Visita lampo di Trump alle truppe USA in Afganistan

Il 28 novembre, che negli USA è il giorno del Ringraziamento, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è arrivato in Afghanistan senza alcun annuncio, riferisce Reuters.

Secondo l’agenzia, l’aereo del leader degli Stati Uniti è atterrato all’aeroporto di Bagram. Trump ha incontrato il suo omologo afghano Ashraf Ghani e ha visitato le truppe americane.

Nel corso di una riunione bilaterale, Trump ha discusso con il presidente afgano l’istituzione di un cessate il fuoco in accordo con i talebani. Parlando alla base militare americana a Bagram, il presidente Trump ha annunciato che il movimento radicale talebano vuole un accordo di pace con Washington: “I talebani vogliono fare un accordo. Questo sarà il presente accordo. Ma vedremo “. (In effetti c’è più di qualche ‘problema’: i talebani avevano promesso di considerare di negoziare con il governo un cessate il fuoco. Ma nello stesso tempo, i talebani non hanno mai assunto alcun obbligo di creare un governo congiunto).

Nel suo viaggio Trump è stato accompagnato dal consigliere per la sicurezza nazionale Robert O’Brien, dal capo di stato maggiore della Casa Bianca Mick Mulvaney, e da un piccolo gruppo di assistenti e membri di agenzie di intelligence, nonché da un pool di giornalisti. Gli addetti ai media sono stati rigorosamente istruiti a mantenere segreto durante il viaggio per garantire la sicurezza al presidente USA.

Con un altro volo ha viaggiato ha viaggiato il capo di stato maggiore degli Stati Uniti, il generale Mark Milli.

Come sta oggi l’Afghanistan

L’operazione militare in Afghanistan è nata all’indomani all’attacco alle Torri Gemelle, con un’intenzione chiara, quella di fare giustizia, anzi ‘infinita giustizia’. La sua denominazione originaria era infatti “Operation Infinite Justice”, che portava con sé un implicito riferimento alla giustizia divina, ma poi è stata modificata per non offendere i mussulmani, perché solo Allah dispensa infinita giustizia (in realtà anche per noi cristiani l’ espressione è infelice, ma non siamo mai destinatari di simili tutele).

Il nome è diventato quindi “Operation Enduring Freedom” (operazione libertà durevole). L’obiettivo primario dell’operazione era quello di catturare Osama Bin Laden , ritenuto responsabile degli attentati dell’11 settembre. In questa ottica, l’operazione ha avuto successo: il regime dei talebani è stato rovesciato, Bin Laden è stato ucciso, le forze di sicurezza afgane sono state formate, un governo democratico è stato costituito.

Tutto questo però è avvenuto senza aver guadagnato il cuore della gente e ad un costo di vite umane altissimo, e il timido spiraglio di democratizzazione nel paese è avvenuto senza che sostanzialmente sia cambiata la condizione di vita quotidiana per la maggior parte della popolazione. Alla sanità, alla sicurezza e all’istruzione è stata destinata solo una misura infinitesimale dei fondi spesi per gli armamenti, e lo stesso per le infrastrutture e per la società civile.

E’ facile immaginarsi se sia stato conquistato il cuore degli sfollati o delle persone abbandonate dal governo e dai donatori internazionali che sopravvivono nella miseria e a rischio di morte in ripari di fortuna attorno alle città del paese, a partire dalla cintura attorno a Kabul; se sia stato conquistato il cuore di chi sopravvive con l’aspettativa di vita di soli 51,7 anni (index mundi 2017); se sia stato conquistato il cuore di quelle madri che vedono morire così spesso i propri figli in un paese che ha uno del più alto tasso di mortalità infantile nel mondo (1 bambino su 24 muore prima del compimento del primo mese di vita).

Ad aggravare tutto questo un clima di permanente insicurezza, vivere sempre in guerra tra i talebani, l’ISIS e le reazioni dell’ISAF .

Vaste zone del paese sono ancora sotto il controllo delle milizie armate ed interi paesi sono distrutti dai bombardamenti.
A tutto questo si aggiungono dati paradossali, come quelli della coltivazione di oppio che è aumentato con l’arrivo degli USA: corrispondeva 2 anni fa al 90% della coltivazione mondiale. Anche attualmente l’Afghanistan è il leader mondiale della coltivazione di oppio.

Potremmo considerare da questi dati che non basta avere gli strumenti di guerra per vincere la battaglia, quella vera che ogni uomo dovrebbe condurre.

patrizioricci by @vietatoparlare