemente, avevo sottovalutato la presa e la forza degli ‘agganci’.

Sicuramente si tratta di una notizia contraddittoria.

Il governo siriano  supportato dalla stragrande maggioranza della società civile, sta compiendo una difficile opera di riconciliazione nazionale. Come sappiamo, migliaia di terroristi sono stati amnistiati ad Aleppo ed altrove in tutta la Siria. A chi non ha accettato l’amnistia il governo ha concesso un salvacondotto per il governatorato di Idlib, dove vige una sorta di Califfato islamico alla stregua dei territori governati da Isis.

Ora secondo Amnesty, accanto a quelle politiche di riconciliazione, sarebbero in funzione vere e proprie catene di montaggio incaricate a sopprimere ‘persone’.

Non è la prima volta che Amnesty punta il dito contro il governo siriano.

Il precedente rapporto di Amnesty sulla Siria è ” morte ovunque: crimini di guerra e violazioni dei diritti umani in Aleppo, Siria “. Nel rapporto 62 pagine si  sosteneva che il governo siriano prendeva deliberatamente di mira i civili nei quartieri controllati dai ribelli in Aleppo. Il report è un atto di accusa verso il governo siriano per aver commesso crimini di guerra e possibili “crimini contro l’umanità”.

Il precedente rapporto era falso 

Ad Aleppo liberata abbiamo appreso che quei report erano di parte e falsi. I testimoni hanno raccontato di essere stati usati come scudi umani e nella zona occupata dai ribelli, sono state rinvenute fosse comuni colmi di cadaveri di civili. I testimoni hanno anche raccontato (come è stato verificato con contributi audiovisivi e da giornalisti indipendenti) che depositi di armi e siti strategici dei ribelli erano collocati spesso dentro le scuole o negli ospedali.

Le false prove che scatenarono le guerre in Iraq ed in Libia

Se andiamo ancora indietro nel tempo, Amnesty International nella prima guerra del Golfo ha fatto un altro errore terribile nel bel mezzo della campagna mediatica che premeva alla guerra del Golfo degli Stati Uniti: mentre l’azione militare era in discussione perché l’opinione pubblica era contraria,  Amnesty prendeva come buona la notizia che le truppe irachene stavano rubando le incubatrici da un ospedale kuwaitiano e buttavano i neonati lasciandoli morire sul pavimento.

Il fatto servì non poco a convincere il Congresso sulla necessità di un intervento militare e fu citato da George Bush Snr. decine di volte nei suoi interventi per corroborare la necessità di attaccare.

A guerra finita si scoprì che la notizia era stata inventata di sana pianta da Hill & Knowlton, in quel periodo la più grande agenzia di pubbliche relazioni del mondo.

La seconda guerra del Golfo fu legittimata da false prove di armi chimiche e da un famoso discorso di Colin Powell.

Colin Powell il 5 febbraio 2003 mostra la famosa fialetta d’antrace per convincere l’Onu sulla necessità di un secondo intervento. Successivamente ancora una volta le prove si dimostrarono false.

Più  recentemente, all’inizio del 2011, Amnesty International e altri gruppi difensori per i diritti umani sono intervenuti fornendo informazioni false o esagerate sulle violazioni dei diritti umani in Libia. La diffusione di quelle informazioni favorirono in modo significativo la “No Fly Zone”, che la NATO trasformò in una vera aggressione per il cambio regime. Anche in quella occasione le notizie si rivelarono false.

Il rapporto sul carcere di Saidnaya 

Non mi dilungo ulteriormente nella disamina delle accuse specifiche presentate da Amnesty International sul carcere di Saidnaya.  Leggendo però il documento (qui il link) è chiaro che si basa su insufficienti  elementi testimoniali e su supposizioni indirette.  Qui (Moon of Alabama) e qui due approfondimenti:

Dato che ad Amnesty International è stato impedito dalle autorità siriane di entrare nel paese e non ha quindi avuto accesso a zone controllate dal governo a partire dal 2011, la maggior parte di queste interviste sono state effettuate nel sud della Turchia.

Le interviste restanti sono state effettuate per telefono o attraverso altri mezzi a distanza con gli intervistati in Siria, o con soggetti con sede in Libano, la Giordania, nei paesi europei e negli Stati Uniti.

Per questo rapporto, Amnesty International ha esaminato i rapporti delle agenzie ONU, ONG internazionali, gruppi di monitoraggio locali e dei media. Amnesty International ha anche cooperato con i singoli attivisti e gruppi di monitoraggio siriani per stabilire un contatto con ex detenuti, così come con le famiglie delle persone che sono stati arrestati dalle autorità siriane. Questi gruppi comprendonoUrnammu for Justice and Human Rights, the Syrian Network for Human Rights, and the Syrian Institute for Justice and Accountability..

Inoltre c’è un’altra evidenza: in tempo di guerra ci sono casi in fragranza in cui con l’accusa di terrorismo si viene fucilati dopo pochi minuti di esamina di un Tribunale Militare.  Nella stessa Italia, la pena di morte nel codice militare di guerra è stata abolita solo pochi anni fa. Ma questi finti puristi sembrano non saperlo, come sembrano non sapere che in Siria anche la sola appartenenza ai Fratelli Musulmani era punibile con la pena di morte.

Questa non è un’ammissione implicita ma è necessario conoscere tutti i fattori in gioco prima di  cimentarsi in pericolosi giudizi in un contesto di guerra dove la propaganda ha i suo peso e dove è stranoto che sono state assoldate vere e proprie agenzie di PR per disinformare e per indirizzare l’opinione pubblica, l’Onu e chi deve decidere più o meno sinceramente.

E’ chiaro che l’attendibilità di Amnesty International – come altre Ong per i diritti umani- è fortemente compromessa.

In definitiva, il caso delle uccisioni a ‘catena di montaggio nel carcere’ di  Saydnaya politicamente serve solamente agli oppositori del governo siriano come inaspettato ‘pass gratuito’ per continuare violare i diritti umani in Siria e continuare l’aggressione.

 

 

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