ASIA/SIRIA – Un sacerdote cattolico belga e un monastero nel mirino dei jihadisti

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Pubblico questo articolo di FIDES non senza qualche perplessità. Parlare di un uomo in vita in questi termini ” intendono eliminarlo” non mi sembra sia prudente. Conosco però la serietà  di Fides e se hanno fatto così _ mi son detto _ un motivo pur ci sarà. Queste sono circostanze in cui non si sa bene come muoversi. Il cosa fare o cosa non fare per l’incolumità delle persone e preservare le opere, è una linea molto sottile. Ci sono situazioni in cui decidere per reagire è il ‘meno peggio’. Ci sono circostanze che di fronte ad eventi che sembrano inesorabili , parlare è l’estremo atto di libertà e di rispetto per un uomo. Sicuramente ci sarà stata un’attenta valutazione. Forse la pubblicizzazione di ciò che sta accadendo, nell’imminenza di un pericolo, farà pensare a chi si è dimostrato sempre restio alla pubblicità (quante volte hanno al- Nusra ha detto ‘non siamo noi che profaniamo le chiese’) che questo caso inevitabilmente avrà un ‘effetto boomerang’. Allora parliamone e diffondiamo perché tutti sappiano cosa sta accadendo. Parliamo di padre Daniel e della sua vicenda, di cosa sta accadendo  suo malgrado; diffondiamo ciò che accade  intorno a questo uomo di pace, intorno al caro padre Daniel: forse è una possibilità. Padre Daniel non è venuto in Siria per fare il male dei siriani, egli accoglie le vittime della guerra, cristiani e mussulmani, ma c’è chi non sta facendo la stessa cosa e dice che dall’odio nascerà una nuova Siria. Non è vero, quello che sta accadendo, non ha motivo per nessuna logica distorta, non c’è nessuna convenienza materiale o nessun ideale religioso o pseudo-religioso che tenga,  in questo modo nessuno può essere orgoglioso di vincere una guerra. La guerra non può coprire tutto. Ed in guerra, dove tutto sembra essere concesso, si vedono i veri uomini.

Qara (Agenzia Fides) – Il sacerdote cattolico belga p. Daniel Maes, 74 anni, dell’Ordine religioso dei “Canonici regolari premostratensi”, è nel mirino dei gruppi jihadisti che intendono eliminarlo e invadere il monastero di San Giacomo mutilato a Qara, 90 km a nord di Damasco. Il monastero, appartenente alla diocesi greco-cattolica di Homs, si trova in una zona di confine fra gruppi belligeranti sul terreno e potrebbe essere occupato per diventare base logistica militare dei ribelli. Dopo la morte di p. Francois Murad, la comunità cristiana in Siria è molto preoccupata. Ogni linea di comunicazione col monastero è interrotta. L’allarme è giunto all’Agenzia Fides da alcuni leader cattolici siriani e dai familiari dei monaci residenti a San Giacomo, che sono di 9 nazionalità, anche europee.

P. Maes ha insegnato per 20 anni teologia morale in Belgio e dal 2010 risiede al monastero, dove è direttore del Seminario. Il convento di San Giacomo a Qara è una antica struttura che risale al V sec d. C. Vi risiede una comunità monastica femminile, guidata dalla suora palestinese Suor Agnes Mariam de la Croix, arricchitasi negli anni di una comunità religiosa maschile e di famiglie di laici cristiani, sunniti e alawiti. Nei mesi scorsi il convento si è trovato al centro di scontri a fuoco ed è stato colpito e danneggiato da bombardamenti di elicotteri dell’esercito regolare siriano che, probabilmente, intendevano colpire depositi di armi sistemati nei cunicoli o nei fossati nei pressi del monastero, all’epoca bizantina usati per le provviste di acqua.

Negli ultimi mesi il monastero ospita e assiste famiglie di profughi, indipendentemente dalla loro appartenenza religiosa. P. Daniel mantiene stretti contatti con gruppi di siriani in Francia, Belgio e Olanda che, attraverso associazioni di volontariato, mandano aiuti umanitari per gli sfollati.

Il sacerdote ha denunciato la “pulizia etnica” compiuta sui cristiani a Qusair, quando la cittadina era stata presa dai ribelli e da gruppi jihadisti. “I villaggi cristiani circostanti sono stati distrutti e tutti fedeli che potevano essere catturati sono stati uccisi, secondo una logica di odio settario”, ha scritto nelle scorse settimane all’Agenzia Fides. “Per decenni cristiani e musulmani hanno vissuto in pace in Siria. Se bande criminali possono scorazzare e terrorizzare i civili, questo non è contro le leggi internazionali? Chi proteggerà gli innocenti e potrà garantire il futuro di questo paese?”, afferma il sacerdote. Così p. Maes descrive la situazione sociale odierna in Siria: “I giovani sono delusi, perché le potenze straniere dettano loro l’agenda. I musulmani moderati sono preoccupati, perché salafiti e fondamentalisti vogliono imporre una dittatura totalitaria di stampo religioso.

I cittadini sono terrorizzati perché vittime innocenti di bande armate”. P. Maes conclude: “Il regime siriano aveva da tempo perso ogni credibilità. Oggi l’urgenza è far sopravvivere la Siria. Il popolo siriano stesso deve riformare il paese, secondo un processo di vera democrazia: un popolo che, autonomamente, garantisce la parità di trattamento per tutti”. (PA) (Agenzia Fides 4/7/2013)