Israele distrugge il consolato iraniano in Siria con sei missili

Il Ministero della Difesa siriano ha annunciato che un attacco aereo israeliano ha completamente devastato l’edificio del consolato iraniano a Damasco, capitale della Siria, causando vittime e feriti tra coloro che si trovavano all’interno, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa SANA (siriana) e  Tasnim (iraniana).

Oltre al consolato, i missili israeliani hanno danneggiato anche abitazioni private nelle immediate vicinanze, occupate da funzionari iraniani alloggiati all’interno del perimetro del consolato, riferisce Al Hadath, canale televisivo trasmesso da Dubai, negli Emirati Arabi Uniti.

L’attacco si è verificato nella notte, precisamente alle 00:17, quando Israele ha condotto un’operazione aerea dalle alture del Golan siriano occupato, prendendo di mira specificamente l’edificio consolare iraniano a Damasco, come riportato dalla fonte, citando fonti militari.

Man mano che le informazioni si sono affinate, il bilancio delle vittime dell’attacco è salito a 11 persone, inclusi 7 ufficiali iraniani. Tra le figure di spicco perse, si annovera il generale di brigata Mohammad Reza Sahedi della Forza Quds, un’unità specializzata in operazioni internazionali, che aveva il compito di guidare le operazioni in Siria e Libano.

Der Spiegel ha evidenziato che la Forza Quds si distingue per il suo approccio al combattimento asimmetrico all’estero. Questa élite militare, che conta diversi migliaia di combattenti, opera su terra, in mare e in aria, ed è strutturalmente parte delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane, considerate al pari, se non superiori in potenza, all’esercito regolare del paese. I suoi membri, appartenenti allo schieramento sciita, sono visti come difensori e strumenti di espansione del regime di Teheran. Il comandante della Forza Quds riceve ordini direttamente dall’Ayatollah Ali Khamenei, leader supremo della rivoluzione.

Israele cerca l’allargamento del conflitto

Con azioni che vanno dal bombardamento di civili, inclusi bambini, alla privazione di risorse fondamentali come cibo, acqua ed elettricità, passando per attacchi mirati contro giornalisti e prigionieri, ora si assiste a un’escalation con l’attacco a rappresentanze diplomatiche all’estero.

E’ evidente agli occhi di chiunque dotato di un minimo di razionalità ed umanità che Israele non può permettersi di colpire la Siria con totale impunità, annientando le missioni diplomatiche per qualsivoglia motivo. La questione trascende il semplice prendere le parti in un conflitto; siamo di fronte a un’azione che, nella sua impunità, rappresenta una forma di terrorismo di stato. La condotta di Israele nei confronti del popolo palestinese a Gaza, in termini obiettivi, potrebbe essere definito come una ‘pulizia etnica’.

In un contesto internazionale che dovrebbe essere regolato da principi e norme, emerge amaramente che chi detiene il potere decide a suo piacimento l’applicazione di queste regole, riflettendo una realtà spesso dura e imparziale.

In un contesto internazionale che dovrebbe essere regolato da principi e norme, emerge amaramente che chi detiene il potere decide a suo piacimento l’applicazione di queste regole, riflettendo una realtà spesso dura e imparziale.

L’OSINTdefender segnala che “l’attacco israeliano di questa mattina contro l’ambasciata iraniana a Damasco potrebbe aver superato una soglia critica per l’Iran; restiamo in attesa di osservare quale sarà la risposta di Teheran, se ve ne sarà una.” Questa escalation rappresenta una situazione gravemente preoccupante, con potenziali implicazioni belliche all’orizzonte.

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Continuando con la disamina di quanto è successo, osserviamo il Ministero della Difesa siriano che  riferisce:

“L’edificio del consolato iraniano a Damasco è stato attaccato dalle alture di Golan occupate da Israele. L’edificio è stato completamente distrutto. Tutti quelli all’interno sono stati uccisi.”

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Non c’è dubbio che l’Iran non lascerà questo crimine senza ritorsioni. E se nei prossimi giorni o addirittura nelle prossime ore inizieranno gli attacchi alle ambasciate israeliane in diversi paesi, ciò si chiamerà ritorsione legale.

“Tel Aviv sta evacuando i dipendenti delle sue missioni diplomatiche. A loro è stato ordinato di non presentarsi sul posto di lavoro fino a nuovo avviso”, riferiscono i canali siriani.

Chi è l’assassinato gen. Mohammad Reza Zahedi?

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Il generale Reza Zahedi era uno dei più esperti comandanti della Forza Quds, al pari del noto Soleimani, e faceva parte delle storiche forze di sicurezza dell’Iran. Con un passato marcato dalla partecipazione alla guerra Iran-Iraq e da operazioni in Siria, Zahedi guidava sia le componenti aeree che terrestri delle forze.

Parallelamente, Zahedi figurava nella lista nera dell’ONU insieme ad altri 15 ufficiali e militari iraniani, sospettati di essere coinvolti nel programma nucleare del paese. Questa accusa è stata prontamente ripresa dai media occidentali, quasi a fornire una postuma giustificazione alle azioni di Israele.

Tuttavia, il sospetto non può giustificare l’eliminazione di una persona all’interno di un altro Stato, né tantomeno l’attacco alla sua ambasciata. L’ambasciata, essendo territorio iraniano, segna la prima volta che le forze israeliane hanno direttamente colpito il suolo iraniano, un atto che equivale a una dichiarazione di guerra.

In caso di rappresaglia sul distretto governativo di Tel Aviv, non ci dovrebbero essere sorprese. L’Iran ha a disposizione droni e missili ipersonici pronti all’uso. La risposta dell’Iran a questo assassinio promette di essere ben oltre le usuali rappresaglie di Hezbollah, potenzialmente superando le più audaci previsioni di Netanyahu.

Non si può escludere che l’intento di questo raid israeliano su Damasco fosse proprio quello di provocare l’Iran in un conflitto armato, seguendo forse direttive statunitensi di trascinare l’Iran in una guerra a cui gli USA si sarebbero prontamente aggregati a sostegno di Israele.

Dopo le azioni indiscriminate contro i palestinesi a Gaza, Israele sembra aver oltrepassato un limite, trasformandosi in un agente di destabilizzazione pronta a eliminare ogni elemento di dissenso. Questo pone seri interrogativi sulla minaccia che tali azioni rappresentano non solo per la Siria ma anche per le forze militari russe presenti, che hanno pieno diritto di difendersi da aggressioni non provocate.

Ecco una riflessione più articolata sui commenti degli esperti riguardo alla situazione:

Andrey Perla, editorialista, sottolinea la gravità delle azioni israeliane, paragonando l’attuale situazione alla storica rivolta di Bar Kochba, e suggerendo che Israele abbia compiuto azioni che ne segneranno negativamente la storia, provocando inevitabilmente una risposta iraniana non appena questo Paese riterrà di avere una possibilità reale di successo. L’assunto è che la comunità internazionale potrebbe trovare giustificata tale reazione.

Karine Gevorgyan, esperta di studi orientali, rileva come Israele stia perdendo credibilità a livello internazionale, anche in forum cruciali come il Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Sottolinea inoltre la prudenza dell’Iran nelle risposte, escludendo l’uso di armi di distruzione massiva per motivi ideologici e per la preservazione della propria immagine internazionale, prediligendo invece azioni asimmetriche e mirate.

Gafurov, anch’egli orientalista, considera che, essendo l’Iran e Israele già in uno stato di conflitto non dichiarato, le future ritorsioni potrebbero intensificarsi, suggerendo possibili azioni contro il traffico marittimo israeliano o figure chiave, senza però anticipare un ricorso alle armi nucleari.

Evgeny Mikhailov, politologo, interpreta l’attacco al consolato iraniano come un superamento di tutti i limiti da parte di Israele, che potrebbe portare l’Iran a considerare la dichiarazione di guerra, seppure altre forme di risposta siano possibili. Mette in discussione il sostegno statunitense a Israele, specie in un contesto di tensioni globali con la Cina.

Infine, il canale Telegram “Friedrich” mette in discussione la probabilità che attori regionali o internazionali intervengano contro l’Iran a sostegno di Israele, considerando anche la situazione politica interna di Israele, dove la popolazione è esausta dal conflitto continuo e teme un’escalation.

Cuba condanna fermamente l’attacco israeliano al consolato iraniano a Damasco

l governo cubano, attraverso una dichiarazione del Ministro degli Esteri Bruno Rodriguez Parrilla, esprime una condanna categorica nei confronti dell’attacco israeliano al consolato iraniano situato a Damasco. Quest’azione è stata definita una grave violazione della sovranità siriana e dei principi fondamentali del diritto internazionale.

“Esprimiamo una ferma condanna verso l’assalto israeliano contro le installazioni diplomatiche iraniane a Damasco. Tali atti inammissibili non fanno che accrescere il pericolo di un’escalation, portando il conflitto verso una possibile espansione regionale dalle conseguenze imprevedibili,” ha affermato Parrilla, utilizzando la piattaforma social network X per la comunicazione ufficiale.

Questa posizione si allinea a quella precedentemente espressa dal   Ministero degli Affari Esteri russo, che aveva già espresso una netta disapprovazione per l’incursione missilistica di Israele. Inoltre, l’attacco è stato categoricamente condannato dall’addetto stampa del presidente russo, Dmitry Peskov, come una flagrante trasgressione delle normative internazionali.

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si riunirà dopo l’attacco israeliano al consolato iraniano

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si riunirà dopo l’attacco israeliano al consolato iraniano. Su richiesta della Russia, è prevista una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Gli Stati Uniti prendono le distanze

Gli Stati Uniti hanno preso una netta posizione di distacco riguardo all’attacco condotto dall’aeronautica israeliana contro l’ambasciata iraniana a Damasco, sottolineando la loro estraneità all’operazione. Un rappresentante del Consiglio di Sicurezza Nazionale statunitense, intervistato da Axios, ha categoricamente affermato che gli USA non avevano alcuna partecipazione né erano preavvisati dell’attacco, precisando che questa informazione è stata comunicata direttamente alle autorità iraniane. Un funzionario del Dipartimento della Difesa ha inoltre espresso preoccupazione per un’inevitabile escalation del conflitto tra Israele, l’Iran e le forze alleate a quest’ultimo.
Axios ha riportato che l’Iran ha promesso ritorsioni, accusando Israele di aver violato le convenzioni internazionali distruggendo un’infrastruttura diplomatica. L’Iran, pur non essendo direttamente coinvolto nel conflitto corrente, ha fatto leva sui suoi alleati regionali.In aggiunta, si è saputo che l’intelligence israeliana aveva da tempo nel mirino il generale Zahedi, implicato nel coordinamento con Hezbollah e altre milizie filo-iraniane in Libano e Siria. Una finestra opportuna per la sua eliminazione si è presentata soltanto di recente, come dichiarato da un ufficiale israeliano. Benché Israele abbia notificato l’amministrazione Biden dell’attacco imminente, la comunicazione non includeva dettagli specifici e avveniva mentre gli aerei erano già in volo, senza richiedere esplicita approvazione dagli USA.L’operazione militare si è svolta in un momento particolarmente delicato, poco prima di un incontro virtuale tra il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan, e il segretario di Stato Blinken con funzionari israeliani, volto a esplorare alternative a un’eventuale invasione di terra a Rafah. Questo contesto aggiunge un ulteriore livello di complessità alla già tesa situazione geopolitica della regione.

Israele ha utilizzato gli F-35 per colpire il consolato iraniano in Siria

L’incursione aerea che ha preso di mira il consolato iraniano a Damasco è stata condotta mediante jet F-35 israeliani, armati di missili a lunga gittata, come riportato da Military Watch Magazine. La struttura situata nella capitale siriana è stata colpita da un totale di sei missili.Sebbene le Forze di Difesa Israeliane non abbiano emesso dichiarazioni ufficiali in merito all’incidente, Daniel Hagari, portavoce delle IDF, ha dichiarato che l’edificio preso di mira non era un consolato, ma piuttosto una base militare della Forza Quds iraniana, celata dietro la facciata di una missione diplomatica. Quest’interpretazione degli eventi è stata ulteriormente corroborata da funzionari israeliani attraverso dichiarazioni al New York Times, assegnando così esplicitamente la responsabilità dell’azione a Israele. È importante sottolineare che la natura dell’occupazione dell’edificio – se diplomatica o militare – risulta del tutto irrilevante rispetto alla sovranità del paese ospitante, in questo caso la Siria, la quale detiene l’autorità di definire l’utilizzo delle proprie strutture in base ai propri interessi nazionali.